Strega/ Il grande escluso Bruschini e la Newton Compton all'attacco del premio

"Sono deluso. Mi auguro che non ci siano state irregolarità o pressioni". Vito Bruschini commenta con Affaritaliani.it l'esclusione a sorpresa del suo The Father dalla lista dei 12 finalisti per il Premio Strega 2010

Giovedì, 15 aprile 2010 - 16:23:00


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Di Francesco Oggiano

the father

"Sono deluso. Anche alla Newton sono rimasti di sasso". Vito Bruschini non nasconde la sua amarezza per l'esclusione a sorpresa del suo The Father dalla lista dei 12 finalisti per il Premio Strega 2010.

"SPERO NON CI SIANO STATI COLPI DI MANO" - "Rimango perplesso per alcuni inserimenti - aggiunge ad Affari il giornalista e scrittore - Mi auguro che non ci siano stati colpi di mano da parte di alcune case editrici, che in un modo o nell'altro abbiano tentato di influire sul gruppo dei giurati. L'impressione è quella. Sempre più spesso scopriamo sui giornali questo tipo di operazioni. Ma non voglio pensar male".  Bruschini fa l'esempio di un caso recente: "Tempo fa Walter Veltroni, dopo aver ritirato la sua opera, Noi, aveva annunciato di voler sostenere al Premio Strega il romanzo di Paolo Sorrentino, Hanno tutti ragione. E' una cosa senza senso, come può Veltroni sostenere un certo autore?". Per il resto "che vinca il migliore. Sperando che ci sia".

IL LIBRO - The father, opera prima di Bruschini, è anzitutto una discesa agli inferi. Un romanzo epico che racconta fin nelle viscere l'evoluzione, e spesso l'involuzione, dei sentimenti umani. Bruschini entra nelle budella dei suoi personaggi, per poi uscirne con in mano i loro odi mortali e i loro amori sempiterni, alla ricerca dell'istantanea perfetta di un popolo tra i più oscuri e contraddittori: quello siciliano.

IL PROTAGONISTA - E' proprio dall'isola che Bruschini parte per parlare del suo principe, Ferdinando Licata, detto U Patri. Moderno, elegante e scobrio, Licata capisce prima di tutti i tempi e all'indomani della prima guerra mondiale, da buon latifondista, scende a patti con chi non ha mai avuto nulla nella vita se non le braccia per lavorare. E' l'inizio della corruzione, dell'amministrazione siciliana e dell'anima del protagonista. Pagina dopo pagina, Licata si destreggierà tra le malvagità avverse, spesso impersonate dagli uomini dello Stato, tanto da essere costretto a fuggire in America. Qui, un po' per scelta un po' per condizione, un po' perché nessuno può sfuggire al suo destino, entrerà in contatto con le maggiori famiglie italo-americane di New York fino a divenire l'uomo dei due mondi di Cosa Nostra.

IL PERSONAGGIO DI SARO RAGUSA - Ma Licata non è solo: parallelamente alle sue peripezie, si gioca il destino di Saro Ragusa. Ragazzo innocente e virtuoso ma vittima di malvagità, difenderà se stesso, la sua famiglia e il suo onore grazie all'aiuto del Principe. Alla fine, dopo trent'anni e quattrocento pagine, una bella donna vestita di nero e un inatteso colpo di scena ci faranno toccare con mano gli inferi: il luogo in cui neppure gli uomini di buona volontà riescono a distinguere il bene dal male.

AZIONI E REAZIONI - Personaggi contraddittori, quelli di The Father. Ognuno di essi reagisce, più che agire. Ogni loro azione sembra la rezione a un'altra precedentemente commessa. Nella Sicilia del dopoguerra un ragazzo per bene di nome Saro, vittima delle persecuzioni razziali e delle violenze dei fascisti, è costretto a combinarsi mafioso. Un principe perseguitato dall'ingiustizia di un uomo dello Stato è costretto a fuggire in America. Qui, vittima del racket di una banda di irlandesi, reagisce entrando a piè pari nella guerra delle cosche di New York. "Di ogni personaggio voglio dare una giustificazione. Spesso è così anche nella realtà. Ogni uomo è il frutto di quello che ha fatto. E ogni sua azione è frutto di quello che ha subito".

bruschini
Vito Bruschini
IL PARAGONE CON MARIO PUZO - Il romanzo ha il sapore dell'epica e del melodramma. Per questo Bruschini è stato paragonato, forse con ingiusta enfasi, al miglior Mario Puzo, autore de Il Padrino. A nostro avviso però, The Father appare più debole nella parte ambientata in America. Al contrario, Bruschini incanta con le atmosfere siciliane che si respirano nelle sequenze ambientate nella città di Salemi. Sequenze, queste, che veramente non ci fanno rimpiangere Il Siciliano, l'altra grande opera di Puzo dedicata al bandito Salvatore Giuliano. "Ho scelto Salemi - spiega l'autore - perché è la città dei cugini Nino e Ignazio Salvo, i potentissimi uomini d'onore legati a Giulio Andreotti. Per decenni Salemi è stata la roccaforte semi-sconosciuta in cui si sono consumati i rapporti tra Cosa Nostra e stato italiano".

LE DUE TRATTATIVE MAFIA-STATO - Già, la trattativa tra mafia e Stato, quello con la S maiuscola. Bruschini ce ne racconta un'altra, di trattativa. Quella avvenuta nel 1942 tra Cosa Nostra e la Procura di New York, quando quest'ultima fu costretta ad andare col cappello in mano da Lucky Luciano perché impedisse nuovi sabotaggi ad opera dei nazisti nel porto della città e perché li aiutasse nello sbarco in Sicilia. "E' quello che è avvenuto 50 anni dopo in Italia. Se a New York Lucky Luciano riuscì a far dirottare i sospetti dei sabotaggi sui nazisti, a Palermo Totò Riina depistò le indagini sulle stragi di Falcone e Borsellino, indirizzandole verso l'organizzazione eversiva delle Falangi Armate". Certo, in America tutto sommato lo Stato scese a patti con la mafia per liberare un'altra nazione dall'occupazione nazista: "Sì, allora c'era la guerra. Gli americani sono un popolo molto pragmatico, che non va per il sottile, perciò non si sono scandalizzati più di tanto. Non dimentichiamo poi che il prezzo che lo Stato americano pagò per quel patto col diavolo fu solo un alleggerimento delle condizioni carcerarie di Luciano. In Italia il prezzo da pagare sono state delle vite umane". Ma dopo le dichiarazioni di Massimo Ciancimino e del Generale Mario Mori in Italia potrebbe cambiare tutto, o no? "Ci vorranno decenni. E poi in questo Paese è facile insabbiare tutto".

"UNA STORIA NATA PER IL CINEMA" - The father è un libro tutto da vedere. Come ammette il suo stesso autore, "ha una forte valenza cinematografica. Questa storia è nata per il cinema, e in particolare per Hollywood. Sei anni fa inviai un piccolo soggetto a un mio amico di Los Angeles. Lui l'ha fatto leggere a uomini della Paramount, tra cui anche Steven Spielberg. Mi ha richiamato entusiasta, dicendomi che era aveva riscosso molto successo. I motivi erano principalmente due: anzitutto raccontavo una storia americana, quella dei sabotaggi del '42; poi raccontavo una storia di mafia, tema molto caro agli americani. Il mio amico mi ha consigliato di scriverci su un libro, e io l'ho fatto. Tutto qui".

IL REGISTA SARA' D'ALATRI - The Father è un thriller che ha anzitutto il respiro del film. "Alessandro D'Alatri, già regista di Caso mai e La febbre, ha fiutato subito l'interesse di Hollywood per l'opera, tanto da comprarne i diritti cinematografici quando questa era ancora un manoscritto". In questi giorni D'Alatri è in America, "in trattativa con un produttore. Sarà lo stesso D'Alatri il regista. Perciò si renderà necessario uno sceneggiatore dal nome blasonato, che conferisca popolarità al progetto". Si dice che lo sceneggiatore sia l'incubo dello scrittore: "Sì, ma io sono un po' anomalo. E starò alla larga dalla trasposizione cinematografica. L'importante per me è che non vengano stravolti i personaggi".

A SETTEMBRE LA NUOVA OPERA - A poche ore dall'esclusione dallo Strega, Bruschini sorride e promette di rimettersi subito al lavoro: "Sto scrivendo un altro libro, dedicato ai rapporti intercorsi negli anni settanta in Italia tra criminalità organizzata, terroristi e servizi segreti. Racconterò, sempre attraverso la formula del thriller storico, le complicità delle istituzioni attorno alla camorra di Raffaele Cutolo e alle bande milanesi di Renato Vallanzasca e Fancis Turatello".

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