Le recensioni immaginarie di Stanislaw Lem

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Martedì, 19 ottobre 2010 - 17:16:00

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Voland manda in libreria "Vuoto assoluto" di Stanislaw Lem, un'antologia di recensioni di libri immaginari. Un'operazione di fantacritica letteraria sorprendente

Il Libro  - I libri cui si riferiscono le quattordici recensioni raccolte in quest’antologia non sono mai stati scritti, ma esistono soltanto nei resoconti offerti da critici altrettanto immaginari e non sempre benevoli. In un gioco di scatole cinesi, autori inesistenti ci propongono di rileggere a modo loro i classici, oppure abbozzano trame improbabili e dal sapore fantascientifico. L’inesauribile ironia di Lem fa sì che anche la propria opera reale faccia parte di questo girotondo di recensioni, proseguendo così all’infinito il suo gioco di specchi, nella consapevolezza che “chi mente a proposito del nulla cessa ipso facto di essere un mentitore”.

L’Autore -  Stanislaw Lem (1921-2006) è considerato il più importante scrittore non angloamericano di fantascienza, nonché uno dei maggiori scrittori polacchi. Le sue opere sono state tradotte in più di trenta lingue e hanno venduto oltre trenta milioni di copie nel mondo. Nel 1972 il regista sovietico Andrej Tarkovskij si è ispirato al suo romanzo Solaris (1961) per girare l’omonimo film premiato al festival di Cannes, e riproposto nel 2002 in una nuova versione dal regista statunitense Steven Soderbergh.

SU AFFARITALIANI.IT IN ANTEPRIMA L'INCIPIT

 da Vuoto assoluto di Stanislaw Lem

traduzione di Valentina Parisi


Simon Merril

Sexeplosion

(Walker and Company – New York)


Se dobbiamo credere all’autore (e ormai ci tocca credere sempre più spesso agli scrittori di fantascienza!) l’attuale popolarità di cui gode il sesso si trasformerà negli anni ’80 in una vera e propria esplosione. Ma in realtà l’azione del romanzo Sexeplosion è ambientata addirittura vent’anni più tardi, in una New York semisepolta sotto le nevi di un rigido inverno. Un uomo anziano di cui ignoriamo il nome, facendosi strada in mezzo alla neve e andando a sbattere contro le carcasse di automobili bloccate, raggiunge finalmente un grattacielo deserto e, dopo aver estratto dalla tasca interna una chiave tiepida per quel poco calore che ancora gli resta in corpo, apre una porta metallica che scende nel sotterraneo. Il romanzo è tutto qui, condensato nelle peregrinazioni dell’anziano signore e nelle reminiscenze che le accompagnano. Illuminato dalla fioca luce della lanterna che sobbalza nelle mani del vecchio, il sotterraneo si rivela una via di mezzo tra un museo e l’ufficio spedizioni di un’azienda leader all’epoca in cui l’America inondava ancora il continente europeo coi suoi prodotti. Il sistema manifatturiero europeo, che continuava a essere semiartigianale, fu costretto a cedere di fronte all’avanzata inarrestabile della produzione in serie. A spartirsi il mercato rimasero tre colossi tecnico-scientifici: la General Sexotics, la Cybordelics e la Love Incorporated. Nel periodo in cui questi giganti raggiunsero l’apice della produzione, il sesso da passatempo privato, ginnastica di gruppo, hobby e forma di collezionismo domestico si era trasformato nell’espressione filosofica di una civiltà. MacLuhan, ormai anziano ma pur sempre arzillo, fece in tempo a sperimentare quella temperie e nella sua Genitocracy dimostrò che, fin da quando l’umanità si era incamminata sulla strada della tecnica, il suo destino era sempre stato questo e che già gli antichi rematori incatenati alle galere, e i tagliaboschi del Nord con le loro seghe, e la macchina a vapore di Stephenson dotata di cilindro e stantuffo, tutto questo insomma non esprimeva altro che il ritmo, la forma e la finalità dei movimenti dell’atto sessuale. Quando l’impersonale industria statunitense ebbe assimilato tale saggezza, connaturata tanto all’Oriente quanto all’Occidente, trasformò i cilizi medioevali in cinture impudiche, si specializzò nell’arte di inventare apparecchi copulari, sessuari, megapeni, ipercliti, vaginette, pornoteche, mettendo in moto catene di montaggio sterili che iniziarono a sfornare sadomobili, coabitatori erotici, sodomari domestici e gomorrerie pubbliche, spingendo gli istituti di ricerca a intraprendere a loro volta campagne per emancipare il sesso da qualsiasi finalità riproduttiva.

Il sesso cessò di essere una moda per trasformarsi in fede. Di conseguenza, l’orgasmo divenne un obbligo morale: appositi contatori dotati di freccette rosse si sostituirono progressivamente ai telefoni negli uffici e nelle vie. Ma chi è il vecchietto intento a vagare per i corridoi degli immensi depositi sotterranei? Il consulente legale della General Sexotics? In effetti costui si ricorda ancora dei celebri processi che ebbero luogo presso la Corte Suprema, i contenziosi per il diritto di riprodurre – sotto forma di bambole gonfiabili – le fattezze di personaggi famosi, a cominciare dalla first lady americana. La vittoria era costata alla General Sexotics la spaventosa somma di duecento milioni di dollari e adesso la luce fioca della lanterna illumina polverosi sacchi di plastica contenenti stelle del cinema, dame dell’alta società, principesse e regine sontuosamente agghindate. La sentenza della Corte Suprema non permetteva infatti di produrle altrimenti. Nel corso di un decennio il sesso sintetico ne avrebbe fatta di strada, passando dai primi modelli, imparruccati e acconciati a mano, a prototipi dotati di termoregolazione e congegni reattivi. Gli originali o sono morti da un pezzo o sono mummie decrepite, mentre teflon, nylon, dralon e sexofix reggono egregiamente alla prova del tempo. Come in un museo delle cere, strappate alle tenebre dalla luce della lanterna, signore affettate sorridono all’anziano visitatore stringendo in mano il nastro su cui sono incise le loro voci di sirene (la sentenza emessa dalla Corte Suprema vietava infatti ai venditori di inserire la cassetta nel manichino, ma gli acquirenti potevano farlo senza problemi a casa loro).

I passi lenti ed esitanti del vecchio solitario sollevano una nube di polvere, mentre attraverso una nebbiolina rosea baluginano dalle viscere del deposito scene di sesso di gruppo che coinvolgono anche una trentina di persone, simili a giganteschi strudel o a trecce di pane particolarmente complesse. E se

l’anziano signore che si aggira tra mucchi di sodomari e gomorrali fosse il presidente della General Sexotics in persona? O magari il progettista capo dell’azienda, colui che rese genitoforme prima l’America e poi il mondo intero? Eccoli lì i lettori ideo con relativi programmi (e col sigillo in piombo della censura i cui si discusse in tribunale per sei udienze di fila). Ecco e montagne di container pronti per la spedizione oltreoceano, pieni di palline giapponesi, lubrificatori, unguenti per preliminari e migliaia di altri prodotti provvisti di istruzioni e manuali per l’uso.

Era l’epoca della democrazia finalmente realizzata: chiunque poteva fare tutto con tutti. Attenendosi alle raccomandazioni dei loro esperti futurologi e infischiandosene delle leggi antimonopolio, le tre principali aziende del settore si erano spartite in gran segreto il mercato per dedicarsi poi alla specializzazione.

La General Sexotics tendeva alla rimozione del confine tra norma e perversione, mentre le altre due società investirono nell’automatizzazione. Fruste, gatti a nove code e mazze ferrate comparvero in forma di prototipi per convincere i consumatori che la tanto paventata saturazione del mercato non ci sarebbe stata, perché la grande industria, se è davvero tale, non soddisfa i bisogni del pubblico: li crea. Gli antichi strumenti di uso domestico erano ormai da relegarsi nei musei, insieme alle selci o alle clave dell’uomo di Neanderthal. Gli istituti di ricerca organizzarono corsi base della durata di sei-otto anni a cui seguiva una scuola di alta formazione in studi erotici. Fu inventato il neurosexator cui si aggiunsero sordine, schermi, masse isolanti e speciali superfici assorbirumore per impedire che la quiete pubblica fosse turbata da eccessive intemperanze erotiche.

Eppure occorreva andare avanti con ottimismo, evitare le battute d’arresto, perché la stagnazione è la morte dell’industria. La Cybordelics stava per lanciare sul mercato un modellino di Olimpo a uso privato, nei suoi surriscaldati laboratori già prendevano forma i primi androidi di plastica che riproducevano perfettamente le divinità della mitologia ellenica. Si parlava addirittura di angeli, da commercializzare una volta risolti i contenziosi legali con le varie Chiese, anche se restavano un paio di questioni tecniche da definire: ad esempio, quale materiale utilizzare per le ali? Le piume naturali avrebbero provocato starnuti. E ancora: renderle mobili o la cosa sarebbe stata soltanto d’impaccio? E l’aureola? Come realizzare l’interruttore per accenderla e in che punto posizionarlo? Fu proprio allora che scoppiò il caso NOSEX. La sostanza chimica denominata in codice NOSEX era stata sintetizzata ormai da tempo, forse addirittura dagli anni ’70. La sua esistenza era nota soltanto a una cerchia ristretta d’iniziati. Il preparato era stato considerato subito una specie di arma segreta, a disporne erano esclusivamente i laboratori di piccole industrie legate al Pentagono. L’assunzione di NOSEX per via aerea avrebbe potuto teoricamente decimare la popolazione di qualsiasi paese, poiché tale sostanza, respirata anche in dosi di pochi milligrammi, aveva il potere di annullare tutte le percezioni che si accompagnano all’atto sessuale. L’atto in sé restava possibile, ma si riduceva a una specie di sforzo fisico abbastanza faticoso, come lavare i panni o stirare. In seguito si pensò a utilizzare il NOSEX per frenare la crescita demografica nei paesi del Terzo Mondo, ma un simile progetto fu reputato troppo pericoloso. Come si arrivò alla catastrofe mondiale non è chiaro. È vero che i depositi di NOSEX saltarono in aria a seguito di un corto circuito e all’incendio di un serbatoio di etere? E se dietro all’incidente ci fosse stata la responsabilità degli industriali nemici delle tre società che controllavano il mercato? O lo zampino di qualche gruppo eversivo di fanatici ultraconservatori?

Non lo sapremo mai. Stanco, dopo aver vagato per chilometri sottoterra, l’anziano signore si accascia sulle ginocchia glabre di una Cleopatra di latex (non senza aver prima tirato il freno), proiettandosi col pensiero – come oltre un dirupo – verso il grande crac del 1998. Da un giorno all’altro i consumatori respinsero con aria disgustata i prodotti che avevano invaso il mercato. Quel che fino a poco prima era una tentazione ora equivaleva alla vista di un’accetta per un taglialegna esausto o di una tinozza per la lavandaia. Quell’incantesimo apparentemente destinato a durare in eterno, quel sortilegio con cui la biologia aveva avvinto il genere umano era svanito di colpo. A partire da quel momento un seno avrebbe rammentato all’uomo soltanto la sua appartenenza alla specie dei mammiferi, le gambe che si può camminare e i glutei che c’è pur sempre qualcosa su cui stare seduti. Tutto qui. Beato MacLuhan che se n’era andato in tempo prima di assistere alla catastrofe… lui che nei suoi libri aveva interpretato cattedrali, motori a reazione, missili spaziali, turbine, mulini, saliere, teorie relativistiche, zeri e punti esclamativi (nonché le parentesi nelle equazioni matematiche) come surrogati e succedanei di quell’unica attività in grado di incarnare l’esistenza nella sua forma pura.

Eppure queste argomentazioni avevano perso ogni significato nel giro di poche ore. Senza progenie, il genere umano correva il rischio di estinguersi. Tutto cominciò con una crisi economica al cui confronto quella del 1929 era stata una bazzecola. Prima di un lungo elenco, la redazione di “Playboy” fu data alle fiamme e ridotta in cenere; i dipendenti dei locali di strip-tease facevano la fame e si suicidavano gettandosi dalla finestra; editori porno, case cinematografiche, agenzie pubblicitarie, centri di bellezza fallivano uno dopo l’altro; tutto il settore dell’industria cosmetica e profumiera vacillò, seguito a ruota da quello della biancheria intima. Nel 1999 in America il numero dei disoccupati toccò i 32 milioni.

Quali erano i prodotti in grado di reggere alla crisi? Pancere imbottite, gobbe sintetiche, parrucche grigie, carrozzelle da paralitico e, in genere, tutti i trucchi per rendersi immuni dalla condanna del sesso, quell’incubo, quel fastidio. Solo quegli oggetti sembravano fugare lo spauracchio erotico, assicurare tranquillità e sollievo. Tuttavia i governi, consapevoli del rischio cui si andava incontro, mobilitarono tutte le loro forze per salvare l’umanità. Sulle colonne dei giornali si moltiplicarono gli appelli alla ragione e al senso di responsabilità, esponenti di tutte le religioni si affidarono al mezzo televisivo per richiamare i fedeli ai valori più alti, ma la gente diede retta a quell’autorevole coro assai controvoglia. A nulla valeva insistere, persuadere le persone a costringersi. I risultati furono pressoché irrilevanti; solo il popolo nipponico strinse eroicamente i denti e obbedì agli ordini. Allora si passò a istituire incentivi materiali, diplomi, onorificenze, premi, decorazioni, master class e concorsi di fornicazione. Ma quando anche questa politica si rivelò fallimentare, non restò che ricorrere al pugno di ferro. Eppure capitava lo stesso che la popolazione di intere regioni riuscisse a sottrarsi ai propri obblighi procreativi, i giovani si davano alla macchia, mentre i più anziani presentavano falsi certificati di impotenza. Le commissioni di controllo e vigilanza si lasciavano corrompere facilmente; molti erano disposti a collaborare con la polizia politica e a denunciare i propri vicini, pur di sottrarsi all’improba fatica del sesso. Il tempo della catastrofe è ormai solo un ricordo nella mente dell’anziano signore assiso nel sottosuolo in grembo a Cleopatra.

L’umanità non si è estinta; attualmente la riproduzione avviene a fini igienici e sotto stretto controllo sanitario, un po’ come le vaccinazioni; dopo anni terribili sembra essere ormai subentrata una fase di stabilizzazione. Ma la cultura non tollera lacune e il vuoto spaventoso generato dall’implosione del sesso fu ben presto colmato dalla gastronomia. L’arte culinaria si divide adesso in normale e proibita; esistono perversioni della gola, riviste di pornografia ristorativa e manuali per consumare le pietanze in posizioni estremamente voluttuose. Non è permesso mangiare frutta in ginocchio (benché tale licenza sia praticata da una speciale setta di perversi inginocchiati) e nemmeno spinaci o frittate con le gambe all’aria. Tuttavia esistono – è ovvio – locali privé dove gli intenditori si concedono questi piaceri lascivi, mentre i detentori dei record nelle varie specialità si ingozzano a tal punto da far sbavare gli spettatori.

Dalla Danimarca si contrabbandano riviste porno gastronomiche che pubblicano servizi fotografici davvero piccanti: dalle omelette succhiate con la cannuccia a ghiottoni impegnati a rigirare le dita in un piatto di spinaci ben agliati. E che dire di quelli che annusano un peperone strascicato nel gulasch stando sdraiati sul tavolo, avvolti in una tovaglia e coi piedi legati da uno spago alla macchinetta del caffè (surrogato in questa variante di orgia del lampadario)? Il Prix Femina di quest’anno è andato a un romanzo incentrato sulla storia di un tizio che spalma tutto il pavimento di tagliatelle al tartufo per poi leccarle via. Anche l’ideale di bellezza è cambiato notevolmente: adesso va di moda pesare almeno trecento chili e dimostrare così le eccezionali dimensioni del proprio tubo digerente. Pure l’abbigliamento ne è uscito rivoluzionato: ormai non ha più senso distinguere uomini e donne dai vestiti. Tuttavia nelle aule parlamentari delle nazioni più avanzate si discute se non sia il caso di introdurre nelle scuole corsi per svelare ai bambini i segreti del processo digestivo. Ma più spesso si tende a sorvolare su questo tema che resta tuttora tabù.

Infine, le scienze biologiche sono quasi riuscite a eliminare il sesso, questo superfluo residuo preistorico. La prole verrà concepita tramite inseminazione artificiale e allevata secondo i precetti dell’ingegneria genetica. Nasceranno individui asessuati; finalmente si metterà la parola fine ai tormentosi ricordi che ancora perseguitano i sopravvissuti alla tragedia del sesso. Nei laboratori asettici del futuro, questi templi del progresso, si assisterà alla meravigliosa nascita dell’ermafrodito, o meglio ancora, dell’Asessuato, e l’umanità, riscattata dall’antica onta, potrà addentare sempre più voluttuosamente il solo frutto proibito che le sia rimasto, quello della gastronomia.


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