New Italian Epic, a un anno dalle polemiche il bilancio di Wu Ming 1 ad Affari Italiani: "Il NIE oggi è già un'altra cosa..."

A un anno dalle polemiche sul 'filo conduttore' che lega 'Gomorra’'di Saviano e molti altri recenti libri italiani (tra cui quelli di Lucarelli e De Cataldo), lo scrittore Wu Ming 1 sceglie Affaritaliani.it per fare un bilancio sul fenomeno. E in attesa del nuovo libro del collettivo di autori spiega: "Il dibattito si è ramificato anche all’estero. Gli attacchi dei critici? I mugugni e i mal di pancia ci sono sempre... Da Dante a Leopardi gli scrittori hanno sempre fatto anche i critici, perché io non posso?"

Domenica, 4 ottobre 2009 - 09:00:00

Wu ming, esce il nuovo romanzo del collettivo di scrittori (per Einaudi) il prossimo 20 novembre

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di Antonio Prudenzano
 
Per mesi è stato l’argomento di discussione più gettonato in ambito letterario. Il “NIE” (il “nuovo epico italiano”, diventato poi un libro omonimo edito da Einaudi), definizione rigorosamente al maschile coniata dallo scrittore “senza nome” Wu Ming 1 nel marzo 2008 durante un seminario sulla letteratura italiana contemporanea tenutosi in Canada, ha  portato a un accesissimo dibattito sulla stampa, in rete e nei salotti come non se ne vedevano da anni. Ma di cosa stiamo parlando? Per cominciare, non si tratta di un “manifesto”, infatti non si pone l’obiettivo di annunciare l’avvio di un nuovo movimento letterario, bensì di “far dialogare libri già esistenti”. Piuttosto, di una definizione proposta per “circoscrivere un insieme di opere letterarie scritte a partire dal 1993 (tra cui i romanzi dei Wu Ming, Gomorra di Roberto Saviano,  L’ottava vibrazione di Carlo Lucarelli e Romanzo Criminale di Giancarlo De Cataldo).
 
Da cosa sarebbero accumunati questi e altri libri appartenenti al NIE? Impossibile sintetizzarlo in poche righe. Gli stessi Wu Ming consigliano ai neofiti di fidarsi di quanto proposto da Wikipedia. Chi volesse andare in profondità, invece, può farlo attraverso il libro omonimo e/o leggendo i numerosi approfondimenti disponibili online, ad esempio su www.carmillaonline.com. Di certo, i testi del NIE rappresentano un’allegoria dell’attuale fase storica, si prestano a un ulteriore sviluppo online (spesso possono fungere da testi base per la creazione di spin-off da parte dei lettori) e vengono anche definiti “oggetti narrativi non identificati”, nel senso che non sarebbero incasellabili in nessun genere letterario predefinito. Inoltre, in essi la storia verrebbe rivisitata, attraverso una struttura narrativa che, nonostante la sua complessità, sarebbe in grado in ogni caso di arrivare al grande pubblico. Questi appena elencati sono solo alcuni elementi caratterizzanti il NIE. Per provare a fare il punto sul dibattito su uno dei più affascinanti casi letterari degli ultimi anni, Affaritaliani.it ha sentito proprio Wu Ming1 (che alla stampa concede solo interviste via mail). 
 

wu ming verticale

A oltre un anno di distanza dalla prima volta che se n’è parlato, cosa ne è del NIE? L’invito a condividere l’analisi di fondo delle vostre tesi per poi svilupparle e andare avanti è stato raccolto da altri autori?
“Mah, più che di ‘punto’, bisognerebbe parlare di ‘punti’. Il dibattito ha conosciuto numerose biforcazioni, ramificazioni, gemmazioni. Io ho ormai rinunciato a seguire tutti i percorsi, non solo perché nell'ultimo anno e mezzo mi sono dedicato principalmente, insieme ai miei compadres, alla stesura del nuovo romanzo, ma anche perché faccio fatica, non ho le competenze necessarie. Il ‘memorandum’ ha messo pulci nelle orecchie a persone che si occupano di filologia, di video-arte, di teoria del cinema, di gender studies, di linguistica... Le diverse e numerose sollecitazioni mi hanno travolto, come posso intervenire in tutti questi ambiti di discussione? Non sono ferrato in molte di quelle materie, difficilmente potrei dare contributi significativi. Il dibattito sul NIE è diventato qualcosa di più vasto, ci sono convegni, pubblicazioni in varie lingue. E' un delirio, e va ben oltre gli appunti che decisi di tirare fuori dal cassetto in quel marzo 2008”.

Sia sulla stampa sia online sono stati tanti gli attacchi al NIE. Lei ha parlato di “fraintendimento da parte di una ‘casta di mediatori’ dedita a cavillare sulle premesse dei discorsi per non faticare sui discorsi stessi”. In pratica, a volte le vostre tesi sarebbero state criticate senza nemmeno essere lette, vittime quindi di un pregiudizio. Ci sono state invece eccezioni, cioè critiche costruttive e approfondite oltre a quelle rivolte dal recente vincitore del premio Strega Tiziano Scarpa?
“Ridimensionerei la portata della faccenda. Sulla stampa gli attacchi al NIE sono stati in tutto cinque o sei, in rete c'è stato giusto un po' di mal di pancia, per il resto è questione di mugugni, di arricciamenti di naso, ma sono reazioni innocue. I contributi costruttivi e approfonditi sono stati la grande maggioranza, basta dare un'occhiata al sito Carmilla, che periodicamente mappa le cose interessanti apparse in rete e su carta, per rendersene conto. La maggior parte degli studiosi di letteratura, ricercatori, intellettuali che è intervenuta pubblicamente lo ha fatto scrivendo cose interessanti e anche intriganti”. 

Lei ha pubblicato una dettagliata analisi online intitolata “NIE: reazioni de panza” (http://www.carmillaonline.com/archives/2009/02/002945.html) in cui ha risposto agli attacchi di Fabrizio Rondolino, Emanuele Trevi, Filippo La Porta e Riccardo Chiaberge. I quattro interessati hanno poi a loro volta ribattuto alle sue osservazioni?
“Se lo hanno fatto, non se n'è accorto nessuno”. 

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