| NEW ITALIAN EPIC & POLEMICHE - New Italian Epic/ A un anno dalle polemiche il bilancio di Wu Ming 1 ad Affaritaliani.it: "Il NIE oggi è già un'altra cosa...". LEGGI L'INTERVISTA LO SPECIALE Speciale libri/ Scrittori, editori, editor, classifiche, interviste, poltrone, recensioni, brani in anteprima, blog, riviste online, notizie, curiosità, anticipazioni. Su Affaritaliani.it tutto sull'editoria |
di Antonio Prudenzano
Altro che New Italian Epic (e relative polemiche, VEDI BOX A DESTRA). Wu Ming, il collettivo di scrittori italiani senza volto più famoso, lascia (temporaneamente?) da parte gli affascinanti (e inevitabilmente destinati a far discutere) tentativi di mettere ordine nella nostrana narrativa contemporanea - individuando elementi comuni che legherebbero alcuni degli alcuni autori più significativi - e torna al romanzo con tanta, percepibile, voglia di farlo: "Altai", uscito per Einaudi nel novembre scorso, riporta il gruppo alle atmosfere dell'esordio cult, quel "Q" pubblicato nel 1999 col nome Luther Blissett.
 La copertina
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Ambientato nel sedicesimo secolo, "Altai" è un appassionante romanzone classico in cui storia, avventure, passioni, eroismi, battaglie, intrighi, inganni, viaggi, città piene di odori e colori inconfondibili come Venezia e Costantinopoli, sesso, personaggi a loro modo estremi e un finale incalzante non fanno mai annoiare nelle oltre 400 pagine aulenti di Mar Mediterraneo del libro.
Ma non solo. "Altai" è anche un modo per raccontare le contraddizioni del presente vissute nella stessa area geografica, alla luce di ciò che accadeva quattro secoli fa: e qui le sorprese non mancano... Non va poi dimenticata la questione della lingua, anche se sarebbe meglio usare il plurale, visto che l'accurata ricerca filologica ha portato il collettivo a confrontarsi con le trasformazioni dei vari idiomi, regionalismi compresi.
Il (non)logo dei Wu Ming, 'collettivo di scrittori senza volto'
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L'intervista (via mail) di Affaritaliani.it al collettivo Wu Ming
Rispetto ai vostri precedenti lavori, in "Altai" si percepisce una crescente attenzione per le psicologie dei tanti personaggi che animano il romanzo, e finalmente anche per quelli femminili. Quali hanno generato maggiori discussioni tra di voi nella loro 'costruzione'? Potete, nel caso, fare qualche esempio?
WM5. "Lo stacco vero, da questo punto di vista, è con la primissima produzione del collettivo. Altai è l'ultima tappa di un percorso di crescita che crediamo attraversi tutti i nostri romanzi. Ciò che volevamo a ogni costo evitare erano i personaggi-funzione, quelli messi sulla pagina come meri espedienti narrativi, quelli cioè che servono a portare il lettore da un punto all'altro della trama, magari incarnando un'istanza generica o, nella loro bidimensionalità, funzionando da 'ricettacolo di istanze' collettive. E' riduttivo dire che Gert, il protagonista di Q, era 'solo' così, ma indubbiamente prestava il fianco a critiche svariate, così come i personaggi femminili, spesso stereotipati. Anche per i personaggi femminili Altai si pone in realtà a coronamento di un lungo percorso. Decisi segnali di progresso, a nostro avviso, erano presenti anche in Manituana, dove le donne erano in realtà il baricentro della narrazione. Altai ha visto il massimo livello di confronto sulla costruzione della trama e sulla definizione dei personaggi che il nostro collettivo ricordi. Abbiamo persino imparato a litigare. Abbiamo analizzato passo per passo gli snodi psicologici a monte dei dialoghi, di ogni singola parola a volte, e in qualche caso con discussioni interminabili. E' un lavoro che ha investito tutti i personaggi principali ma specialmente Emanuele De Zante-Manuel Cardoso, il protagonista.".