Libri/ “Zitto e scrivi”: storia di un giornalista trentenne precario surclassato dal lavoro e dalla redazione. Affari ne parla con l’autrice Chiara Lico.

C’era una volta Perfettino Fumuni, un giovane giornalista a cui si presenta l’occasione di lavorare in un’agenzia giornalistica on line e ottenere il tanto desiderato praticantato giornalistico. Si ritrova in una realtà ben diversa da quella sognata: un contratto a termine da metalmeccanico senza nemmeno la sicurezza del rinnovo. Invece di ribellarsi a un sistema che lo sta annientando, per paura di perdere il posto, comincia a non reagire ai soprusi dei suoi capi fino ad arrivare al paradosso di giustificarli  e accetta di subire le angherie e le ingiustizie da parte di una certa Uoma che lo vessa e lo umilia in continuazione trattandolo da eterno e insignificante subalterno. È il succo del romanzo Zitto e scrivi. Storia di Pieffe, giornalista praticante con contratto a termine da metalmeccanico (Stampa Alternativa, pagg. 159, €10,00) di Chiara Lico. “Io ho raccontato - dice ad Affari l’autrice - estremizzandole le vicende di un inetto moderno”

Alla Zeno Cosini?
“In un certo senso. Il discorso è, come recita l’inizio del romanzo, una frase che è una scelta editoriale, che ogni riferimento non è puramente casuale: significa che in realtà oggi queste situazioni ci sono e lo sappiamo. In particolar modo, per chi appartiene a questa categoria purtroppo non può essere solo fantasia”

Da che cosa dipende nel nostro ambiente tale inettitudine?
“Con un rinnovo del contratto appeso ad un filo come quello nostro che non è stato ancora rinnovato, con l’incrementarsi di situazioni parallele a margine, con un sottobosco di gente che cerca di lavorare con difficoltà nell’editoria che non la premia, evidentemente si creano queste situazioni”

Chiara Lico
Come ti sei regolata con il linguaggio per rendere nitide le situazioni narrate?
“Le situazioni sono nitide perché vere. Ho lavorato sul linguaggio perché prima volevo raccontare una cosa drammatica ma mi sono resa conto che così avrei creato una situazione di forte pesantezza. Creando un lavoro e un ritmo corale che passa di personaggio in personaggio credo di avere ottenuto più snellezza e fluidità”

Con questa situazione è illusorio da parte dei giovani ambire a diventare giornalisti?
“Ogni situazione fa capo a se stessa e non posso dire se è illusorio. Posso dire che forse oggi più di prima ci deve essere una forte passione perché la professionalizzazione diventa più difficile: colpa delle scuole di giornalismo da un lato che ovviamente mercificano l’arrivo alla professione e dall’altro colpa di una temperie in cui il giornalismo fa purtroppo e troppo spesso da portavoce alla politica. Il giornalismo con la G maiuscola oggi è un po’ offuscato come idea”.

E quindi…?
“Io non posso dare alcun consiglio, però mi sentirei di dire che una sana gavetta nei giornali potrebbe veramente far capire se è la strada che si vuole intraprendere oppure no”

Basta che poi non sia tardi per intraprendere anche altre strade…
“Sì, però se a un certo punto ti rendi conto che è tardi e pure che ce la stai per fare, vuol dire che quel mestiere veramente lo volevi fare”.

(Segue - "Sono contraria alle scuole di giornalismo")

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A proposito di scuole di giornalismo, alcune ti permettono di accedere nelle redazioni, altre no…
“Sono assolutamente contraria alle scuole di giornalismo perché chi da lì accede alle redazioni per molto tempo ha messo da parte i collaboratori di lungo corso che gravitavano attorno ai giornali e che faticosamente stentavano ad arrivare a fine mese”

Ogni tanto si sente parlare della riforma dell’Ordine: che ne pensi?
“Credo che l’Ordine abbia un senso se non è semplicemente un baluardo a difesa dei privilegi: potrebbe ancora servire come scudo deontologico di certe cialtronerie”

Le vessazioni che Pieffe subisce sono davvero così frequenti in una redazione?
“La gente che ha letto il libro mi ha detto che la situazione si può anche riferire al loro lavoro che si svolga in una banca o in un supermercato. Mi fa piacere perché in un certo senso sono riuscita a universalizzare dei personaggi, ma mi dispiace pure perché vuol dire che l’ambiente di lavoro è diventato quello che è. Nella fattispecie, il racconto si ambienta fra il 2000 e il 2001, l’anno in cui esplode la bolla della New Economy, per cui è facile pensare che queste situazioni potessero essere realistiche: in quel momento ci fu un pullulare di grandi speranze a cui in realtà fece seguito solamente un’esplosione di grandi illusioni”

Non credi che molti giornalisti a tempo determinato si trasformano nel tempo in una sorta di impiegati?
“Non so dirtelo, perché non sono assunta a tempo indeterminato: io sono una precaria”

Sì, ma alla Rai: rispetto a Pieffe sei fortunata…
“Sicuramente lo sono”

Nelle risposte sei stata molto diplomatica: non avverti rabbia o fastidio quando vedi giovani colleghi che portano cognomi famosi?
“Ovvio, ma che ci possiamo farci? Siamo in Italia. Non possiamo farci nulla altrimenti si sarebbe fatto”

Vale la pena leggere questo libro: in Italia il numero dei giornalisti precari ha superato quello degli assunti. Sono 30 mila le persone che in Italia fanno informazione e di queste solo un terzo hanno un contratto nazionale da professionisti. Il resto è fatto di collaboratori e precari.

Giovanni Zambito


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