La ricetta di Zygmunt Bauman in esclusiva ad Affaritaliani.it

Giovedì, 22 dicembre 2011 - 08:40:00

Dalla crisi economica, allo “svuotamento” del welfare state, passando per la trasformazione del cittadino in consumatore, dalla trasformazione della comunità in sciame inquieto. Il sociologo e filosofo Zygmunt Bauman ha una tesi di fondo: nella società liquida, dove non esistono più valori forti e dogmatici di riferimento, è possibile essere felici e vivere in armonia con la modernità se si accetta criticamente la caduta dei vecchi dogmi, ripartendo da un concetto di verità frammentato e liquido e se si ha un po' di fortuna.

Bauman, considerato fra i maggiori intellettuali al mondo, è l'ideatore di una delle metafore più illuminanti del nostro tempo: la modernità liquida. Per il filosofo la nostra società nasce dallo scioglimento delle vecchie certezze: le grandi ideologie, istituzioni un tempo granitiche (famiglia, Chiesa e Stato in primis), la nostra stessa identità. Se queste sono le sconsolate premesse della modernità, come possiamo sopravvivere al naufragio? Al di là delle ombre è possibile intravedere la fioca luce di un futuro migliore? Stiamo davvero vivendo vite che non possiamo permetterci? Queste sono alcune delle domande a cui Bauman darà una risposta.

bauman
Bauman

Per tutta la sua carriera ha focalizzato le sue ricerche sui temi della stratificazione sociale e del movimento dei lavoratori, prima di elevarsi ad ambiti più generali come la natura della modernità. Il periodo più prolifico della sua produzione iniziò dopo il ritiro dalla cattedra di Leeds, quando si guadagnò una certa stima fuori dal circolo dei sociologi del lavoro con un libro sulla presunta connessione tra l'ideologia della modernità e l'Olocausto. Le sue più recenti pubblicazioni si sono concentrate sul passaggio dalla modernità alla post-modernità, e le questioni etiche relative. E in esclusiva ad Affaritaliani.it racconta la sua concezione di fortuna, con importanti riflessioni sulla condizione dell'uomo postmoderno.

 

Che cos'è la fortuna?
Noi chiamiamo fortuna qualcosa che ci accade senza una ragione evidente: qualcosa di inaspettato, imprevedibile e non pianificato, e in nessun nesso causale evidente con ciò che abbiamo fatto. In altre parole, qualcosa che non possiamo e non vogliamo controllare. Affidarsi a un concetto anacronistico di sorte, a tratti superstizioso, è sintomo di profonda ignoranza. La nostra impotenza in certi ambiti della vita è qualcosa con cui dobbiamo convivere in maniera naturale e che va accettata razionalmente.

Ma che ruolo ha la fortuna nel momento della società liquida e della globalizzazione?
Viviamo, tutto il mondo vive momenti di profonda incertezza. Dalla crisi economica alle guerre che non cessano da anni in alcune parti del mondo. L'uomo non ha più valori e punti di riferimento e nella post-modernità ha reagito isolandosi, curando la propria individualità e perdendosi nei meandri di una vita sempre più frenetica e costretta ad adeguarsi alle attitudini del 'gruppo'. Il consumismo della società liquida ha creato rifiuti "umani", la globalizzazione  e l'industria della "paura" hanno dato vita a frammentazione e caos.

(Poi precisa) Lo scarto tra  i doveri e gli obiettivi che affrontiamo da una parte, e i mezzi in nostro possesso dall'altra, ci ha resi coscienti dell'incertezza che guida le nostre vite e le nostre prospettive. Siamo tutti "individui per decreto", capaci di fare le nostre scelte e sopportare la responsabilità delle conseguenze. Ma essere stati proclamati "individui de jure" non fa di noi individui de facto... Qualunque cosa si faccia individualmente, con le risorse, la conoscenza e le capacità/abilità a nostra disposozione, è spaventosamente inadeguata data la grandezza del compito di "controllare le cose".

Questo accade anche nella sfera privata?
Anche le relazioni interpersonali diventano facili a rompersi e usa e getta, meno c’è motivazione a combattere le difficoltà che lo stare assieme comporta di volta in volta, meno i legami si fanno resistenti.

Qual è l'ateggiamento filosoficamente corretto con cui l'individuo post moderno deve rapportarsi al caso?
Oggi gli uomini sono ossessionati dal fatto di avere il controllo delle cose e poter dominare il fato. A queste condizioni, il giogo della "sorte" sulle nostre vite è destinato a perpetuarsi e probabilmente ad accrescersi e rafforzarsi. Se riusciremo a elevarci dallo status di "individui per decreto" a quello di "individui de facto", ponendoci come obiettivo il bene della collettività, potremo (con un poco di fortuna...) aver successo.




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