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Cura di sé
Empatia e Burn Out: conseguenza inevitabile?

Di Antonella Gramigna*

TUTTA SALUTE/ Su Affari la rubrica a cura di Antonella Gramigna, laureata in comunicazione con master in Orientamento e promozione della salute. E' impegnata nella ricerca e divulgazione di tematiche legate allo "star bene".

Empatia significa entrare nell'animo altrui e sentirne sia gioia che dolore. Empatia significa sentire "dentro" ed è una capacità che fa parte dell’esperienza umana ed animale. Si tratta di un forte legame interpersonale e rappresenta, inoltre, la capacità di un individuo di comprendere in modo immediato i pensieri e gli stati d'animo di un'altra persona. L'empatia è dunque una relazione che vede  "l'essere con l'altro".

L’empatia, di fatto, permette una comunicazione nella quale il ricevente mette da parte il suo modo di percepire la realtà e permette di ascoltare, o meglio,di "sentire" le esperienze e le percezioni di chi si ha di fronte. Possiamo sicuramente affermare che si tratta di una profonda forma di comprensione dell'altro. Una sorta di immedesimazione e penetrazione discreta nei sentimenti di altre persone con le quali si stabilisce una sintonia.

Appare, quindi, possibile provare, come la gioia, anche il dolore altrui. Come avviene? Attraverso la rete neuronale. Così è possibile entrare in contatto con la sofferenza di un'altra persona ed empaticamente ci consente di sentire il male degli altri. Ricercatori italiani, già nel 2010,  hanno scoperto che si tratta di una rete formata dai neuroni della corteccia sensoriale e di quella motoria. Solo quando queste due aree entrano in sincronia capiamo le sofferenze altrui.

I ricercatori hanno usato un magnetoencefalografo (MEG) per studiare l'attività del cervello di un gruppo di volontari mentre questi osservavano la mano di una persona che veniva punta in profondità da un ago. È emerso che la reazione del loro cervello è stata l'innescarsi di un canale di comunicazione tra i neuroni della corteccia sensoriale e di quella motoria. L'osservazione del dolore altrui fa aumentare l'accoppiamento tra le due regioni cerebrali nell'osservatore ad indicare che l'attività di reti funzionali più che di singole aree permette la risonanza empatica con l'altro.

L'empatia sappiamo avere un ruolo importante sia in campo medico o in tutti quei campi in cui necessità un legame di fiducia reciproca. Ma possiamo sicuramente affermare che ha un ruolo fondamentale nel campo della psicologia e della psicoterapia. Un settore, questo, dove la fiducia nel professionista è di completa fiducia per potersi aprire.
Secondo un approccio di tipo affettivo, l’empatia sarebbe un evento di partecipazione/condivisione del vissuto emotivo dell’altro, seppure in modo vicario.

Psicoterapeuti e psicoanalisti hanno da tempo dato al fenomeno empatico un ruolo fondamentale nelle relazioni interpersonali. Per alcuni "empatizzare" significa provare ciò che prova l’altro, a differenza dei cognitivisti per i quali l’empatia è considerata la capacità di comprendere solo "il punto di vista dell’altro".

Chi si occupa di psicoterapia sa bene quanto sia estenuante e difficile entrare in " sintonia" con il paziente. Molte volte resta davvero difficile controllare la grande sofferenza che molte ore di terapia comporta. Un terapeuta serio e preparato conosce bene queste dinamiche relazionali ( medico- paziente ) ma non sempre riesce a tutelarsi sufficientemente causando a loro stessi danni da Stress professionale.
Ore ed ore di terapia, a contatto con il dolore delle persone, possono causare, se non saputi gestire, seri danni al terapeuta. Ecco che, quindi, occorre supporto e formazione nonché supervisione continua e costante. Viene sottolineata l'importanza che ogni professionista prenda seriamente in considerazione il problema dello stress, affrontandolo esplicitamente, imparando e adottando strategie per gestirlo nel modo migliore possibile. Questo risulta particolarmente importante tanto per il terapeuta quanto per i pazienti, poiché lo stress non solo compromette la vita del professionista ed il suo equilibrio personale, ma anche la sua capacità di svolgere in modo adeguato il proprio lavoro.

Esistono i campanelli d'allarme che segnalano una situazione di stress eccessivo, ed occorrono strategie d'intervento per evitare di raggiungere il punto di crisi.

In questo caso possiamo parlare di Burn Out, parola inglese che significa bruciarsi. Una condizione di stress lavorativo protratto ed intenso che porta a demotivazione, delusione, svuotamento interiore e progressivo disinteresse (e conseguente scarso rendimento) per l’attività lavorativa, che è la prima fonte di gratificazioni.

Una sindrome molto diffusa, abbiamo visto, nelle professioni sanitarie e sociali ma presente anche in chi si occupa della salute e della sofferenza, quindi anche nelle categorie degli psicoterapeuti. Possiamo dire, quindi, con sicurezza che riguarda chi è per lungo periodo sotto pressione, sia perché occupa posti di potere e responsabilità che per chi si occupa di sofferenza altrui.

Essere quotidianamente a stretto contatto con il dolore dei pazienti e con le richieste di aiuto dei familiari , come nel caso dei medici , richiede molta energia che, se non ben dosata, rischia di condurre al logoramento tipico
La persona affetta da tale patologia non riesce a recuperare, sviluppa ansia, scarsa autostima, si allontana dalle attività ludiche e non lavorative, non trae più piacere da hobby e tempo speso in famiglia, e non riesce a scaricare la tensione accumulata negli orari di lavoro.

In genere questi professionisti presentano eccessiva dedizione al sacrificio, bisogno di affermazione attraverso il lavoro a discapito della vita privata e cadendo in questa " trappola" se non adeguatamente supportati, entrano nel tunnel senza ritorno.

L'empatia, quindi, è sicuramente un collegamento importante tra le persone ma occorre saper porre barriere a propria tutela e, ogni tanto, prendersi spazi personali per staccarsi da tutto ciò che può far male.

* Esperta in comunicazione, promozione e orientamento alla salute

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