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Cura di sé
A Roma il quartiere a luci rosse. Ma l'etica del corpo dov'è?

Di Antonella Gramigna*

TUTTA SALUTE/ Su Affari la rubrica a cura di Antonella Gramigna, laureata in comunicazione con master in Orientamento e promozione della salute. E' impegnata nella ricerca e divulgazione di tematiche legate allo "star bene".

C'è un errore di fondo in tutto ciò, direi etico, ed è quello di considerare normalità  che un corpo femminile possa e debba, anche, vendersi. Questo il tema di questi giorni sulla cosiddetta  "regolamentazione" della prostituzione. Leggo sui social qualche commento che mi lascia assai stupita, del genere "Ma se una vuole vendersi perché non può farlo? C'è libertà o no"? Ma sarebbe questa la libertà? Quella di consentire qualcosa di moralmente scorretto? E non è bigottismo, non è arretratezza culturale, e' etica morale. Quindi libertà può essere anche usare droghe, uccidere, rubare, che differenza c'è. Spiegatemelo perché forse non comprendo.
Si parla di " professione".

Ma perché prostituirsi sarebbe una professione? Va bene che si è sempre chiamato " il mestiere più antico del mondo" ma sarebbe bene iniziare a far comprendere come le donne non debbano essere il " serbatoio" dello sfogo sessuale maschile. Già, perché così siamo considerate in questo caso. "L'uomo è uomo e ne ha bisogno". Culturale, questo è l'origine di tutto ciò. In Parlamento intanto qualcuno progetta  la legalizzazione della prostituzione che diventerebbe, a tutti gli effetti, "una professione come un'altra". Siamo certi che siano davvero professioniste e consapevoli ? No, perché di "professioniste" autogestite e consapevoli ne esistono a malapena il 20 per cento dei casi, mentre il restante 80 per cento non sono molto felici di questa strada ( giustappunto) intrapresa. Per lo più si tratta di schiave sessuali e di età molto giovane, le famose Lolite. Importate dall'estero e poi costrette, loro malgrado, a vendersi. Pena le botte.

Ma piace l'idea di realizzare un quartiere dedicato, quasi un ghetto( o non erano contro ogni valore umano?) magari con tanto di controlli sanitari e dichiarazione dei redditi, perché così pare che si possano sistemare tutte queste questioni. Senza pensare che la maggioranza di queste donne, spesso prive di permesso di soggiorno, e quindi non in regola, continueranno a "battere" nascoste negli angoli dimenticati della città. Cioè, pare ormai normale ratificare con una legge una delle amoralita' quale è la prostituzione e lo sfruttamento sessuale. Vedere nelle strade, e davanti ai nostri occhi, questo degrado( perché di degrado trattasi)  non è certo piacevole,e mette a dura prova la nostra coscienza.E quindi pensiamo sia meglio " non vedere". Si torna indietro, quindi, a quando esisteva la mentalità dello spazzare sotto al tappeto invece di prendere ramazza e paletta e, possibilmente, secchio della spazzatura.


Il corpo delle donne in vendita, quasi un diritto l'acquisto.Il diritto allo sfogo sessuale maschile. Già, perché di questo si parla, della sessualità degli uomini. Come se le donne fossero relegate unicamente a mezzo di sfogo e uomini che di quel corpo godono senza la benché minima preoccupazione ( e perché mai dovrebbero averne?) del godimento femminile. E poi ci permettiamo di parlare di Islam, dove la donna, anche moglie, viene "usata" anche in contemporanea con altre donne. Nel mondo islamico esiste l'istituto del matrimonio temporaneo o nikah al mutah (letteralmente: matrimonio di godimento), esso consente ad un uomo di contrarre matrimonio per un periodo limitato nel tempo, qualche ora, qualche giorno: "la prostituzione", secondo il Profeta e la Sharia, nel caso 4 mogli non bastassero. Quindi una situazione "regolamentata" da una autorizzazione. Tutto lecito, tutto normale. Sicuramente migliore di quella del vedere ogni sera ragazzine per strada, svestite, al freddo ed al gelo, e magari anche picchiate a sangue se non producono. In un era in cui si lotta per la parità e le politiche di genere, dove si lotta per il riconoscimento del 50/50 nei Consigli di amministrazione, nel Governo, nelle Istituzioni, come valore di garanzia di presenza di genere c'è la contrapposizione a considerare la donna come merce in vendita e a garantirne il commercio con legge ad hoc.

C'è qualcosa che non quadra. Occhio non vede cuore non duole. Questo è il fatto. E si torna a spazzare sotto al tappeto perché il coraggio di agire e lottare nel far capire quanto sia sbagliato vendersi non ci sfiora minimamente. Si parla tanto di etica, di morale, di educazione, e poi si sostiene una politica di garanzia a prostituirsi. Si, certo, con sicurezza e pagando le tasse. Ma sempre vendita di corpi e', con tutto ciò che ne consegue.

Si chiama Zoning, il progetto di confinamento delle "donnine allegre", di recente alla ribalta, un confinamento a tutti gli effetti. Una sorta di quartiere a luci rosse come in Olanda fanno da tempo, legalmente. Mi chiedo, e chiedo al Governo, se non sarebbe migliore l' aumentare e rendere più efficace la presenza delle forze dell'ordine e della Polizia Locale sul territorio. Una presenza che non serve solo ad elevare multe ma ad un'attività a tutti gli effetti che, insieme alle unità di strada, non consideri più prostitute, clienti o sfruttatori un fenomeno "normale" di questa società. Un fenomeno dove ci si gira dall'altra parte. E ripartire dall'educazione sentimentale nelle scuole, questo occorre. Ed è in tale direzione la proposta di Valeria Fedeli, attraverso un Ddl presentato al Governo pochi mesi fa. Una proposta di legge molto interessante che si basa sull' inserimento nelle Scuole di ogni ordine e grado dell'Educazione di genere e della prospettiva di genere.

Perché il corpo delle donne merita rispetto. Ma dobbiamo anche insegnarlo. Ovunque, in famiglia e negli istituti deputati alla formazione. Perché vogliamo far crescere i nostri bambini, gli adulti di domani, con principi e valori sani basati sul rispetto dell'altro. L'uomo è diverso, si sente dire spesso, ed è vero. Ha una fisiologia diversa dalla nostra, di noi donne. Ma non per questo deve far sopravvalere l'istinto, dato dall'aspetto fisiologico e quindi sessuale diverso, senza far spazio all'intelletto. Se non si parte da questo nulla sarà mai possibile fare.

Possiamo partire da qui, non dalle "zone rosse". Possiamo ricominciare ad educare e a far comprende ad entrambi i sessi che non occorre pagare per avere amore e neppure sesso. Che un corpo non si vende per nessuna cosa al mondo perché ha un alto valore e merita molto rispetto. La libertà non consiste nel poter decidere di vendersi, la libertà consiste nel vivere con rispetto prima di tutto di se stessi, basato su canoni di moralità e non di pura trasgressione, peraltro diretta alla mercificazione di se stessi per il vil denaro. E questa decisione dipende solo da noi donne. La violenza del fondamentalismo islamico sostiene che "la catena della schiavitù e della politica disumana non può essere spezzata se le donne rimangono asservite a questa configurazione del femminile, chiuse sotto chiave dalla sovranità dispotica dell'uomo stallone".
Fate un po' voi. 

 

* Esperta in comunicazione, promozione e orientamento alla salute

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