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Cura di sé
Stress: è sempre dannoso? No. Vediamo perché.

Di Antonella Gramigna*

TUTTA SALUTE/ Su Affari la rubrica a cura di Antonella Gramigna, laureata in comunicazione con master in Orientamento e promozione della salute. E' impegnata nella ricerca e divulgazione di tematiche legate allo "star bene".

 

Abbiamo parlato spesso di Stress. Lo abbiamo anche associato a situazioni  di malessere e di patologie da esso derivanti. Adesso parliamo ancora di stress, ma cerchiamo di conoscere anche  quello buono. Esiste uno stress buono? Certamente si. Vediamo poi qual'è.

Innanzitutto ribadiamo cosa significa il termine stress? Tutto è iniziato con il medico austriaco Hans Selye (1907-1982), che per primo usò questo termine mutuandolo dalla fisica (significava lo sforzo o la tensione cui era sottoposto un materiale), per indicare la “risposta non specifica dell’organismo a uno stimolo negativo”.

In realtà il termine si riferisce a qualsiasi stimolo (o stressor) proveniente dall’esterno. In questo senso lo stress non si può definire né buono né cattivo: gli stimoli determinano una reazione fisiologica del nostro organismo e tale risposta allo stress è una risposta, sana. Per Stimolo si intende, ad esempio, la reazione ad una temperatura calda o fredda, stimolo è tutta una serie di rumori che colpiscono il nostro senso dell’udito o le tante immagini che arrivano al nostro senso della vista e del l'udito. Direi che potremmo usare il termine generico stress per significare la dinamica di pressione ambientale e adattamento dell’organismo, specificando poi in distress lo stress “negativo” e disadattivo, che può condurre anche a reazioni patologiche, e in eustress lo stress “positivo” e adattivo, che comporta l’attivazione di una risposta fisiologica ed efficace).

Stress, ansia e depressione sono strettamente collegati. Potremmo visualizzarli come due facce della stessa medaglia. Gli stressors, così si chiamano gli elementi ambientali (intesi anche come situazioni, esperienze o persone) che producono una sollecitazione sull'organismo, subiscono un'elaborazione di tipo cognitivo dalla quale dipende,in gran parte, poi la reazione della persona. L'ansia è il prodotto di queste elaborazioni.  Lo stress  è la prima sollecitazione che l'organismo subisce quando vi è un cambiamento nell'equilibrio tra organismo e ambiente.

Lo stress, abbiamo detto, può essere di due tipi: eustress (eu: in greco, buono, bello) o distress (dis: cattivo, morboso). L'eustress, o stress buono, è quello indispensabile alla vita, che si manifesta sotto forma di stimolazioni ambientali costruttive ed interessanti. Un esempio può essere una promozione lavorativa, la quale attribuisce maggiori responsabilità ma anche maggiori soddisfazioni, un esame a scuola, una prova concorsuale, un trasferimento e via dicendo.

Il distress è invece lo stress cattivo, quello che provoca grossi scompensi emotivi e fisici difficilmente risolvibili. Un esempio può essere un licenziamento inaspettato, un intervento chirurgico o la morte di qualcuno a cui teniamo.

Ognuno di noi, ovviamente, risponde agli eventi stressanti in modo totalmente diverso. Ogni  persona in effetti fa esperienze diverse e fa proprie strategie interpretative e di pensiero diverse. Non dimentichiamo che un ruolo fondamentale nell'interpretazione degli eventi, sia interni che esterni, spetta all'apprendimento. Noi impariamo a comportarci in un certo modo di fronte a certi stimoli e questi meccanismi di apprendimento agiscono in modo automatico, al di fuori della nostra consapevolezza. Come mai questo? Per un motivo semplice: gli schemi comportamentali e di pensiero hanno la funzione di far risparmiare energia sia fisica che mentale; infatti si basano su esperienze pregresse già elaborate, facilmente rievocabili.

Possiamo dire che la risposta allo  "stress" si esplica in tre fasi; nella prima fase, definita fase di allarme, lo stressor suscita nell'organismo un senso di allerta,con conseguente attivazione dei processi psicofisiologici già descritti a proposito della reazione d'ansia (aumento del battito cardiaco, iperventilazione ecc.). Dopodiché, nella fase di resistenza, l'organismo tenta di adattarsi alla situazione e gli indici fisiologici tendono a normalizzarsi anche se lo sforzo attuato è molto intenso. Nel caso in cui l'adattamento non sia sufficiente si arriva alla terza fase, la fase dell'esaurimento (quindi della depressione), in cui l'organismo non riesce più a difendersi e la naturale capacità di adattamento viene a mancare.

"Mi preme ricordare e ribadire", dice Sabrina Ulivi , presidente Anses( Associazione nazionale stress e salute), Psicoterapeuta e  Psiconeuroimmunologa, "come questa fase sia la più pericolosa, in quanto l'esposizione prolungata ad una situazione di stress può provocare l'insorgenza di patologie sia fisiche che psichiche. Si parla di 28 giorni di stress continuato, non sono tantissimi, poi si parla di Stress cronico. In particolare, questa che adesso diventa patologia vera e propria, attiva un circuito composto da strutture cerebrali e da ghiandole endocrine (asse ipotalamo-ipofisi-surrene) che aumentano la secrezione di cortisolo. Quest'ormone, anche conosciuto come ormone dello stress, se presente in quantità superiori alla norma, provoca vari disturbi.

Tra i sintomi più frequenti dello stress ricordiamo: frequente sensazione di stanchezza generale, accelerazione del battito cardiaco, difficoltà di concentrazione, attacchi di panico, crisi di pianto, depressione, frustrazione, attacchi di ansia, disturbi del sonno, dolori muscolari, ulcera dello stomaco, diarrea, crampi allo stomaco, colite, malfunzionamento della tiroide, facilità ad ammalarsi, difficoltà ad esprimersi e a trovare un vocabolo conosciuto, sensazione di noia nei confronti di ogni situazione, frequente bisogno di urinare, cambio della voce, iperattività, confusione mentale, irritabilità, abbassamento delle difese immunitarie, diabete, ipertensione."

Selye definì “Sindrome Generale di Adattamento” la risposta fisiologica che l’organismo mette in atto quando è soggetto agli effetti prolungati di diversi tipi di stressor, che siano stimoli fisici come la fatica, mentali come l’impegno nello studio, sociali come le richieste dell’ambiente familiare, ambientali come la pioggia battente.

"Ogni stimolo (o stressor) che perturba l’omeostasi dell’organismo vivente, la sua tendenza naturale al raggiungimento di una relativa stabilità interna, ovvero uno stato di equilibrio che si mantenga nel tempo anche al variare delle condizioni esterne, attiva immediatamente  specifici meccanismi autoregolatori, cioè reazioni neuropsichiche, ormonali, immunologiche, emotive, locomotorie" così interviene il sociologo e ricercatore Giovanni Cozzolino che da tempo si occupa di ricerca nel campo scientifico della epigenetica e Psiconeuroimmunologia.

Lo stress è quando tutto diventa troppo. Molte solo le situazioni nella vita quotidiana e lavorativa che possono produrre tale sensazione. Ma lo Stress non è sempre connotazione di malessere, esiste un certo tipo di Stress che fa bene. Si tratta di una risposta positiva che stimola l’ipotalamo, l’ipofisi, il sistema nervoso simpatico e la produzione di ormoni della crescita, le endorfine, l’adrenalina.

L’effetto positivo è che riusciamo a concentrarci meglio, a rendere di più a scuola o sul lavoro, che gestiamo in modo più proficuo le relazioni con gli altri. Migliorano le condizioni fisiche e psichiche ed il nostro cervello, in virtù di un aumento di produzione di endorfine, è più attivo, più ricettivo (apprendiamo in pochi secondi un grande numero di informazioni), più creativo (diamo vita ad un immenso quantitativo di idee).

Grazie alla presenza dell’Eustress  muta anche la nostra percezione del tempo,  riusciamo così a compiere molto più in molto meno tempo. Possiamo, quindi, asserire che il problema sorge quando gli stimoli che ci arrivano sono forse un po' troppi e oltrepassano il "nostro" livello di sopportazione, ovviamente soggettivo. E' allora che il nostro sistema va in tilt. Nella nostra società, specie oggi, gli stimoli che colpiscono i nostri sensi della vista, dell’udito, dell’olfatto sono talmente tanti che facciamo fatica a prendere le distanze, a discriminare e a scegliere ciò che è buono e ciò che è cattivo per noi, andando verso ciò che è buono e stando lontani da ciò che è cattivo. Pensiamo a tutte le cose che riempiono la nostra vista quando ci troviamo per strada in città e a tutte le persone che incontriamo, che ci vengono incontro sul marciapiede: forme, colori, suoni, rumori, odori, profumi. È come se ci fosse un flusso di sovra stimolazioni continue che invade la nostra esistenza. E alla fine va in tilt la nostra capacità di discriminare gli stimoli e fare sì che possiamo accogliere solo ciò che è buono per noi.

Prendiamo, per esempio, gli animali che, biologicamente dotati, sono in grado di mettere in campo modalità specifiche: alcuni attaccano, perché hanno la capacità di farlo e altri fuggono, perché non possono competere con il nemico. Un predatore carnivoro, per esempio un leone, attacca; un erbivoro preda del carnivoro, per esempio una gazzella, fugge. Alcuni animali in situazioni di estremo pericolo ricorrono a una sorta di paralisi o di assoluta immobilità, fingendosi morti, in modo che il nemico se ne vada: una forma estrema di mimetismo che interviene quando le altre armi o difese naturali non sono utilizzabili e che il più delle volte riesce a salvare la vita.

"C’è però una paralisi, un blocco legato all’incapacità di reagire alla sovra stimolazione, che non è funzionale alla vita. È quel che succede, anche a noi esseri umani, quando il livello di stimolazione è così elevato e le situazioni sono così stressanti (sia dal punto di vista intellettuale, emozionale che fisico), da non permettere più l’attivazione di meccanismi paragonabili alla lotta, alla fuga o al mimetismo. Lo stress ci paralizza, ci blocca, ci impedisce di andare avanti, ovvero ci deprime. Una volta si parlava di “esaurimento nervoso”: a un certo punto il nostro sistema collassa e non siamo più in grado di adottare delle strategie di risposta efficaci, sane, buone per noi. E’ qui che collassa anche tutto il sistema immunitario: questo permette alle cellule di degenerare verso l'insorgenza di malattie, a volte devastanti. Sulla pagina Facebook "Studio Ulivi" periodicamente cerchiamo di pubblicare notizie su questo tema, così da poter, in qualche misura, divulgare la  “conoscenza” del fenomeno per una maggiore consapevolezza dei meccanismi che possono attivare la salute ed il benessere. Siamo anche a disposizione per rispondere ai quesiti che gli Amici ci pongono" conclude la D.ssa Sabrina Ulivi ( Anses - Studio Ulivi).

 

* Esperta in comunicazione, promozione e orientamento alla salute

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