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Dottori
Intervista al Dott. Corbellini
Dott. Corbellini, Neurologo, Medico legale e Agopuntore

 

Oggi abbiamo incontrato il Dottor Claudio Corbellini, Neurologo, Medico legale e Agopuntore, per

scoprire alcune curiosità sul suo percorso professionale e approfondire il suo punto di vista su alcuni temi di attualità legati alla Sanità.
 

1) Come mai ha scelto di fare il medico?

Mia madre era assistente sociale psichiatra e, assieme a vari specialisti, seguiva il primo gruppo in Italia di pazienti psichiatrici che vivevano fuori dall'ospedale. La socializzazione e le terapie rompevano con la visione del paziente con gravi problemi psichici ricoverato a tempo indeterminato. Il conoscere questa realtà mi entusiasmò e mi portò a studiare medicina per operare in campo psichiatrico.
 

2) Perché proprio le tre specializzazioni in Neurologia, Medicina Legale e Agopuntura?

 Scelsi Neurologia perchè era l'epoca in cui si diceva che bisognava curare la società, non il malato, concetto in cui credo fermamente. Temevo che, se non fossi riuscito a rimanere in ambito universitario, dopo la specializzazione, mi sarei trovato in una psichiatria del territorio, in cui sarebbe prevalsa l'impostazione opposta priva di attenzione al cambiamento della società.

Neurologia mi permetteva, invece, di operare in campo psichiatrico, senza quella problematica.

Mi specializzai in Medicina legale per il carisma del grande Maestro Fornari e per il suo modo di vedere la medicina in base alla bilancia rischi/benefici. Mi piaceva molto l'ambiente universitario che aveva creato, molto stimolante e rigoroso, e vi restai per 5 anni.

L'Agopuntura, invece, è la mia grande passione, vedevo i limiti della medicina, da noi cosiddetta tradizionale, e volevo trovare un modo di superarli, ottenendo risultati anche in ambiti in cui la medicina di allora doveva arrendersi. Il tutto è sempre stato, però, in un'ottica di integrazione e complementarietà, come avevo appreso anche nei corsi di Agopuntura all'Università di Pavia, di cui sono diventato docente nel 1985-86 e in seguito coordinatore.

E' stata una scelta difficile, all’epoca l'Agopuntura non era ancora riconosciuta come medicina ufficiale ed un laureato con 110 e lode e con specialità prestigiose che si occupava di Agopuntura veniva considerato quasi un affronto.
 

3) Come è cambiata la sua professione grazie all’avanzamento tecnologico in medicina?

Profondamente, in Neurologia spesso bisognava limitarsi a diagnosi, spesso incerte, e, in molti casi, le terapie consistevano solamente nella somministrazione di cortisone o poco più.

L’introduzione della TAC ha aperto nuovi orizzonti diagnostici, risparmiando iter lunghissimi e diagnosi dubbie, mentre la scoperta della Neuro-fisiatria e della Terapia genica hanno ampliato moltissimo le possibilità terapeutiche.

Nell’Agopuntura, l'avanzamento tecnologico è stato fondamentale, in quanto ha permesso di evidenziare sperimentalmente come funziona l'agopuntura e di renderne oggettivi i benefici.
 

4) Vivere in un mondo sempre connesso ad internet ha modificato, e se si come, il suo modo di rapportarsi con i pazienti?

Si moltissimo, ma anche il loro modo di rapportarsi a me, in quanto hanno da un lato la possibilità di accedere a molte più informazioni e dall'altro problemi a gestirle, non essendo medici. Questo spesso genera angosce, che noi terapeuti abbiamo il compito di risolvere.

Inoltre, l'avere un sito mi ha permesso di comunicare in cosa consiste la mia attività e di farla conoscere.
 

5) Internet ha modificato il modo in cui i pazienti affrontano la malattia? Si sente messo in competizione con il “Dottor Google”?  

Come ho detto, da un lato dà maggiori informazioni, dall'altro, determina ansia. Quindi, non mi sento in competizione, bensì è una realtà che va gestita parlando con i pazienti.
 

6) Secondo lei sanità pubblica e privata come potrebbero integrarsi in futuro per fornire al cittadino un servizio migliore?

Lo ritengo indispensabile per fornire il massimo ai pazienti. E' importante che la competizione, non sia solo a fini economici.
 

7) Lei come medico legale, neurologo ed agopuntore si è mai imbattuto in una particolare leggenda metropolitana che vorrebbe smentire?

Si, il fatto che l'agopuntura sia dolorosa. Infatti, applicando le tecniche del sud della Cina, con aghi di qualità e una manualità delicata, non è per niente dolorosa. E' il nome che allarma, ricordando le iniezioni, specialmente quelle di penicillina, tanto in voga quando ero bambino.
 

8) Ci racconti un aneddoto della sua carriera che le è rimasto particolarmente impresso.

Paziente con dolore alla spalla. Inizio l'anamnesi, infatti in agopuntura il problema per cui viene il paziente deve essere inquadrato in una visione globale della salute psicofisica del paziente stesso. La signora mi dice: “Perché mi fa tante domande, nell'ospedale dove ho fatto l'agopuntura, mi chiedevano solo dove mi faceva male”. Proseguo con la visita e la paziente è molto meravigliata perchè non mi limito ad osservare la spalla dolente, infine, quando la invito a spogliarsi per trattare i punti a distanza, la signora afferma: “Ma perchè non mi mette solo i punti sulla spalla come faceva l'altro agopuntore?”.

Il tutto si commenta da solo, tenendo conto che i punti a distanza sono i più importanti da trattare. In un auspicabile ritorno dell'agopuntura nella sanità pubblica, sarà indispensabile richiedere un'adeguata preparazione, come già succede ad esempio in Emilia Romagna.
 

Il Dottor Claudio Corbellini riceve nei suoi studi di Milano e Pavia, per maggiori informazioni o per prenotare un appuntamento potete visitare il suo profilo:

Visita il profilo

 
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