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Dottori
Intervista al Dott. Incammisa

Oggi abbiamo incontrato il Dott. Antonino Incammisa, Otorinolaringoiatra, per scoprire alcune curiosità sul suo percorso professionale e approfondire il suo punto di vista su alcuni temi di attualità legati alla Sanità.

 

1) Come mai ha scelto di fare il medico?

Ho scelto di fare il medico perché penso sia una delle professioni più nobili. Sono convinto che essere medico significhi essere al servizio di chi ha bisogno di aiuto e di cure, pertanto, riuscire ad aiutare chi è malato è la più alta espressione di amore verso il prossimo. Credo che questo debba essere il principio fondante di qualsiasi sana società civile, sia essa laica o credente.

 

2) Perché proprio la specializzazione in Otorinolaringoiatria?

La scelta di specializzarmi in Otorinolaringoiatria è maturata come aspetto consequenziale della mia decisione di fare Medicina. Si tratta di una branca che mi consente di seguire il paziente dalla diagnosi da effettuare in ambulatorio, alla scelta terapeutica più idonea, medica o chirurgica che sia, fino a eseguire eventualmente l’intervento e monitorare il paziente nel periodo post-operatorio o post-trattamento. È una specializzazione molto ampia e mi consente di estendere i miei interessi dalle patologie cervico-facciali all’audiologia, dalla vestibologia alla foniatria, e seguirli anche nei loro aspetti chirurgici.

 

3) Come è cambiata la sua professione grazie all’avanzamento tecnologico in Medicina?

Sono nato e cresciuto da un punto di vista medico-chirurgico già nel Terzo Millennio, quindi non ho vissuto in pieno le svolte in ambito tecnologico che si sono avute negli ultimi 3-4 decenni del Novecento, che hanno segnato in modo radicale sia l’approccio diagnostico che terapeutico alla patologia. Le evoluzioni di quelle scoperte e i continui miglioramenti a cui assistiamo, e che abbiamo a disposizione, sono di notevole aiuto, ma non dobbiamo dimenticare che devono essere sempre la clinica e l’esame obiettivo del paziente a guidarci nella scelta della metodica più adatta, sia per diagnosticare che per curare il malato.

 

4) Vivere in un mondo sempre connesso ad internet ha modificato, e se si come, il suo modo di rapportarsi con i pazienti?

È tutto più veloce ed immediato. È chiaro che in un mondo interamente connesso 24h al giorno, c’è la possibilità di avere un rapporto ed un feedback dal paziente molto rapido.
Bisogna però stare attenti a spersonalizzare la professione, facendola diventare una sorta di consulto on-line, perché, come dicevo prima, deve essere la clinica sul paziente a guidarci in ogni scelta. Pertanto, la visita specialistica deve rimanere il cardine fondante del rapporto medico-paziente.

 

5) Internet ha modificato il modo in cui i pazienti affrontano la malattia? Si sente messo in competizione con il “Dottor Google”?

Questa domanda è più attuale che mai e fa un po’ sorridere. Bisogna sempre tener presente che la grandezza di internet è che sia accessibile a tutti, ma questa è un’arma a doppio taglio, perché chiunque può scrivere ciò che vuole, anche non avendone le competenze specifiche.
Tutto ciò è a svantaggio del paziente, che può ricevere miriadi di informazioni discordanti tra loro ed entrare in una confusione diagnostica tale, da poterlo indurre a perdere la fiducia nella figura del medico in generale. Quindi, per rispondere alla domanda, posso affermare che no, non mi sento assolutamente messo in competizione con il “Dottor Google”, anzi, al contrario, temo che sia il paziente, alla fine, a potersi sentire in conflitto con il “paziente Google”.
Ricevere molte informazioni non vuol dire, in definitiva, essere ben informati, meglio poche nozioni ma da professionisti seri e competenti.

 

6) Secondo lei, sanità pubblica e privata come potrebbero integrarsi in futuro per fornire al cittadino un servizio migliore?

Non mi occupo di politica, per quanto ritengo che anch’essa sia un’arte e debba essere fatta seguendo determinati crismi. La nostra sanità pubblica tanto bistrattata ci è invidiata in gran parte del mondo. Purtroppo, oggigiorno, a causa della mala gestio di una parte della classe dirigente, e della complicità di altri, siamo arrivati ad un impoverimento delle risorse, che obbliga spesso il paziente a rivolgersi alla sanità privata, che offre competenza, assenza di liste d’attesa e prezzi di mercato.
Credo che la sanità pubblica possa integrarsi in tale sistema, cercando di potenziare al massimo le strutture e i reparti che costituiscono dei Centri d’Eccellenza per quella determinata patologia. Ovviamente, non riconoscendo e accreditando questi Centri sulla base clientelare e/o autoreferenziale, ma sulla base di criteri da rispettare (casistica del reparto, numero e tipologia degli interventi, assistenza al malato sia in corsia che in ambulatorio, etc…). Le possibilità di fare bene ci sono, spesso basta solo volerlo.

 

7) Lei, come otorinolaringoiatra, si è mai imbattuto in una particolare leggenda metropolitana che vorrebbe smentire?

Sono tanti i miti da sfatare, molti dei quali causati e perpetrati proprio da internet.
Per esempio, sugli acufeni si è sentito di tutto, anche da parte di persone che non ne hanno i titoli né le competenze. Su una rivista mensile, persino una specialista di un’altra branca che non ha nulla a che vedere con l’audiologia ha sentito il bisogno di dire la sua sull’argomento.
L’acufene è un’allucinazione uditiva e costituisce un disturbo serio, che può essere molto invalidante in alcuni casi e deve essere trattato con professionalità e rispetto verso il paziente, che spesso viene congedato in fretta con referti approssimativi e pessimisti.
E’ necessario un approfondimento audiologico per affrontare un acufene, del quale devono essere approfondite le cause e i possibili trattamenti.
Recentemente, ho preso parte ad uno studio, che ha portato alla redazione di protocolli di trattamento del disturbo e sarà pubblicato a breve. Mi preme sottolineare che per l’acufene, contrariamente a quanto generalmente si dice, previa indagine accurata e specialistica, c’è la possibilità di intraprendere un percorso terapeutico.

 

8) Ci racconti l’aneddoto di un caso, che le è rimasto particolarmente impresso nella sua carriera.

Una signora un giorno arriva e mi dice: “Dotto’, mio marito russa… O me risorve er problema o me lo divorzio!”.

Sicuramente esagerava e la sua frase è servita a farci fare una risata, specialmente dopo che il marito ha replicato: “Dotto’, me raccomanno: nun me risorva er problema e me lasci russa’!”.
Comunque, al di là del livello di esasperazione a cui era arrivata la povera moglie, devo dire che il problema è molto più serio di quello che si pensi. Il russamento non si limita a compromettere la stabilità matrimoniale (ovviamente scherzo!), ma può costituire un campanello d’allarme molto importante per la patologia dell’OSAS. La Sindrome delle Apnee Ostruttive Notturne non ha soltanto ripercussioni cliniche sull’organismo, in genere, soprattutto a livello cardiocircolatorio e pneumologico, ma anche dei risvolti sulla quotidianità sonnolenza diurna, soprattutto dopo la normativa ministeriale che prevede il rinnovo della patente di guida soltanto in caso di risoluzione della patologia.
Per questo è necessario un team di esperti dedicati che includa, oltre la figura dello specialista otorinolaringoiatra, anche il pneumologo, il cardiologo e, eventualmente, il nutrizionista. Infatti, solo affrontando in maniera multidisciplinare il problema si può pensare di risolverlo.

 

Il Dott. Antonino Incammisa riceve nei suoi studi di Roma e Trapani, per maggiori informazioni o per prenotare un appuntamento potete visitare il suo profilo:

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