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Dottori
Intervista al Dott. Trentani

Oggi abbiamo incontrato il Dott. Federico Trentani, Ortopedico, per scoprire alcune curiosità sul suo percorso professionale e approfondire il suo punto di vista su alcuni temi di attualità legati alla Sanità.

 

1) Come mai ha scelto di fare il medico?

Ho scelto di fare il medico sicuramente per il trasporto e la passione che mio padre metteva nel suo lavoro, medico ortopedico anche lui. Inoltre, ho sempre avuto il desiderio di aiutare il prossimo.

 

2) Perché proprio la specializzazione in Ortopedia?

L’Ortopedia e la Traumatologia sono branche della Medicina che mi hanno sempre affascinato per l’intimo rapporto con l’Ingegneria, la Biologia, la Biochimica e la Biomeccanica.
L’ortopedia, inoltre, permette di spaziare su tutte le età di un individuo ed è molto inerente alle attività che l’individuo svolge nella società: pazienti giovani e anziani, sportivi e non.

 

3) Come è cambiata la sua professione grazie all’avanzamento tecnologico in Medicina?

L’avanzamento tecnologico impatta molto l’Ortopedia sia dal punto di vista diagnostico (Rx, TC, RMN, Scintigrafia, ecc) che chirurgico (protesica customizzata, chirurgia computer-assistita, chirurgia robotica, ecc.), inoltre, ha permesso e permetterà sviluppi di strategie e metodiche in grado di aumentare la qualità degli standard di analisi e trattamento, garantendo un assoluto miglioramento della qualità della vita dell’uomo.

 

4) Vivere in un mondo sempre connesso ad internet ha modificato, e se si come, il suo modo di rapportarsi con i pazienti?

Internet è un’arma a doppio taglio ed è uno strumento che va sicuramente valutato criticamente al fine di migliorare il rapporto di fiducia tra medico e paziente e non il contrario.
Spesso, ci troviamo di fronte ad episodi che minano questo rapporto per scopi economici anche di attori che non fanno assolutamente parte di questo rapporto, perdonate la ridondanza con cui uso il termine “rapporto”, ma è conditio sine qua non per avere il massimo della performance che il paziente vuole avere dal medico e il massimo della performance che il medico vuole dare al paziente.
Per essere specialisti sono necessari 6 anni di laurea in Medicina, 5 anni di specializzazione e continui confronti e aggiornamenti: non penso che chi sceglie questa via non inizi con il massimo della passione possibile.

 

5) Internet ha modificato il modo in cui i pazienti affrontano la malattia? Si sente messo in competizione con il “Dottor Google”?

Assolutamente sì, ha modificato radicalmente il modo in cui il paziente affronta la malattia.
Il paziente è oggi sicuramente più preparato e curioso e ciò è un bene, in quanto si può intraprendere una discussione più mirata al problema che lo affligge.
Spesso però, quando esiste una discrepanza tra cultura del paziente e cultura di internet, il risultato è un irrigidimento della disponibilità del medico e del paziente ad ascoltarsi e ad eseguire il trattamento più idoneo, in definitiva, si incrina il rapporto fiduciario indispensabile.
Il Dr. Google, inteso come tale, è per me esclusivamente nocivo, mentre Google, intesa come fonte di chiarimenti, è sicuramente molto interessante. Anche Teseo, nella mitologia, riesce a sopravvivere, dopo aver ucciso il Minotauro, grazie al filo donato da Arianna. Non mi sento assolutamente esautorato dal Dottor Google, in quanto, non lo considero un mio competitor.

 

6) Secondo lei, sanità pubblica e privata, come potrebbero integrarsi in futuro per fornire al cittadino un servizio migliore?

Questo è un argomento molto delicato, in quanto il trittico Politica, Economia e Sanità richiedono impegno di persone e personaggi lungimiranti e ne vedo molto pochi.
Il primo elemento da considerare è che siamo tutti pazienti e che tutti vorremmo il trattamento migliore con i migliori risultati, magari sfruttando le risorse delle tasse che paghiamo.
L’ospedalità pubblica e quella privata (ho lavorato 23 anni nel pubblico, presso l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, e sono libero Professionista dal 2013) sono due entità assolutamente, ed intrinsecamente, unite, che erroneamente vengono gestite separatamente ed esclusivamente da numeri (gestione contabile e non tecnica).
La meritocrazia e la qualità del trattamento, inteso anche nei tempi di realizzazione (liste di attesa), stanno comunque alla base sia del pubblico che del privato, ma c’è tanto da imparare e da fare.

 

7) Lei, come ortopedico, si è mai imbattuto in una particolare leggenda metropolitana che vorrebbe smentire?

Io, come ortopedico e traumatologo, vorrei smentire che le liste di attesa siano state strategicamente organizzate dai medici al fine di portare il paziente ad una scelta di cura privata.

 

8) Ci racconti l’ambito principale dei suoi studi e approfondimenti come specialista.

Da circa 20 anni mi sono dedicato e concentrato sulle applicazioni della Biologia all’Ortopedia e alla Traumatologia, al fine di trovare metodiche che possano migliorare e fare sopravvivere le strutture ossee, muscolari, tendinee e articolari, il più a lungo possibile.
Da allora, mi applico affinché si possa passare da un’era esclusivamente metallurgica ad un’era anche biologica.

L’Ortobiologia è un settore innovativo della Medicina rigenerativa, che consente un nuovo approccio terapeutico finalizzato alla rigenerazione biologica del tessuto, anziché alla sua sostituzione.
Si pone, infatti, l’obiettivo di sviluppare nuove terapie per promuovere la riparazione dell’osso e dei tessuti molli dell’apparato muscolo-scheletrico, stimolando le risorse naturali dell’organismo per rigenerare i danni causati da traumi o da malattie, fornendo così delle soluzioni alternative ai tradizionali trattamenti.

Come si evince dal nome stesso, l’Ortobiologia si avvale della sinergia del lavoro dei biologi e degli ortopedici, attraverso un processo di trasferimento delle competenze dal bancone del laboratorio al reparto dell’ospedale.
Questo approccio include l’utilizzo di diversi ed innovativi prodotti, tra cui i biomateriali, i fattori di crescita e le cellule del paziente stesso, che insieme forniscono un valido supporto per la rigenerazione delle strutture muscolo-scheletriche. I recenti progressi scientifici nel campo dei biomateriali, della Biologia cellulare e dei fattori di crescita hanno, infatti, creato opportunità uniche per affrontare situazioni patologiche fino ad oggi trattabili con risultati poco soddisfacenti o in modo altamente cruento ed invasivo per il paziente.
I risultati ottenuti fino ad ora indicano che la Medicina rigenerativa sarà complementare ai trattamenti farmacologici e chirurgici tradizionali e, in alcuni casi, li sostituirà, permettendo anche la posticipazione di interventi sostitutivi (protesi).
Nell’ambito della Medicina rigenerativa ortopedica sono diversi gli ambiti di ricerca, tra questi, l’Ingegneria tissutale e l’utilizzo di stimoli fisici (onde d’urto, campi magnetici, correnti elettriche, etc.) o chimici (fattori di crescita) o biologici/viscosupplementativi (Ialuronati) sono già utilizzati da anni nella pratica clinica con buoni risultati. Altri, come l’impiego delle cellule mesenchimali del midollo osseo, del grasso e del sangue, sono applicati da meno tempo, ma già con risultati soddisfacenti ed incoraggianti.

 

Il Dott. Federico Trentani riceve nei suoi studi di Bologna, Rosarno, Tuglie, Novara, Ascoli Piceno, per maggiori informazioni o per prenotare un appuntamento potete visitare il suo profilo:

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