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Le scuse non sono tutte uguali

Considerate questo plausibile e comune scenario: state discutendo con un amico, con il partner, con un figlio o una qualsiasi altra persona nella vostra vita, su qualcosa che ha fatto e che vi ha reso infelici. Dopo aver discusso animatamente, riuscite a farvi chiedere scusa, ma ascoltare le tanto agognate parole, "Mi dispiace", vi lascia stranamente insoddisfatti.

Le parole sono quelle giuste, ma c'è qualcosa nel modo in cui vengono pronunciate che le fa sembrare più un attacco verbale che un'offerta di pace.
 

In base al tono di voce dell'interlocutore, le scuse possono risultare irritate, sarcastiche, amareggiate, difensive o, persino, offensive, ossia l'opposto della sincera ammissione di uno sbaglio che vi aspettavate.

In ogni scambio verbale, le parole che pronunciamo trasmettono solo una parte del messaggio, è il tono di voce che utilizziamo che spesso indica il vero significato, trasformando delle scuse in un attacco, un complimento in un insulto.

Per quanto il rapporto tra contenuto lessicale e tono di voce sia complesso, gli esseri umani modulano il tono di voce per dare significato alle proprie parole, senza sforzi, dalla nascita del linguaggio stesso.

È solo recentemente, tuttavia, con lo sviluppo delle tecnologie di neuroimaging, che abbiamo iniziato ad avere una qualche comprensione di come la mente umana da un senso a queste complesse informazioni.

Quando si parla di tono di voce, quello a cui ci riferiamo è la serie di sfumature di intonazione, o modulazioni di tono, con le quali emettiamo l'insieme di sillabe che formano una data affermazione. È, per così dire, la melodia che compone la canzone del nostro linguaggio quotidiano.
 

Diversi studi di Neuroradiologia hanno evidenziato le aree del cervello coinvolte nel processo di decodifica delle informazioni riguardanti il tono (la parte frontale bilaterale e la regione temporale, e vi è persino un "centro generale dell'intonazione" nelle convoluzioni temporali trasverse di Heschl e nelle adiacenti circonvoluzioni temporali superiori). Un recente studio dell'Università della California, a San Francisco, è partito da queste scoperte, per comprendere non solamente le aree del cervello dove avviene questo processo, ma anche "cosa codifica l'attività neurale in questa regione, ovvero la mappatura dettagliata della risposta neurale a specifici stimoli."

 

I partecipanti allo studio hanno ascoltato una serie di affermazioni create variando alternativamente l'intonazione, il contenuto fonetico e l'identità dell'oratore, mentre degli elettrodi subdurali registravano la loro attività corticale.

Frasi come "I film richiedono poca energia" e "Le persone danno valore ai comportamenti spontanei" sono state presentate in diverse forme di intonazione (con gli accenti messi in diversi punti della frase), pronunciate da diversi oratori e sono state registrate le risposte corticali a questi stimoli.

Come ipotizzato, alcuni elettrodi hanno registrato differenti risposte in base al contenuto lessicale della frase e all'identità dell'oratore, mentre altre zone corticali hanno risposto solamente alle variazioni di tono, non facendo invece distinzioni né per il significato della frase né per la persona che la pronunciava.

Ad esempio, quando le frasi sono state presentate come domande, con un'intonazione più alta alla fine, le zone corticali sensibili all'intonazione hanno avuto la stessa reazione per entrambe, a prescindere, quindi, dal diverso significato delle due domande e dal fatto che non avessero nessuna similarità lessicale o semantica.

Queste evidenze dimostrano che "l'intonazione è sottoposta ad una peculiare estrazione dai segnali vocali, separata da altri importanti elementi", come il significato delle parole dette e l'identità della persona che le pronuncia.

In altre parole, i diversi pezzi di informazione che compongono un'espressione orale vengono processati in percorsi distinti ed indipendenti nella nostra mente.

 

Quindi, la prossima volta che il vostro partner o coinquilino romperà la vostra tazza preferita e pronuncerà l'obbligatorio "Mi dispiace", considerate il complesso processo neurale che innesca la vostra reazione a queste parole.
Il contenuto lessicale della frase sarà processato come delle scuse, mentre il tono di voce sarà processato separatamente e potrebbe essere tradotto come falso e sarcastico. Un processo simile elabora poi l'informazione riguardante l'interlocutore che, una volta decodificata, fa riaffiorare il ricordo di conversazioni simili intercorse in passato con lui.

L'integrazione di queste informazioni potrebbe portare all'insindacabile conclusione che è tempo di prendere le distanze dalla persona che ci ha offeso e non sembra esserne dispiaciuta.

Fate attenzione, però, al vostro tono quando gli comunicherete la decisione, perché il centro di decodifica dell'intonazione nella sua mente potrebbe suggerirgli che state scherzando e potreste non liberarvi più di questa persona.

 
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