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Cosa ti fa alzare il Lunedì mattina?

Come ti senti il Lunedì mattina, o la Domenica sera, quando pensi che dopo poco dovrai tornare al lavoro?

Sapevi che, per moltissime persone, il senso di benessere aumenta il Venerdì sera e diminuisce drammaticamente la Domenica sera, per raggiungere il livello minimo il Lunedì mattina? E sai perché il lavoro, o anche solo il pensiero di questo, influisce così negativamente sul benessere? Lavorare è di per sé una cosa negativa? Lo deve essere per forza?

Per rispondere a queste domande,
dovremmo innanzitutto chiarire la differenza tra motivazioni intrinseche ed estrinseche, le prime si hanno quando una persona è genuinamente interessata all'attività che svolge e prova sensazioni positive (come soddisfazione, divertimento, senso di realizzazione) quando lavora. Tra le seconde rientrano, invece, le motivazioni indirette che ci spingono a trovare un lavoro, come mantenersi autonomamente, poter acquistare determinati beni o servizi di nostro interesse o, ancora, ricevere l'approvazione da parte della famiglia e degli amici.
 

La motivazione più diffusa per cui si lavora è quella economica, infatti tutti dobbiamo avere una fonte di sostentamento per poter mangiare, avere un tetto sulla testa, comprare vestiti e per altre necessità primarie o secondarie (si pensi che in alcuni paesi bisogna lavorare per avere l'assistenza sanitaria o per permettersi di mandare a scuola i figli).

Tuttavia, esistono moltissime altre ragioni, alternative o complementari a questa, per mettere i propri sforzi nel lavoro, e per alcuni possono essere persino più importanti del denaro.

Tra queste troviamo il desiderio di accrescere la propria autostima o di fare la differenza nel mondo, o, ancora, un interesse personale verso il lavoro che si svolge. Le ragioni per cui si lavora influiscono sia sulla performance che raggiungiamo che sul nostro benessere.
 

Lavorare per guadagnare soldi rientra nelle motivazioni estrinseche, questa categoria di ragioni non comprende solo i soldi in senso stretto, ma anche il volere una promozione, ricevere gratifiche o bonus, o il voler evitare critiche da colleghi o superiori oppure desiderare la loro approvazione.

Recenti studi dimostrano che quando si lavora solo per guadagno, la performance raggiunge solo gli standard minimi, e si è spesso più inclini ad utilizzare delle scorciatoie o ad imbrogliare per ricevere dei riconoscimenti. Ciò avviene in particolar modo se i bonus incidono in maniera significativa sullo stipendio. Inoltre, si sente molta più pressione e si hanno delle conseguenze negative sul benessere psico-fisico generale.


Se, invece, si lavora per la propria autostima o per evitare di sentirsi sminuiti, cosa comune dato che l'ego è per molti un fattore importante, questo potrebbe portarci a mettere molto impegno nel lavoro ma, allo stesso tempo, potrebbe anche influenzare negativamente la nostra salute.

Essere motivati dal proprio lavoro in sé è possibile se si svolge un'attività che è in linea con i valori personali. Quando le persone vedono l'impatto positivo che il proprio lavoro ha su un determinato beneficiario, sui clienti in generale, sull'ambiente o su qualsiasi altra persona coinvolta di cui gli importa, è più facile che siano trasportate da questo.

Questo tipo di motivazione è ottima perché porta ad impegnarsi molto e accresce il benessere della persona.

Si è naturalmente motivati quando ci si diverte a fare qualcosa. Infatti, sarebbe sicuramente più facile alzarsi il Lunedì mattina per andare a giocare piuttosto che a lavorare. Di conseguenza, questo stato d'animo comporta il raggiungimento di performance migliori e di un più elevato benessere, con limitati sentimenti negativi quando il weekend sta volgendo al termine e una carica maggiore all'inizio della settimana lavorativa.


Qual è, invece, la differenza tra motivazione di significato e motivazione intrinseca? In termini di performance e di salute hanno gli stessi effetti, ma hanno alcune differenze. Quando si lavora per fare la differenza ci si concentra sul risultato della propria attività, ossia sull'impatto che questa può avere su altri, non sul processo che si compie nel frattempo.

Se, invece, è proprio l'atto di lavorare che è divertente o piacevole, come può essere dipingere o cantare, allora questo genera motivazione intrinseca.

Non tutto quello che facciamo al lavoro può piacerci, ad esempio, ad una maestra può piacere insegnare ma non valutare i propri alunni. Tuttavia, può trovare un significato anche a questa attività, se pensa che le valutazioni servono agli alunni per dimostrare cosa hanno imparato e ricevere un feedback, quindi è utile per loro, allora le votazioni possono avere uno scopo e una ragion d'essere anche per la maestra.

 

Quindi, se state trovando difficoltà nell'alzarvi il Lunedì mattina, pensate al motivo per cui svolgete il vostro lavoro. Se la ragione riguarda solo i soldi o l'ego, allora tentate di trovare uno scopo più profondo o di divertirvi di più.

 
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