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Economia
A chi fa paura il Bitcoin?

Mentre in queste ore Bitcoin , la più famosa criptovaluta supera abbondantemente la soglia psicologica dei 10.000 $, raggiungendo il suo picco da Marzo 2018, fanno abbastanza sensazione, ultime in ordine di tempo, le dichiarazioni di Paolo Savona, presidente CONSOB proprio a proposito delle monete virtuali. Ad un recente discorso alla comunità finanziaria, infatti, il presidente dell’autorità di vigilanza e controllo dei mercati finanziari, ha sostenuto che le criptovalute possono essere un esempio da cui “trarre insegnamento per proteggere il risparmio” ma “l’ideale sarebbe che l’uso di questo strumento, per ora para-monetario se non proprio finanziario, diventi monopolio pubblico, come accaduto per la moneta di base”.

Alcuni Stati, ha sottolineato ancora il numero uno della Commissione, “si stanno muovendo in questa direzione ma – avverte allo stesso tempo – l’iniziativa privata mostra di essere più pronta a cogliere l’innovazione e a porre il suo dominio su di essa”. Da qui l’allarme: se questo accadesse, infatti, il sistema monetario attuale “verrebbe sconvolto e il sistema finanziario coinvolto” perché “diventerebbe problematico il controllo della quantità di moneta e, ancor di più, la sua riconduzione nell’alveo pubblico’. Queste affermazioni hanno subito rimandato a tutte le discussioni e le preoccupazioni che ha destato il recente annuncio di Facebook di voler lanciare nel 2020 una sua propria criptovaluta, chiamata Libra. La Cina da tempo ha dichiarato guerra alle cripto, recentemente la Duma russa ha annunciato una nuova più stringente regolamentazione del mercato delle stesse. La Sec americana sta analizzando se approvare o meno gli ETF sul Bitcoin da mesi e di rinvio in rinvio si e’ arrivati alla possibilità di una decisione entro Agosto 2019.

In Sudamerica, dove il Bitcoin sembra avere maggiore diffusione, causa i problemi di inflazione in paesi come Venezuela ed Argentina, e dove sempre più negozi accettano pagamenti in moneta virtuale, alcune autorità finanziarie del Brasile hanno messo sotto la lente alcuni exchange e movimenti sospetti che potrebbero nascondere traffici illeciti. Insomma pare proprio un rincorrersi da parte delle autorità finanziarie e politiche ad accendere un faro sulla moneta virtuale, che incurante di tutto ciò continua a salire inesorabilmente e c’e’già chi prevede per il 2021 una quotazione stratosferica intorno ai 100.000$ per il “re” delle criptovalute. Secondo gli esperti ed analisti finanziari, infatti, con la concomitanza delle halving ( il dimezzamento dei nuovi Bitcoin “ estraibili”) inevitabilmente il prezzo crescerà. Era già avvenuto con l’ ultimo avvenuto nel 2016. La monete virtuali, essendo per loro natura decentralizzate e pubbliche non possono essere controllate e messe sotto tutela da nessuna organizzazione statale o finanziaria.

Per questo sono nate e questo evidentemente adesso che il loro valore e la loro capitalizzazione ( sopratutto per Bitcoin e poche altre monete) sta assumendo toni e caratteristiche importanti, comincia a destare preoccupazione proprio nel sistema politico finanziario, che da sempre fa del controllo delle monete e della liquidità uno strumento fondamentale per poter indirizzare l’ economia. Non è un caso che quasi tutte le banche internazionali, malgrado le dichiarazioni di facciata, stiano investendo pesantemente sulla tecnologia blockchain che sta alla base delle monete digitali. JP Morgan e pronta ormai da tempo a lanciare la sua criptovaluta ( malgrado il suo potente Ceo James Dimon nel 2017 avesse definito le criptovalute come una grossa frode finanziaria). Stesso discorso per Goldman Sachs o Bank of America. Ma anche la nostra Banca d’Italia, in gran segreto, da tempo avrebbe organizzato un centro studi al suo interno sulla blockchain. La tecnologia che sta dietro alle monete virtuali, secondo gli esperti, potrebbe essere una rivoluzione persino più importante di quella che ci fu con la stessa diffusione di internet. E questo anche perché la sua caratteristica di muoversi attraverso le autorizzazioni a catena di ogni passaggio o documento, da parte della comunità in rete, toglie il potere della intermediazione e la possibilità di singolo errore umano, volontario o meno.

Ecco però che qui starebbe, secondo i malpensanti, il vero inghippo, che tanta preoccupazione crea nelle autorità preposte al controllo e ai processi autorizzativi. I blocchi della tecnologia blockchain, infatti, non hanno bisogno del controllo centrale ma come detto sono gestiti autonomamente dalla comunità. Una rivoluzione a 360 gradi che non può non toccare tutta quella serie di intrecci ed interessi perversi che permettono a molti di guadagnare propria dalla loro “intermediazione”. Ecco che tornando al Bitcoin allora le parole di Savona, che sull’argomento sembra essere piuttosto esperto, sono evidentemente rivolte ad una possibile centralizzazione del processo, che però come appare chiaro, diverrebbe una contraddizione in termini. Insomma la sensazione che si ha e che la battaglia per il controllo delle cripto e della blockchain da parte delle autorità centrali e la libera diffusione delle stesse fra la comunità virtuale sia appena agli inizi. Sara interessante capire quali saranno i risvolti, ma seguendo quella che e’ stata l evoluzione della rete, anche essa all inizio osteggiata da molti, proprio per la sua “libertà” di fruizione, sarà difficile fermare quella che appare come la seconda importante rivoluzione tecnologica del secolo.

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