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Economia
A Genova la nautica riparte. Le barche si guidano con lo smartphone

La Nautica italiana prova a ripartire. Il Salone di Genova, 55esima edizione, ha aperto ieri mattina cogliendo l’auspicio di una splendida giornata di sole. Dopo i minimi dei due anni passati, quando qualcuno aveva addirittura immaginato un tramonto della rassegna, il 2015 vede la ripresa. Ci sono più di 1.000 barche, quasi tutte in acqua. I cantieri stranieri sono tornati, anche se Genova si sta caratterizzando come un grande salone nazionale, aperto al grande pubblico, alle famiglie con bambini che corrono per vedere la nautica, ma vogliono anche toccarla.

Dal 30 settembre al 5 ottobre, una settimana scarsa di esposizione, la previsione è di superare i 100mila visitatori del 2014. Scommessa è legata in parte ad Expo Milano, con l’invito ad allungare la gita milanese fino al Mar Ligure. Peccato che i collegamenti – tallone d’achille di Genova e della Liguria – non siano al meglio: niente alta velocità in ferrovia, e autostrade al limite dell’intasamento. I governi adesso promettono di rimediare ai guasti provocati da tasse che avevano fatto fuggire gli italiani prima dai porti, poi dagli acquisti, e fornito all’erario un gettito risibile; spiccioli allo Stato, contro catastrofiche perdite di fatturato della nautica di casa.

Il ministro Del Rio, e con lui il neopresidente della Liguria Giovanni Toti, giurano che non lo faranno più, anzi agiranno all’opposto. Genova ha sempre vantato il titolo di “maggior rassegna nautica del Mediterraneo”, ma negli ultimi 10 anni ha sofferto la concorrenza del salone di Cannes, che la precede a settembre. Cannes è più glamour, più internazionale. Oggi però gli esperti dicono che il polo italiano sta recuperando il primato. Merito anche di un cambio di vocazione: non più il privilegio alle imbarcazioni a motore con i velisti che si sentivano i “parenti poveri” del salone genovese.

Non più l’esaltazione dei maxiyacht da sceicchi, che facevano vetrina più che mercato. Il trend è di moderata uscita dalla crisi: vanno bene le barche piccole (entro i 10 metri se a vela, entro gli 8/9 se a motore) con costi “chiavi in mano” fino a 50.000 euro. Così una barca costa più o meno quanto un camper. Soffrono ancora i segmenti intermedi – tra 10 e 18 metri – mentre sono in netta ripresa i modelli costosi che toccano e superano i 20 metri. Quelli che, per intenderci, arrivano facilmente a costare attorno al milione, e anche oltre. I gommoni abbondano al Salone, però quelli più spinti hanno prezzi elevati. Prosegue intanto il boom dell’elettronica: comandi e controlli remoti, con tablet e smartphone, e sconfinate possibilità di scaricare e acquistare in navigazione carteggi, software e tutto quelle utilità che oggi ci accompagnano ovunque. Ormai in mare come in terra.

Marco Volpati

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