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Economia
Alitalia, Di Maio: "Atlantia in arrivo". Ma salgono le quotazioni di Toto

di Luca Spoldi
e Andrea Deugeni

"Ci sono le Ferrovie dello Stato e il ministero dell'Economia. C'e' Delta Airlines, serve il quarto elemento. Ieri sera ho incontrato Toto, uno dei soggetti che ambisce a entrare nella nuova Alitalia, mi dicono che ci sarebbe anche una proposta in arrivo di Atlantia, io non ho pregiudizi sul dossier Alitalia e su Atlantia, però nessuno deve mettersi in testa che sulla questione delle revoche di Autostrade il Governo possa fare un passo indietro”.

Di Maio
 

In una diretta su Facebook il vice presidente del Consiglio, Luigi Di Maio, conferma l’indiscrezione che la società controllata dai Benetton si prepara a entrare nella partita per il salvataggio dell’aviolinea. Secondo il Sole 24 Ore, Atlantia starebbe valutando infatti di presentare una manifestazione di interesse per circa il 35-40% del capitale, la quota di capitale mancante nella Newco Nuova Alitalia, corrispondente ad almeno 300 milioni.

L'operazione, secondo quanto raccolto negli ambienti finanziari, è oggetto di valutazione in queste ore e porrebbe alcuni paletti. In particolare la partecipazione del gruppo autostradale e il versamento di un assegno di 300 milioni nella nuova societa' della compagnia di bandiera sarebbe condizionata alla presentazione di un piano industriale di rilancio serio e credibile.

Tanto piu' che per Atlantia, se l'operazione non dovesse subire rallentamenti improvvisi, si tratta del terzo intervento diretto nella tormentata storia di Alitalia: aveva gia' partecipato alle due ricapitalizzazioni avvenute nel corso del 2008 e successivamente con l'avvento di Etihad. Al momento nessuna decisione definitiva e' stata presa, anche perche' il dossier sara' esaminato giovedi', quando e' in agenda il cda. Fonti vicine al gruppo autostradale fanno sapere che "il tema Alitalia non figura all'ordine del giorno, ma non si esclude che se ne parlerà".



sciopero alitalia
 

Nel pomeriggio, fonti della maggioranza citate dall’agenzia Radiocor hanno rivelato che dopo l’incontro di ieri con Di Maio, anche le quotazioni del gruppo abruzzese Toto sarebbero in crescita. Per la Newco si procederà ad una ricapitalizzazione attorno al miliardo di euro. Visto che Alitalia dà ancora lavoro a 11 mila dipendenti (senza contare l’indotto) l’interesse pubblico è evidente.

Ma perché Alitalia, una compagnia aerea che continua a bruciare oltre un milione di euro al giorno, dovrebbe interessare a Carlo Toto e al figlio Riccardo (si presume con un investimento di 100-150 di milioni di euro in cambio di una quota tra il 10% e il 15%)? Che ai Toto il trasporto aereo sia sempre piaciuto non è una novità, visto che fin dal 1983 avevano costituito Aliadriatica, compagnia regionale low cost che nel 1995 assunse il nome di Air One e si mise a fare concorrenza proprio ad Alitalia sulla redditizia rotta Roma-Milano. Nel 2007 Air One formulò anche un’Opa per Alitalia, ma le venne preferita un’Offerta pubblica di scambio avanzata da Air France-Klm. Nemmeno un anno dopo fu però Alitalia (nel frattempo passata sotto le insegne della Cai dei “capitani coraggiosi”) a rilevare Air One trasformandola nella propria “low cost”.

delta
 

Un esperimento chiuso ufficialmente sei anni dopo, nell’agosto 2014, quando Ethiad Airways rilevò il 49% di Alitalia-Cai, sulla base della necessità di “razionalizzare i costi”. Una “passionaccia”, visto che nel 2011 lo stesso Riccardo Toto aveva rilevato dal patron della Sampdoria, Massimo Ferrero, un’altra low cost, Livingstone, che però non ebbe più fortuna di Air One, anzi: già nel 2014 sospese le operazioni, per fallire l’anno successivo. Ma potrebbe non essere la sola motivazione.

A pensar male si fa peccato, ma i Toto, 400 milioni di ricavi circa a fine 2016 di cui la metà legata alle tariffe autostradali, rischiano di vedersi revocare o modificare la concessione come i Benetton. O di dover sborsare molti soldi (si parla di un miliardo, forse uno e mezzo) per ristrutturare la Roma-Pescara-L’Aquila al fine di evitare nuovi crolli stile il ponte Morandi. Ci sono poi vecchi strascichi giudiziari, in particolare legati ad un’azione di responsabilità per aver girato in leasing ad Alitalia-Cai (di cui lo stesso Toto era azionista avendo contribuito alla cordata con una sessantina di milioni) decine di Airbus Air One a prezzi superiori a quelli di mercato e per di più al centro di operazioni di “estero-vestizione” (risultavano infatti intestati a società irlandesi) che si sospetta potrebbero essere servite per frodare il fisco italiano. Una vicenda per la quale Alitalia chiede a Toto 260 milioni di dollari.

Almeno formalmente, come ripetuto anche oggi da Di Maio, il salvataggio Alitalia è una vicenda distinta e separata dal tema della revoca o rinnovo delle concessioni autostradali e tanto più dalle vicende giudiziarie legate alle vecchie gestioni di Alitalia. Nei fatti però come per Atlantia gli analisti finanziari sottolineano che una partecipazione al salvataggio consentirebbe se non di chiudere una “partita di giro”, quanto meno di “distendere i rapporti” tra i gruppi partecipanti e il governo. Possibilmente con conseguenze positive in termini di ricadute su altri business, come appunto le grandi opere, coi Toto che premono da mesi perché ripartano i cantieri del tunnel ferroviario del Terzo Valico dei Giovi, in Liguria. Una commessa a cui lavorano dall’aprile dello scorso anno proprio Toto Costruzioni assieme e Seli Overseas, ma che ha accumulato significativi ritardi.

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