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Economia
Bancari, botta e risposta Patuelli-Sileoni (Fabi). E il contratto si allontana

Clima teso fra Abi e sindacati alla vigilia della ripresa delle trattative per il rinnovo del contratto per gli oltre 300mila bancari italiani. Un botta e risposta fra il numero uno dell'Abi Antonio Patuelli e Lando Sileoni, il segretario generale della Fabi, il primo sindacato di settore, che fa ben capire quale sia il tenore delle relazioni industriali nel comparto del credito in un momento in cui i sindacati hanno appena presentato una piattaforma in cui chiedono un aumento di 175 euro. Mentre Palazzo Altieri, invece, propende per un congelamento pluriennale degli adeguamenti.

Patuelli ha rifiutato la tesi secondo cui l'avanzata delle nuove tecnologie sia la principale causa degli esuberi nelle banche. "La stagione degli esuberi la porta la recessione", ha infatti affermato il rappresentante dei banchieri a margine di un convegno Icbpi in corso a Milano. "Se c'è espansione dell'attività, se l'economia si riprende, ci sono nuovi sbocchi", ha aggiunto. Patuelli ha inoltre osservato che "la recessione, come il terremoto, non e' una maledizione contro cui non si puo' fare niente", alludendo al ruolo che le nuove tecnologie - oggetto del convegno odierno - puo' avere nella ripresa.

"Chi resta indietro sulle nuove tecnologie, non solo non salvaguarda molto, ma mette anche a repentaglio il domani di tutti. Occorre che istituzioni, forze economiche, politiche e sociali facciano uno sforzo comune per la ripresa dell'economia". "In un mercato unico bancario", ha infine affermato Patuelli, "non si può essere marginali nella competitività, perchè si creano altri problemi", ossia gli esuberi. Questi ultimi "bisogna risolverli accelerando e ampliando lo sviluppo".

Immediata la replica pungente di Sileoni. "Contrariamente a quanto detto dal presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, la recessione c'entra poco o niente con il discorso degli esuberi. Dal 2000 al 2013 il settore bancario ha perso 48.000 posti di lavoro. Quindi ha espulso lavoratori ben prima che la recessione si manifestasse".

"Dal 2014 al 2020 usciranno altre 20.000 persone. Gli esuberi rappresentano il risultato di un modello di banca vecchio e obsoleto, sono figli di una cattiva gestione del credito, di sponsorizzazioni buttate al vento, degli alti stipendi dei manager e soprattutto di una mentalita' superata dai tempi, che le banche non vogliono cambiare. Gli esuberi sono il risultato di liquidazioni milionarie, di direzioni generali costosissime, di consulenze a sei zeri affidate agli amici degli amici, soprattutto nel settore informatico e legale, del tutto evitabili se si utilizzasse personale interno".

"Siamo a fianco di Patuelli quando pubblicamente difende le banche dal pestaggio mediatico, spesso demagogico, che sta investendo il settore, ma continuando con queste esternazioni, lo informiamo che il rinnovo del contratto di lavoro si complichera' pesantemente", ha concluso il sindacalista.

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