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Economia
Banche: belle, sane e di buona costituzione, ma torna il problema in Italia

Non trova pace il mercato obbligazionario italiano, col “rischio Italia” che porta gli investitori a chiedere un sovrarendimento (“spread”) crescente per acquistare titoli di stato tricolori rispetto agli omologhi titoli tedeschi. Dal 25 aprile a oggi lo spread sulla scadenza a 10 anni è andato dall’1,15% sino al 3% prima di ridiscendere al 2,15% lo scorso 18 giugno, per poi tornare a salire nuovamente e riportarsi stasera in area 2,55%.

carlo messina 500 2
 

Oltre a soffrire il Tesoro, che già il mese scorso per collocare complessivamente 2,15 miliardi di Btp decennali ha dovuto accettare che il rendimento lordo annuo salisse al 3% (il mese precedente aveva assegnato 3,45 miliardi pagando solo l’1,70% lordo) e domani proverà di nuovo a sondare il mercato offrendo non più di 2,5 miliardi (contro i 9 miliardi di Bonos decennali che punta a collocare la Spagna), soffrono anche i titoli delle banche italiane quotate, da sempre correlate all’andamento dei titoli di stato di cui hanno “in pancia” ancora 340 miliardi.

Pochissimi istituti si sono sottratti al rosso, come Banco Bpm (quotava 2,41 euro, tratta stasera attorno ai 2,475 euro per azione), Bper Banca (da 4,665 a 4,687 euro), Credem (rimasto stabile attorno ai 6,3 euro per azione) o Banca Carige (stabile sugli 0,8 centesimi di euro a titolo), mentre tutti gli altri istituti hanno accusato perdite più o meno marcate che ne hanno ridotto la capitalizzazione.

Mustier
 

Così Intesa Sanpaolo ha visto le quotazioni passare da 2,638 a 2,486 euro scivolando a poco più di 43,5 miliardi di capitalizzazione, Unicredit da 15,39 a 14,12 euro (32,4 miliardi), Mediobanca è calata da 8,52 a 8,08 euro (sotto i 7,5 miliardi), Ubi Banca da 3,625 a 3,221 euro (3,8 miliardi), Mps da 2,625 a 2,548 euro (ridiscendendo sulla soglia dei 3 miliardi), Banca popolare di Sondrio da 3,57 a 3,396 euro (meno di 1,6 miliardi), il Creval da 0,101 a 0,0969 euro (sotto i 700 milioni) e Banco Desio da 2,17 a 2,11 euro (meno di 270 milioni).

Il tutto, si badi, mentre è proseguita la pulizia di bilancio, con Banco Desio che sta completando in questi giorni la cessione dei titoli mezzanine e junior di una cartolarizzazione da poco meno di 1 miliardo di Npl nominali, Bper Banca che ha appena portato a termine la cartolarizzazione di 900 milioni di Npl della controllata Banco di Sardegna (in attesa di completare altre una o due cartolarizzazioni da un miliardo ciascuna di propri Npl), Unicredit che ha ceduto circa 250 milioni di Npl della controllata croata Zagrebacka Banka, Creval ha cartolarizzato 1,6 miliardi di sofferenze assistite da garanzie Gacs e l’elenco potrebbe continuare.

nagel pagliaro
 

In tutto PwC, prevede che le banche italiane, dopo aver chiuso il 2017 con in pancia 94 miliardi di inadempienze probabili (Utp) contro i 117 miliardi di un anno prima, e 165 miliardi di Npl (da 200 miliardi) oltre a 5 miliardi di scaduti (da 7 miliardi a fine 2016), dovrebbero ridurre di altri 70 miliardi i crediti deteriorati nel corso del 2018. Sane e appetibili, secondo l’Abi, le banche italiane correrebbero il rischio di finire preda di “avvoltoi” stranieri pronti a farne un sol boccone, magari fondendole tra loro per poi tagliare filiali e dipendenti. In verità gli “avvoltoi” stranieri non sembrano proprio dietro l’angolo, se non altro perché in Europa anche altri istituti si trovano in situazioni ancora più delicate, come Deutsche Bank, Commerzbank o Royal Bank of Scotland, ma certo la redditività degli istituti tricolori resta un tallone d’Achille di non poco conto.

(Segue...)

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