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Le banche tornano ad assumere. Le figure più ricercate nel credito

I piani fintech degli istituti italiani

Le banche tornano ad assumere. Le figure più ricercate nel credito
messina

Il settore bancario è in piena trasformazione in tutto il mondo e se gli istituti non sembrano avere più bisogno di sportellisti o addetti di back-office, le richieste di esperti in Fintech e digitalizzazione sono in crescita, a partire dagli Stati Uniti, il paese che per primo ha affrontato la crisi del settore ricorrendo a maxi licenziamenti dopo il 2009 e che dopo anni di pausa vede le grandi banche ricominciare ad assumere, purché si tratti di profili specializzati appunto nel settore digitale e fintech. Non che per le migliaia di banker che hanno perso il posto in questi ultimi 8 anni sia facile tornare in sella. Anche se la domanda è elevata, sono ancora pochi i profili “giusti” in tutto il mondo, soprattutto in Asia, dove da tempo i maggiori gruppi finanziari mondiali stanno provando a crescere.

unicredit ape
 

Ma in Italia a che punto siamo con la trasformazione del settore? Se gli esuberi sono tuttora in crescita e probabilmente dureranno ancora alcuni anni, i principali gruppi stanno già iniziando a muoversi alla ricerca di nuove professionalità con cui ridisegnare le proprie attività. Intesa Sanpaolo, ad esempio, non solo ha puntato da oltre un anno sulla formula della banca “di prossimità” attraverso l’acquisizione di Banca Itb, ridenominata Banca 5 e resa accessibile, oltre che dai 20 mila tabaccai convenzionati in tutta Italia, anche tramite app mobili (per Android e IoS) e sito web, ha avviato un avvicendamento manageriale che dal primo gennaio del prossimo anno porterà, tra le altre cose, Massimo Proverbio a lasciare Accenture per entrare nel gruppo quale Chief It, digital and innovation officer, “a presidio della trasformazione digitale e dell’innovazione” in atto, mentre Silvio Fraternali, attuale responsabile dell’area Strategie operative integrate di Intesa Sanpaolo Services assumerà la carica di amministratore delegato della stessa Banca 5.

Unicredit, da parte sua, ha già avviato il conto alla rovescia per il lancio di Buddybank, un nuovo servizio bancario destinato ai possessori di iPhone che sarà disponibile esclusivamente sull’Apple App Store a partire dal prossimo 29 gennaio. L’idea è di dar vita a una banca “molecolare” che possa offrire dalle polizze vita a una serie di operazioni quotidiane come le prenotazioni e il pagamento di servizi di ristorazione, trasporto tramite taxi o viaggi, potendo inoltre disporre di un’assistenza tramite chat o messaggi vocali 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana. Il servizio, destinato a partire per ora da Milano ma che potrebbe nei prossimi mesi espandersi anche su altri mercati in Europa o negli Stati Uniti, richiede l’apertura di un conto corrente dal proprio iPhone e prevede il recapito di una carta di credito e, su richiesta, di una carta di credito.

marco morelli
 

Mps ha a sua volta puntato ormai da qualche tempo sul modello omnicanale, che consente ai propri clienti di operare tramite internet, app di mobile banking, banca telefonica e atm “cordless”. Tra le funzionalità già attive la firma digitale remota, l’account personale di Posta elettronica certificata e un assistente virtuale sempre disponibile. Sempre in casa Mps, poi, la controllata Widiba ha lanciato un mese fa la prima filiale virtuale, avendo inoltre inaugurato proprio in questi giorni a Siena il primo corner Widiba Dialog che tramite l’uso di ologrammi virtuali visualizzati tramite il visore Hololens consente ai clienti di condividere informazioni col proprio consulente, potendo inoltre effettuare disposizioni bancarie grazie al supporto di un assistente virtuale con cui il cliente può interagire a voce.

Più indietro in questa rivoluzione appaiono le banche ex popolari: se Banco Bpm è impegnata nell’integrazione delle componenti IT di Bpm e Banco Popolare e nello sviluppo di un canale interamente digitale, oltre che nel rafforzamento dell’offerta digitale per le Pmi, Ubi Banca è a sua volta alle prese con la digitalizzazione di processi e investimenti, così come Bper Banca.

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Quest’ultima in particolare col progetto Go Green and Digital ha puntato a sviluppare il modello di offerta e servizio Omnichannel, innovando il modello di call center per aumentarne il cross selling e valorizzare appieno i processi remoti di vendita e l’online (l’istituto ha affidato il rinnovamento del proprio sito online all’agenzia digitale Kettydo+, così da renderlo accessibile e adattabile a qualsiasi dispositivo pc, smartphone e tablet), oltre a digitalizzare sistemi e processi, anche per aumentare il tasso di acquisizione di nuova clientela e la redditività.

Nei prossimi mesi, come ha dichiarato il vice direttore generale Pierpio Cerfogli, sono previsti ulteriori aggiornamenti con funzionalità innovative e la messa online dell’area del sito dedicata agli stakeholders istituzionali. Ma l’architettura omnicanale piace anche al Credem, che ha inoltre predisposto la firma digitale per la clientela fuori sede, ma anche a CariParma, controllata italiana del Credit Agricole che ha appena ricevuto l’autorizzazione dalla Commissione Ue ad acquisire le casse di risparmio di Cesena, Rimini e San Miniato (cedute dallo schema volontario del Fondo interbancario di tutela dei depositi) che nel 2018 punta a sviluppare nuovi prodotti e servizi online.

Infine il Credito Valtellinese, alle prese con la definizione dell’aumento di capitale da 700 milioni di euro, ha già fatto sapere di voler completare il passaggio dell’operatività al digitale e di puntare a trasformare 25 sportelli in filiali digitali Bancaperta. Per ora, insomma, il Fintech italiano non porta a nuove assunzioni come in America, ma la rivoluzione digitale è ormai avviata anche presso gli sportelli bancari tricolori.

Luca Spoldi