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Economia
Bayer-Monsanto, con 66 miliardi i tedeschi leader nell'agrochimica

Bayer


Pesticidi, fertilizzanti e semi Ogm. La Bayer mette a segno la più grande acquisizione mai fatta da un'azienda tedesca oltre confine e compra l'americana Monsanto dando vita al leader mondiale dell'agrochimica che spiazza immediatamente dal primo posto nel settore i cinesi di Chemchina. Società che sta per comprare a sua volta gli svizzeri di Sygenta. Al terzo rilancio (il colosso di Leverkusen ha messo sul piatto 128 dollari per azione che rappresenta un premio del 44% rispetto alle quotazioni del gruppo Usa prima che Bayer, il 9 maggio scorso, mettesse nero su bianco la sua prima proposta di 122 dollari e valorizza la società a stelle e strisce, debito incluso, 66 miliardi), i vertici della Big Corp americana hanno accettato l'offerta.  

Per convincere il consiglio di amministrazione di Monsanto, Bayer, alle prese con una complessa strategia di riposizionamento industriale, ha anche accettato di aumentare la penale in caso di mancato perfezionamento del deal oltre gli 1,5 miliardi proposti recentemente arrivando fino a 2 miliardi nella convinzione di ottenere il via libera delle autorità competenti. Il colosso di Leverkusen, che opera da sempre nella farmaceutica (è stata resa celebre dalla famosa Aspirina), intende finanziare l'intera operazione con una combinazione di debito e azioni di nuova emissione. La componente in equity di circa 19 miliardi di dollari sarà sostenuta tramite l'emissione di bond a conversione obbligatoria (cosiddetto convertendo) e di diritti di opzione per la sottoscrizione di nuovi titoli. Nel mentre BofA Merrill Lynch, Credit Suisse, Goldman Sachs, Hsbc e JP Morgan si sono impegnate a erogare un prestito ponte di 57 miliardi di dollari.

Decisivo, dunque, per il closing è stato l'ultimo rilancio dei tedeschi (oggi era in agenda la riunione del consiglio di sorveglianza) dopo che lo scorso sei settembre il gruppo tedesco aveva aumentato l'offerta da 125 a 127,50 dollari per azione. Ancora troppo pochi per gli americani. Le porte delle trattativa, però, non si erano mai chiuse: anche perché entrambi i gruppi volevano evitare l'inizio di una scalata ostile. A luglio Monsanto aveva rispedito al mittente la proposta da 125 dollari per azione, ritenendola "inadeguata" dal punto di vista finanziario, ma già allora aveva sottolineato che le porte erano aperte a eventuali nuove trattative. 

Il via libera della discussa multinazionale Usa (per la produzione di sementi Ogm e per l'utilizzo del glifosfato nei pesticidi) crea la maggior compagnia di chimica applicata all'agricoltura del mondo, e passa agli annali delle cronache finanziarie come la più grande operazione nel settore chimico, deal dalle grandi prospettive visto che il settore è strategico (e quindi anche profittevole) per consentire a una superficie sempre meno coltivabile di sfamare una popolazione mondiale che al contrario continua a crescere (secondo le stime +3% nel 2015 a 10 miliardi).

Il comparto infatti è in grande fermento: anche le americane Dow Chemical e DuPont stanno cercando di arrivare a chiudere le nozze entro la fine dell'anno, le canadesi Potash Agrium hanno appena dato vita al nuovo leader globale nei fertilizzanti, mentre ChemChina, che controlla Pirelli, sta completando l'acquisizione da 43 miliardi di dollari di Syngenta. Il rovescio della medaglia di queste ondata di consolidamenti è la concentrazione: molto più della metà della produzione dei semi del mondo sarà in mano a un pugno di società. Di fatto i tedeschi di Bayer per non rimanere indietro (cosa che succederà ai connazionali di Basf anche oggetto delle mira di Monsanto) rispetto alle pericolose mosse di Chemchina in terra elvetica (Sygenta custodisce i brevetti delle principali coltivazioni Ogm del mondo, mentre i cinesi, che da un lato sono grandi consumatori con una popolazione di quasi 1,5 miliardi di persone e dall'altro hanno la forza e la capacità di sviluppare ulteriormente il business) sono stati costretti a portare a termine l'operazione.

Dalla fusione tra le attività di agrochimica di Bayer e Monsanto nasce un leader globale con vendite pro-forma nel 2015 per 23 miliardi di euro, il 24% del mercato dei pesticidi e il 29% del mercato dei semi. La società di Leverkusen, destinata a sua volta ad aumentare l'esposizione alle attività di agrochimica dall'attuale 30% del fatturato al 50% e quindi a ridurre la dipendenza dal tradizionale business farmaceutico, prevede un contributo positivo per l'Eps dal primo anno dopo il perfezionamento con una crescita a doppia cifra a partire dal terzo. Le sinergie sono state quantificate in 1,5 miliardi di dollari dopo tre anni cui aggiungerne di ulteriori negli anni successivi.

Se l'amministratore delegato della multinazionale teutonica, Werner Baumann parla così di "grande passo in avanti" sulle sementi e di "rafforzamento della leadership" quale gruppo globale dedito all'innovazione, da parte sua il presidente e Ceo di Monsanto, Hugh Grant ha detto di "credere in questa fusione" i cui termini (prezzo) rappresentano "un testamento in tutto quello a cui ho creduto per creare valore a beneficio degli azionisti”.

Bayer, le cui azioni sono immediatamente schizzate verso l'alto alla Borsa di Francoforte (+2,2% a 95,33 euro a fine seduta)  forse a riflesso del fatto che gli investitori ipotizzavano un rilancio anche più forte (era circolata la cifra di 130 dollari per azione)ha realizzato lo scorso anno un fatturato di oltre 46 miliardi di euro (ha 117 mila dipendenti). Mentre Monsanto (20 mila addetti), che al Nyse resta moderatamente positiva intorno ai 106 dollari per azione (qquesto notevole "sconto" rispetto all'offerta tedesca potrebbe riflettere le incognite sul fronte antitrust oltre che le difficoltà del settore delle sementi legato all'andamento del prezzo delle commodity agricole), ha chiuso il 2015 con ricavi superiori ai 15 miliardi e un utile netto di 2,3 miliardi.

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