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Economia
Il ritocchino di Draghi contro il calo del prezzo del petrolio. La Bce si lascia aperte le porte

di Andrea Deugeni
twitter11@andreadeugeni

La Bce delude i mercati finanziari affossando le borse e mettendo il turbo all'euro che balza da 1,0550 a oltre 1,09 rispetto al dollaro. Un effetto paradossale se si pensa che è partita l'era della divergenza dei tassi d'interesse fra le due sponde dell'Oceano (America ed Europa) La giornata nera sull'azionario è partita proprio dopo la nota con cui l'Eurotower ha annunciato il taglio dei tassi sui depositi (già negativi allo 0,2%) solo di altri 10 punti basi. Dopo le altre misure messe in campo da Mario Draghi è scattata l'ondata di vendite che hanno complessivamente mandato in fumo 310 miliardi di euro in termini di capitalizzazione dei listini.

Che è successo? "Le Borse europee hanno reagito in maniera molto brusca perché i banchieri della Bce hanno promesso moltissimo prima e hanno realizzato poi meno di quanto promesso in precedenza", ha spiegato ad Affaritaliani.it l'economista Giacomo Vaciago. "Si è trattato di un problema di comunicazione: o il presidente Draghi  dice farò quello che serve per garantire che l'inflazione raggiunga questo target entro un determinato giorno e i mercati allora sono costretti a prendere posizione su quanto prospettato oppure annuncia subito una serie di misure nel dettaglio. Cosa che non ha fatto immediatamente e così la reazione di oggi delle Borse e dei mercati valutari è stata di comprensiva delusione perché le aspettative erano molto alte", ha continuato l'economista.

"Negli interventi precedenti - ha proseguito Vaciago - la descrizione degli effetti del quantitative easing era stata un po' drammatizzata. Era stato sottolineato più volte che il Qe non fosse sufficiente, tant'è che l'inflazione, secondo le previsioni risalenti alla penultima riunione del Consiglio della Bce che si è tenuto a ottobre a Malta, dovrebbe tornare verso il 2% appena nel 2025. L'effetto annuncio sui mercati, dunque, era già avvenuto fra il 20 ottobre e il 20 novembre. L'effetto delle parole di Draghi oggi sono state addirittura avverse perché il mercato aveva già portato a casa la certezza dei provvedimenti alla fine confermati oggi", conclude l'economista secondo cui "l'intervento di oggi serve a compensare soltanto gli effetti negativi sull'inflazione attesa dal calo del prezzo delle materie prime". "Non dimentichiamoci - ha ricordato infatti Vaciago - che la Bce sta pedalando in salita".

Per Jonathan Loynes, capo economista di Capital Economics, invece, è probabile che il Consiglio direttivo della Bce abbia deciso di non essere più aggressivo visti i buoni dati macro delle ultime settimane, ma la Bce resta comunque aperta ad altri allentamenti in futuro. Draghi "ha promesso troppo e annunciato troppo poco" ha ribadito anche Patrick O'Donnell, analista di Aberdeen, aggiungendo che "tutti si aspettavano che il presidente Draghi fosse, ancora una volta, il cavaliere bianco d'Europa, ma non è esattamente quello che ha dimostrato. Le misure annunciate oggi non sono altro che un piccolo aggiustamento di contorno".

Nei loro commenti, gli strategist di IG hanno ritenuto che la discussione all'interno del board Bce "sia stata particolarmente accesa e le misure annunciate oggi confermano come l'opposizione dei falchi, guidati dal numero uno della Bundesbank, Jens Weidmann, sia particolarmente agguerrita e più forte delle attese". Il governatore della Buba ha più volte dichiarato nelle scorse settimane che sarà necessario attendere parecchio tempo prima di osservare gli effetti delle misure espansive sull'economia reale. "E' vero che in Eurozona il quantitative easing è iniziato dopo ed ha avuto dimensioni più ridotte che negli Stati Uniti. Ma l'impatto sui flussi finanziari è stato massiccio, come mostrano le stime di Deutsche Bank", ha ricordato a questo proposito Andrea Goldstein, managing director di Nomisma.

"Combinato alla modestia delle ripresa, la politica monetaria di Draghi - ha proseguito l'esperto - ha indotto gli investitori internazionali a cedere 400 miliardi di obbligazioni in un anno, cioè una somma superiore all'eccedente delle partite correnti. Ormai la parità con il dollaro, che in altri tempi avrebbe fatto sobbalzare sulla sua sedia Jens Weidmann, è un miraggio a portata di mano". Tirando le somme, per dare una mano ai banchieri centrali, quello che manca per far surriscaldare l'economia e allontanare definitivamente lo spettro della deflazione, ha spiegato infine l'economista Vaciago, sono le gli investimenti dei governi o quelli europei come il piano Juncker.

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