QE/ Deflazione, Italia a rischio default. Ecco perché la Merkel ha dato l'ok a Draghi

di Andrea Deugeni
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@andreadeugeni

"I tedeschi si sono accorti che con la deflazione o una bassa inflazione c'è il rischio default per i Paesi più indebitati. Il livello di crescita che c'è in questo momento, infatti, è assolutamente ridicolo per assorbire la disoccupazione e risollevare il rapporto debito/Pil". L'economista Mario Seminerio, blogger finanziario molto seguito sul web, spiega così ad Affaritaliani.it i motivi che hanno fatto cambiare idea ai falchi tedeschi e finlandesi all'interno della Bce sull'utilizzo delle misure non convenzionali da parte dell'Eurotower. Mentre alcuni banchieri centrali frenano sul suo utilizzo, Seminerio spiega anche che il quantitative easing è di difficile realizzazione, "perché in Europa il mercato delle cartolarizzazioni è morto".


L'INTERVISTA

Secondo il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung la Bce sta studiando un maxi piano per l'acquisto di bond per mille miliardi di euro. Come potrebbe avvenire questo piano di quantitative easing all'europea?
"Prima di spiegarlo, bisogna fare una premessa".

Quale?
"Se si vanno a vedere i commenti internazionali fatti sull'indiscrezione della Faz emergono perplessità. Il Financial Times, per esempio, è molto scettico e ritiene che la simulazione della Bce di un impatto di un QE da 1.000 miliardi sull'inflazione sia stata fatta uscire apposta da qualcuno che all'interno dell'Eurotower è invece contrario a questo tipo di operazioni".

Perché?
"La simulazione dice che 80 miliardi di acquisto al mese di titoli determinerebbero un livello di inflazione compreso fra lo 0,2% e lo 0,8% da qui al 2016. Un effetto molto modesto. A differenza del Financial Times, la stampa italiana ha invece accolto i 1.000 miliardi di Draghi con un tripudio. Riflessi pavloviani che mi fanno un po' sorridere. Gli italiano hanno la tendenza ad avere un'immaginazione che galoppa per svegliarsi poi quando arriva la secchiata di acqua gelida della realtà".

Detto ciò, come potrebbe essere strutturato il QE?
"Ricordando che siamo ancora nella fase delle indiscrezioni e quella operativa, invece, è ancora lontana, se l'immissione di liquidità dovesse avvenire con acquisto di titoli di Stato sul mercato secondario ci sarebbe il problema che non si possono comprare i bond sovrani di un solo o di alcuni Stati (perché il livello dei prezzi è difforme in Europa, ndr), ma bisognerebbe comprarli pro-rata. Finendo per ritirare un sacco di Bund tedeschi oppure di Oat francesi, Paesi che non hanno oggettivamente bisogno di questro tipo di trattamento. Gli Stati più indebitati e anche più fragili, come Italia, Spagna, Portogallo e Grecia, sono quelli che sono o già in deflazione o che ci si stanno avvicinando molto. Tutti, tranne l'Italia, sono già in deflazione conclamata. Ciò detto, il problema non sta nel comprare titoli di Stato, ma nel riuscire a sgorgare le tubature del credito al settore privato, perché il sistema bancario ha realizzato un pesantissimo credit crunch (deve ridurre la dimensione dei suoi bilanci per prepararsi sia per Basilea 3 sia per l'Aqr della Bce)".

In che modo?
"Comprando, la Bce, delle cartolarizzazioni di prestiti in bonis a famiglie e a imprese. Su questo, c'è da dire una cosa".

Prego...
"Non è che ora sia vietata una manovra del genere, perché già oggi l'Eurotower può fare anticipazioni di liquidità alle banche avendo come collaterale crediti alle Pmi".

Sembra questa la strada che hanno in mente i banchieri centrali dopo le parole del governatore della Banca di Francia Yves Mersch. Ma ci vorrebbero delle regole molto stringenti per valutare la qualità del credito da ritirare in cambio della liquidità. In più, i tedeschi accetterebbero titoli privati?
"Sì, mi pare che il presidente della Bundesbank Jens Weidmann si sia espresso favorevolmente la scorsa settimana. E' chiaro che tra il dire e il fare ci sono delle difficoltà operative molto serie, perché in Europa il mercato delle cartolarizzazioni è morto da almento 5 anni. Dopo il crack dei subprime si è diffusa la convinzione che la cartolarizzazione sia uno strumento malvagio, ma sarebbe la soluzione più razionale perché tenderebbe a liberare capacità di credito da parte delle banche".

Con che tempistiche potrebbe avvenire il QE, dato che oggi diversi esponenti della Bce hanno dichiarato che l'ipotesi di un piano di allentamento quantitativo nell'Eurozona  al momento è solo un'opzione, non essendovi una particolare urgenza?
"Non è così immediata, perché la Bce vuole prima vedere il dato sull'inflazione di aprile per valutare bene gli effetti del calendario. Se si dovesse mettere qualcosa in piedi di operativo, ciò potrebbe non arrivare prima di fine primavera-inizio estate".

E prima delle elezioni europee?
"Non credo ce la facciano prima del 27 di maggio".

Comunque a livello di Stati membri, ora il presidente della Bce Mario Draghi ha la strada spianata per mettere in campo misure non convenzionali. Cos'ha fatto cambiare l'atteggiamento dei falchi tedeschi e finlandesi?
"I tedeschi non sono così stupidi come li dipingiamo noi italiani. Si sono accorti che con la deflazione o una bassa inflazione c'è una componente oggettiva di rischio per i Paesi più indebitati che vanno in una situazione di dissesto e si richiano dei default. Il livello di crescita che c'è in questo momento è assolutamente ridicolo per pensare che possa riassorbire la disoccupazione e risollevare il rapporto debito/Pil". 


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