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Economia
Bce: Jens Weidmann verso la presidenza, Italia messa alle strette
Foto: LaPresse

BCE: Jens Weidmann verso la presidenza, Italia messa alle strette

Entro la fine del 2019 verranno rinnovate tre importanti cariche europee: il presidente della commissione europea, il presidente della BCE ed il presidente del consiglio europeo. Il presidente della commissione europea, eccezion fatta per la prima nomina nel 1958, non è mai stato un tedesco; nel caso della presidenza BCE nessun tedesco ha mai occupato tale ruolo, stessa cosa per quanto riguarda la presidenza del consiglio europeo, ruolo incaricato di curare le relazioni esterne. I primi due incarichi sono senz’altro di primo piano. Il primo determina le decisioni politiche che gli stati membri dovranno recepire il secondo decide la politica monetaria dell’unione europea.
 
E’ assai probabile che uno di questi ruoli verrà ricoperto da un tedesco. Per la BCE la persona più papabile è Jens Weidmann, da sempre ostile all’Italia accusata di vivere da anni al di sopra dei propri mezzi e fautore della linea più rigorista. Penso che una sua nomina sarebbe drammatica per l’Italia. Del resto alcuni parametri economici (2019) ci sono avversi. Vediamone qualcuno:

 

-    Disavanzo pubblico/Pil = 2,5%
-    Rapporto debito/Pil = 132%
-    Saldo primario/Pil = 1,6%
-    Crescita = + 0,2%

Ricordo che i parametri stabiliti da Maastricht sono rispettivamente:

-    Disavanzo pubblico/Pil = <3%
-    Rapporto debito)/Pil = 60%

Il parametro a noi più avverso è il rapporto debito/Pil che per essere ridotto al 100% circa dovrebbe vedere, a parità di crescita attuale, un saldo primario almeno al 3,5% per 15 anni consecutivi. Questo comporterebbe necessariamente maggiori entrate che derivano dalle imposte dirette e indirette versate da cittadini e imprese. Insomma più tasse per tutti. Viceversa per finanziare un maggior debito pubblico l’Italia sarebbe costretta a continuare a chiedere maggiori prestiti sui mercati con l’emissione di BOT, CCT, CTZ pagandone poi maggiori interessi. Il problema è che i mercati inizierebbero a non fidarsi della solvibilità dell’Italia con un aumento  incontrollato dello spread.

Quando Salvini dice che se ne frega del 3% sa già di mentire; quando Conte dice che nessuna manovra correttiva è all’orizzonte mente. Il problema attuale dell’Italia è che è isolata politicamente in Europa e non ha appoggi. L’attuale governo non ha una politica estera europea e pensare di far pagare il nostro debito ai Cinesi o ai Russi è utopia. 

Pensare che le elezioni europee possano da sole ribaltare un monolito autoreferenziale come la UE o la BCE è molto rischioso ed avrebbe conseguenze che nessuno stato europeo permetterebbe, Germania e Francia in primis. Anche i Paesi dell’est Europa non si schiererebbero mai contro la UE o la BCE dato che sono quelli che ne hanno tratto i maggiori benefici. Viceversa l’Italia è il Paese che dall’Euro non ha tratto nessun beneficio se non un impoverimento generalizzato ed un abbandono nelle crisi umanitarie. Si sta avvicinando il momento della verità con una Merkel e un Macron in difficoltà, è vero, ma certamente non per questo più disponibili a trattare. Attendiamoci grandi cambiamenti ed eventuali ribaltoni politici interni.
 

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