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Economia
Borsa, il semestre svolta in rosso dopo Conte. Ecco come investire in equity
LaPresse

La prima metà del 2018 è storia ed è una storia contraddistinta da una marcata volatilità, dopo anni di mercati direzionali: i Bitcoin, per dire, da inizio 2018 hanno perso il 57% (il 70% dai massimi di metà dicembre scorso), in compenso il petrolio dopo anni di cali è rimbalzato con decisione del 22%, al contrario dell’oro che ha ceduto un altro 4%. Tra le borse, il Nasdaq è salito del 10%, nonostante la scarsa simpatia del presidente Trump per le società high-tech americane, mentre il Dax30 di Francoforte ha ceduto il 5%, tra continue tensioni politiche all’interno dell’eurozona e la minaccia crescente di un ritorno al protezionismo che potrebbe fare molto male all’economia tedesca.

Da parte sua Piazza Affari, che ancora a metà maggio segnava un +12% da inizio anno, ha chiuso il semestre a -1% dopo le lunge trattative per la nascita del governo Lega-M5S e complici i dubbi sull’effettiva tenuta dei conti e sulla volontà e capacità del governo di procedere lungo il sentiero delle riforme strutturali. Per i prossimi sei mesi, però, non tutto è compromesso: in molti pensano che almeno un’ultima gamba di rialzo per le borse europee e per Wall Street sia ancora possibile, nonostante ormai la Federal Reserve stia procedendo nella sua “normalizzazione” (al rialzo) dei tassi e la stessa Bce abbia annunciato che staccherà la spina al Quantitative Easing a fine anno, pur prometteno tassi bassi a lungo e nessun rialzo, per quanto minimo, almeno fino alla prossima estate.

Un mix che non si vedeva da anni di utili aziendali in rialzo e prezzi in calo ha reso decisamente interessanti le valutazioni sui listini europei e su quello italiano in particolare, dove i multipli prezzo/utili attesi sono tornati ai livelli di circa 3 anni fa, quando le incertezze sul destino della Grecia avevano tenuto i mercati col fiato sospeso per tutta l’estate. Se non vi spaventano eccessivamente le turbolenze politiche e la volatilità che esse generano sui mercati, il consiglio di Guy Lerminiaux, Cio Fundamental Equity di Degroof Petercam AM è di puntare sui titoli azionari di alcune aziende italiane il cui business è concentrato sulle esportazioni, come in particolare Ferrari, Campari, Autogrill e Mediobanca (che pur non esportando direttamente beni o servizi è tra i finanziatori delle principali multinazionali italiane).

Ferrari, pur guadagnando il 28,8% da inizio anno, ai livelli attuali è circa il 10% al di sotto dei suoi massimi storici di metà giugno ed attende i conti semestrali che potrebbero, come già quelli del primo trimestre, battere le attese. Campari, titolo maggiormente “difensivo” rispetto al Cavallino, da inizio anno guadagna il 7% e si muove in prossimità dei suoi massimi. Autogrill appare ancora più a buon mercato visto che da inizio 2018 perde il 7% e si trova a sua volta circa un 10% sotto i massimi degli ultimi 12 mesi, segnati a fine dicembre scorso.

La più “a sconto” di tutti i titoli indicati da Lerminiaux è però Mediobanca: Piazzetta Cuccia ha sofferto come tutti gli altri titoli bancari europei l’allargamento degli spread e il rialzo dei rendimenti sui bond e da inizio anno perde il 16,3%, mentre la distanza dai massimi degli ultimi 12 mesi è superiore al 24% al momento. Può essere dunque il titolo con il “beta” più elevato in grado di dare quel qualcosa in più alla selezione indicata, a fronte di una maggiore volatilità delle quotazioni.

Ma non c’è il rischio, si chiederà qualcuno, che le continue tensioni politiche europee ed italiane mettano definitivamente fine alla festa? “Le turbolenze politiche non rappresentano per noi un motivo per iniziare a vendere, considerando anche che circa ogni anno entra in scena un nuovo governo” sostiene Lerminiaux, che resta convinto che l’Italia “rimarrà nella zona euro” e ritiene complessivamente “che il legame tra la situazione politica europea e la valutazione fondamentale delle imprese si indebolisca di anno in anno”.

“Potremmo fare un confronto con il Belgio, che ha vissuto una situazione simile a quella italiana, attraversando un periodo piuttosto prolungato in assenza di un governo: in quel periodo di instabilità politica, tuttavia, le aziende hanno continuato a operare e a generare profitti” spiega l’esperto. Tra l’altro, i dati macroeconomici della zona euro continuano a mostrare una discreta crescita, l’inflazione rimane moderata e non vi sono spinte salariali, mentre i rendimenti da dividendi rimangono superiori ai tassi ottenibili sui titoli obbligazionari.

Su questi ultimi, semmai, è d’obbligo una certa cautela soprattutto se siete ancora appassionati dei Btp e dei Bot: chiudendo giugno con un rendimento del 2,69% il Btp decennale guida italiano si è sì allontanato dal picco del 3% visto a metà mese, ma resta il terzo più “generoso” dell’area euro dopo i decennali di Grecia e Ungheria e in deciso rialzo sia rispetto a fine marzo (quando rendeva l’1,79%) sia a inizio anno (quando oscillava sul 2,1%). Vista l’incertezza circa l’ampiezza e l’articolazione della futura manovra finanziaria, sarà difficile che il rendimento possa ridursi sensibilmente e dunque i prezzi tornare in prossimità dei massimi di inizio aprile.

Luca Spoldi

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