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Economia
Sustainability Day per una finanza sostenibile: in Borsa investitori e imprese

Italian Sustainability Day 2019. L'evento di Borsa Italiana, giunto alla sua terza edizione, è dedicato all’incontro e al dialogo tra imprese e investitori sui temi di sostenibilità, innovazione e crescita. Temi portanti di questa edizione sono stati il cambiamento climatico e la transizione verso un’economia più sostenibile e a minore impatto ambientale.

“Borsa Italiana è in prima linea nella promozione di una cultura finanziaria sempre più orientata alle tematiche della finanza sostenibile"; ha dichiarato in apertura di giornata Raffaele Jerusalmi, Amministratore Delegato di Borsa Italiana. "Oltre a sensibilizzare gli stakeholder facilitando il dialogo tra le imprese e gli investitori anche in merito ai temi ESG, Borsa Italiana mette a disposizione del mercato una serie di strumenti per meglio identificare e analizzare il mondo della finanza sostenibile come la Guida ESG, il cui fine è quello di sensibilizzare le società quotate e il framework di Governo Societario, dedicato alle PMI non quotate. I roadshow di Borsa Italiana, come l’Italian Sustainability Day, sono inoltre occasione di incontro, di riflessione e di condivisione in cui si delineano i prossimi passi verso una crescita sostenibile e a basso impatto ambientale”.

I dati elaborati da Borsa Italiana in base al FTSE Russell ESG score (un indicatore sintetico di mercato che aggrega oltre 300 variabili di sostenibilità e governance calcolate a livello di singola società), mostrano come il mercato azionario italiano si posizioni per attenzione e disclosure delle imprese agli aspetti ambientali, sociali e di governance sopra la media mondiale e al quarto posto in Europa, a riprova dell’importante percorso fatto dalle società italiane quotate e dall’intero sistema finanziario in tema di sostenibilità.

“La sostenibilità è un tema rispetto al quale si registra una crescente sensibilità, da parte degli investitori internazionali e delle società quotate”, ha commentato ad Affaritaliani.it il Presidente di Borsa Italiana Andrea Sironi. “Il nostro ruolo, come Borsa, è quello di fare da ponte tra le due realtà. In questo modo la finanza può aiutare le aziende a essere sostenibili. Nel momento in cui i principali investitori internazionali esprimono preoccupazioni su temi come il cambiamento climatico o la transizione energetica, anche i flussi di capitale si spostano, coerentemente, su quelle società che hanno al centro della strategia obiettivi sostenibili, costringendo le imprese ad adeguarsi a queste istanze”.

VIDEO - Sironi, Borsa Italiana: "Investitori scelgono aziende sostenibili"

Gli investitori integrano sempre più le variabili ESG all’interno delle proprie strategie d’investimento: a livello mondiale i firmatari dei Principles for Responsible Investment (associazione internazionale indipendente supportata dalle Nazioni Unite) gestiscono a oggi circa 85 mila miliardi di dollari. Il 70% dell’ammontare detenuto dai primi 15 investitori istituzionali nel FTSE MIB è riconducibile ai firmatari dei Principles for Responsible Investment.

L’Italian Sustainability Day rientra all’interno del programma più ampio degli Italian Equity Roadshow organizzati da Borsa Italiana per promuovere le società quotate presso la comunità finanziaria internazionale, toccando piazze e tematiche consolidate e offrendo agli emittenti la possibilità di testare l’interesse di nuovi investitori in aree geografiche ad alto potenziale di crescita e di nuove tipologie di investitori.

Borsa Italiana riveste un ruolo attivo nel promuovere la finanza sostenibile. Nell’ambito della sua missione è entrata a far parte della Sustainable Stock Exchanges Initiative, sostenuta dalle Nazioni Unite e partecipa inoltre al Technical Expert Group on Sustainable Finance (TEG) della Commissione Europea. È inoltre partner della Climate Bonds Initiative e, attraverso il London Stock Exchange Group, è tra gli osservatori dei Green Bonds Principles, International Capital Markets Association (ICMA).

Sustainability Day: le strategie dei grandi Gruppi per la sostenibilità

I temi trattati hanno spaziato dalle strategie adottate dai grandi player sui temi della transizione verso un’economia più sostenibile, low-carbon e circolare, al finanziamento delle attività sostenibili tramite emissione di Green, Social e Sustainable Bond, all’attenzione che le PMI quotate e non quotate devono iniziare a dedicare alla comunicazione e gestione delle relazioni sulle tematiche ESG con gli stakeholder di mercato, all’importante contributo dei grandi leader di settore nel sensibilizzare le aziende appartenenti alle proprie catene di fornitura. In parallelo al programma pubblico, 31 società quotate e 2 società non quotate incontrano 80 investitori domestici e internazionali in rappresentanza di oltre 50 asset owner e asset manager in più di 330 incontri dedicati al confronto sulle strategie ESG. Le 31 società quotate hanno una capitalizzazione aggregata di quasi 260 miliardi di Euro e rappresentano circa il 45% del listino in termini di market cap.

“CDP ha visto evolvere in maniera dinamica il suo supporto allo sviluppo economico del Paese”, ha detto ad Affaritaliani.it Davide Ciferri, Sustainability officer di Cassa Depositi e Prestiti. “Da qualche anno abbiamo dato vita al Green and social sustainability framework, con emissione del primo social bond (primo in Italia e primo in Europa) del 2017, dedicato a favorire la crescita e l’accesso al credito delle pmi in aree colpite da disastri ambientali. A questo social bond, è seguito quello del 2018 dedicato al settore idrico e quello del 2019 dedicato a edilizia scolastica e riqualificazione urbana. Il nostro piano strategico rilancia questo modello con obiettivi ancora più sfidanti così da essere il volano per lo sviluppo sostenibile del nostro Paese aiutando, dunque, pubblico e privato a superare le sfide globali, come il climate change e la transizione energetica”. “Se l’Agenda 2030 richiama a un approccio partecipativo, di cittadini e imprese”, ha continuato Ciferri, “CDP vuole svolgere un ruolo educativo per aumentare la consapevolezza di tutti gli stakeholder (imprese e investitori). CDP ha sempre selezionato gli investimenti sulla base della loro sostenibilità finanziaria. Il cambio di passo, realizzato con questo piano industriale, ci porta a cambiare il perimetro nel quale scegliamo gli investimenti. Oggi siamo un investitore responsabile privilegiando le iniziative con maggiore impatto e ricadute sui territori. Il ruolo dell’investitore responsabile consiste nell’accompagnare l’investimento lungo tutto il suo arco di vita: dalla fase di origination alla valutazione degli impatti, passando per il monitoraggio costante delle iniziative".

VIDEO - Ciferri, CDP: "Investitori responsabili per sviluppo sostenibile del Paese"

Da tempo Generali ha al centro della propria strategia il tema della sostenibilità. Intervistato da Affaritaliani.it il Presidente del Gruppo Gabriele Galateri di Genola ha dichiarato: “Con le nuove regole europee riguardanti le relazioni integrate, la sostenibilità è diventata parte del processo decisionale e strategico delle aziende. Anche noi, in questo senso, abbiamo intrapreso una serie di politiche, approvate dal Cda e inserite nel Piano di Generali ‘20-‘21, per aumentare gli investimenti in prodotti verdi e sostenibili (fino a 4 miliardi di euro), ridurre gli investimenti in aziende che operano in settori ad alto rischio ambientale (circa 2 miliardi di euro che verranno man mano tagliati) e per sviluppare premi legati a servizi assicurativi responsabili, come la medicina preventiva o l’assistenza a persone disabili. Contemporaneamente facciamo engagement nei settori a rischio per cercare di spingere gli operatori industriali a utilizzare fonti di energia rinnovabili”.

VIDEO - Galateri di Genola, Generali: "Strategia sostenibile, investimenti green"

“La sostenibilità non la si inventa, ma deve essere parte dell’impianto cromosomico di un’azienda”, ha esordito Valerio Camerano, Ceo di A2A: “Per fare un esempio, A2A ha realizzato nel 1904 i primi impianti rinnovabili idroelettrici. Ma non basta”. “Alcuni anni fa”, ha continuato Camerano ad Affaritaliani.it, “è iniziato un progetto strutturato per definire la politica ambientale al 2030 declinandola nel piano industriale con obiettivi definiti per tutti i manager. Stiamo dunque vivendo una grande trasformazione dell’azienda per generare più valore per gli azionisti, per le comunità locali e per l’ambiente”.

VIDEO - Camerano, A2A: "Piano sostenibilità: azioni concrete e ricadute organizzative"

“Quando si parla di economia circolare tutti pensano al tema dei rifiuti, in realtà è un tema trasversale che riguarda anche il ciclo idrico e l’energia”, ha chiarito Stefano Venier, Ceo di Hera. “Quindi è un modo di approcciare il modello di consumo e produzione in logica circolare che dovrebbe sostituire l’attuale modello non più sostenibile. Come Hera raccogliamo 2 milioni e mezzo di rifiuti produttivi, cioè generati dalle imprese. Tra questi è necessario distinguere fra materiali tecnici (carta, plastica, vetro), che hanno bisogno di essere riciclati, e materiali biologici, che devono essere convertiti, per esempio in gas biometano, come facciamo a Bologna in collaborazione con Snam. Un altro esempio è la partnership con Eni per la raccolta di oli esausti che diventano biodiesel e vanno ad alimentare i mezzi per la raccolta dei rifiuti”. “Non tutto si riesce a riciclare”, ha però messo in guardia il Ceo di Hera: “La grande sfida è quella della plastica che è un materiale a elevate prestazioni. Spesso si dice che l’economia circolare parte dalla coda, cioè da come smaltisco e riutilizzo i rifiuti, in realtà dovremmo partire dalla testa, cioè da come si producono quei materiali”. “Hera si concentra principalmente su tre linee strategiche”, ha proseguito Venier ad Affaritaliani.it: “Incoraggiare l’utilizzo intelligente dell’energia, promuovere l’utilizzo efficiente delle risorse e accompagnare l’innovazione dei territori nei quali siamo radicati. Tracciamo gli obiettivi in modo trasparente e misuriamo il valore condiviso della sostenibilità, ossia quella parte del margine che l’azienda realizza grazie alle azioni sostenibili, che lo scorso anno ha costituito un terzo del risultato complessivo e che contiamo di portare al 40% entro il 2022”.

VIDEO - Venier, Hera: "Sostenibilità asse portante della strategia"

Per Luca Cosentino, Energy Solutions ExCo Member di ENI, intervistato da Affaritaliani.it: “Il tema della transizione energetica è di rilevanza assoluta per ENI. I fronti sui quali stiamo lavorando sono tantissimi, ma uno dei più significativi riguarda le energie rinnovabili, oggetto di un piano che ha subito una accelerazione molto forte negli ultimi anni, ma che esiste da almeno 40 anni”. Risale, infatti, al 1980 l’installazione a Roma di una delle primissime fabbriche al mondo di pannelli fotovoltaici con una tecnologia di cui ENI è proprietaria. Oggi l’azienda ha stanziato 1 miliardo e mezzo di investimenti su energia solare ed eolica con 60 progetti in tutto il mondo: “Noi non vediamo le rinnovabili come un business stand alone, ma come un’integrazione rispetto agli altri business. Tale modello muove delle leve che hanno ricadute positive poiché ci consente di ampliare il perimetro complessivo delle nostre attività, sia in Italia sia all’estero, e avere più spazi di mercato quindi ritorno per gli investitori”. Rispetto agli obiettivi attesi, Cosentino ha continuato: “Sono obiettivi molto ambiziosi. Entro il 2022 pensiamo di installare 1,6 gigawatt in 5 continenti nel mondo. Abbiamo inoltre registrato una ambition di crescita di 5 gigawatt al 2025 e di 10 gigawatt al 2030”. Su decarbonizzazione, Cosentino ha raccontato le moltissime attività in corso a partire dalla conversione del portafoglio verso un mix sbilanciato sul gas rispetto al petrolio: “Siamo stati la prima oil company a dichiarare obiettivi di decarbonizzazione di tutte le attività di esplorazione e produzione, realizzate anche grazie a progetti di riforestazione e di conservare delle foreste che faremo partire in molti paesi in via di sviluppo”.

VIDEO - Cosentino, ENI: "Approccio integrato a sostenibilità con focus su rinnovabili:

Alessandra Pasini, Cfo di Snam, dal palco ha raccontato l’approccio della sua azienda al tema: “Siamo il più grande operatore infrastrutturale del gas ed è un imperativo per noi chiederci quale ruolo vogliamo avere nel processo di decarbonizzazione al 2050. Le infrastrutture gas sono molto ramificate e offrono una flessibilità vitale per far fronte ai fabbisogni energetici. Questa flessibilità e il basso costo di trasporto e stoccaggio sono i migliori alleati per smettere il carbone”. Importante per Pasini è la sinergia con altri operatori: “Ad oggi abbiamo collaborato con una serie di soggetti che operano nell’oil&gas per studiare insieme la soluzione più economicamente efficiente per raggiungere la neutralità CO2 nel 2050”. Lo studio Gas for climate, che ne è derivato, individua come soluzione per raggiungere gli obiettivi, e per raggiungerli al minor costo possibile, “il mix tra gas verdi (biometano ottenuto da rifiuti urbani o agricoli) e idrogeno per 270 miliardi di metri cubi. Si tratta di un esempio virtuoso di economia circolare dove gli investimenti in tecnologia consentiranno un’ulteriore riduzione dei costi”.

L’attenzione al tema non viene soltanto dalle energy company. Anche un gruppo come FS Italiane è in prima linea con un impegno a 360 gradi, come ha raccontato ad Affaritaliani.it Stefano Pierini, Head of finance, investor relations and real estate di FS Italiane: “Attualmente stiamo portando sul mercato un’operazione di green bond, la seconda storicamente, sperando di replicare il successo del 2017. Elemento caratteristico dell’operazione è il fatto che il 72% del capitale raccolto sarà dedicato al finanziamento dei treni regionali che saranno riciclabili per il 92-96%. Alla fine del loro ciclo di vita i treni saranno, infatti, riutilizzabili in tutte le componenti perché progettati ingegneristicamente con materiali appunto riconvertibili. Si tratta dunque di ripensare il processo produttivo anche siglando partnership con grandi player, come Bombardier e Hitachi, che hanno sviluppato delle best practice grazie alle nostre richieste”.

VIDEO - Pierini, FS Italiane: "Operazione di green bond per treni riciclabili"

Giulio Domma, Head of IR di Iren: “Per noi la sostenibilità è qualcosa di connaturato al portafoglio di attività, come la gestione del ciclo idrico, la gestione del ciclo integrato dei rifiuti, la generazione e distribuzione di energia elettrica. Da quando abbiamo inserito la sostenibilità tra i nostri pilastri strategici svolgiamo ogni attività con una grandissima attenzione ai temi ambientali. Tali attività sono a elevata intensità di capitale e richiedono, pertanto, ingenti investimenti. Ecco perché il ricorso a strumenti come i green bond è stata una scelta di successo”. Iren ha infatti iniziato nel 2015 con strumenti sostenibili erogati dalla Banca europea per gli investimenti. Successivamente la società ha emesso due green bond, uno nel 2017 e uno nel 2018, di 500 milioni ciascuno: “Siamo stati la prima multiutility italiana a emettere green bond per un totale di 1 miliardo”, ha concluso Domma.

VIDEO - Domma, Iren: "1 miliardo in green bond per iniziative sostenibili"

Un aspetto spesso trascurato della sostenibilità è quello della misurazione dei benefici. Ne ha parlato Toni Volpe, Ceo di Falck Renewables, che ad Affaritaliani.it ha spiegato: “Abbiamo deciso di integrare sostenibilità, strategia e rischio in un processo che parte dalle attività del Cda per arrivare a interessare capillarmente tutta l’azienda. Nella sostanza, abbiamo fatto il primo rapporto sulla sostenibilità che prevede azioni specifiche e concrete ma soprattutto misurazione delle iniziative con kpi specifici”.

toni volpe
 

VIDEO - Volpe, Falck Renewables: "Misurare i benefici della sostenibilità"

Sustainability Day: finanza sostenibile per imprese sostenibili

La quotazione è uno dei principali strumenti attraverso i quali la finanza può sostenere le imprese nel processo di sviluppo sostenibile. Ne ha parlato ad Affaritaliani.it Patrizia Celia, Head of Large Caps, Investment Vehicles & Market Intelligence di Borsa Italiana: “Con la quotazione è possibile realizzare aumenti di capitale che possano finanziare piani di investimento in asset sostenibili”. Alla quotazione si aggiungono i cosiddetti fondi di investimento alternativi, che investono in asset rinnovabili o in asset con strategie di investimento compliant ai criteri ESG, ma anche i green, social e sustainable bond”. “Quando alle fonti alternative”, ha continuato Celia, “ciò che stiamo facendo come Borsa Italiana è mettere a disposizione dell’economia reale del Paese un mercato regolamentato dei veicoli di investimento. Tale mercato è dotato di una nuova modalità di negoziazione che ha già dato ottimi risultati”.

VIDEO - Celia, Borsa Italiana: “Finanza per lo sviluppo sostenibile delle imprese”

“I green bond”, ha approfondito con Affaritaliani.it Pietro Poletto, Global Head of Fixed Income Products di London Stock Exchange Group, “sono tra gli strumenti che maggiormente aiutano le aziende a essere sostenibili. Borsa Italiana ha creato segmenti dedicati con oltre 80 strumenti quotati per 72 miliardi di asset under mananagement. Ovviamente l’informativa è una parte fondamentale, che deve essere fruibile per tutti gli investitori, sia istituzionali sia retail”.

VIDEO - Poletto, LSEG: "Diventare sostenibili con i green bond"

Gianluca Manca, Head od Sustainability di Eurizon Capital, ad Affaritaliani.it ha puntualizzato: “L’asset management si è attrezzato prima ancora delle aziende quotate e sta cercando di intavolare un dialogo costruttivo con tutti quei soggetti che non hanno prontezza di risposta su questi temi, così come vorrebbero i piani regolamentari dell’Europa”. Quando ai tavoli di lavoro in Europa sulla finanza sostenibile, Manca ha continuato: “Circa un anno fa il commissario Dombrovskis ha aperto il piano per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, che ha coinvolto due grandi gruppi di esperti – società di asset management e fondi pensione, nonché assicurazioni e istituti di credito – per dare una prima imbastitura a come dovrebbe essere la finanza sostenibile nei prossimi vent’anni. Oggi quel piano è rallentato dall’andamento politico dell’Europa. In attesa delle nomine alla Commissione che sbloccheranno la seconda tornata di lavori, io temo che in questa seconda fase vedremo un minore entusiasmo dello scorso anno nel proporre alla finanza un cambiamento così radicale. Il primo segno del rallentamento è la volontarietà lasciata agli operatori di intraprendere la strada del cambiamento”.

VIDEO - Manca, Eurizon Capital: "La finanza sostenibile secondo l'Europa"

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