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Economia
Borse, "altri casi Huawei dietro l'angolo. La crisi dimostra il flop dell'Ue"

Caso Huawei, crollo dei mercati mondiali e nuove tensioni Usa-Cina. Che cosa sta accadendo? Affaritaliani.it lo ha chiesto all'economista Antonio Maria Rinaldi. L'INTERVISTA
 

antonio maria rinaldi ape                Antonio Maria Rinaldi
 

Il caso Huawei, con l'arresto in Canada della figlia del fondatore del colosso asiatico, ha riacceso i timori di una guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina affonsando le Borse mondiali. La globalizzazione finanziaria è in crisi?
"Prima vorrei fare una premessa".

Prego...
"Tutte le radio e le tv dicono che hanno arrestato il cfo di Huawei. Quanti sanno che cfo è l'acronimo di direttore finanziario? Solo gli adetti al lavoro. Probabilmente la casalinga tipo oggi pensa che si tratti di un nuovo ballo messicano".

Tornando ai mercati?
"Non è che la globalizzazione finanziaria sta andando in crisi, è già in profonda crisi. La grande lezione della Lehman Brothers di dieci anni fa, purtroppo, non è servita a niente visto che non si è voluto dare una regolamentazione alla finanza mondiale con il presupposto che i mercati trovano da soli l'equilibrio. Dare regole certe alla finanza che ormai non ha frontiere mette al riparo dai problemi. Basti pensare che con i titoli derivati, e la cartolarizzazione è stata alla base del disastro della Lehman, c'è una moltiplicazione dei danni rispetto a dieci anni fa. Potenzialmente siamo ancora più esposti".

Potrebbero esserci altri casi come quello di oggi sui mercati?
"Temo di sì anche se vorrei essere smentito. Indurrei le banche centrali ad adottare una voloce ed efficace puntalizzazione su tutti i casi potenziali che potrebbero scatenare un nuova crisi. Dieci anni dopo la Lehman ancora non si vede una crescita mondiale sostenuta e questa volta, se torna la crisi, non si scherza. Potrebbe essere letale".

La colpa non è di Trump e della sua politica dei dazi?
"No, il presidente statunitense sta difendendo il suo Paese. Gli Usa non possono essere il compratore del mondo, visto che tutti vogliono esportare. Trump giustamente fa i suoi interessi, come d'altronde fanno tutti. Ricordo che gli Stati Uniti sono stati vittime delle politiche di delocalizzazione con più di 20 milioni di disoccupati".

E la Cina?
"Il ruolo di Pechino, come quello di Washington, è da copione e ricalca quanto abbiamo visto nei mesi precedenti. Trump è un ottimo negoziatore, arriva alla quasi rottura e poi trova l'accordo. Lo abbiamo visto anche su fronti non economico-finanziari, come ad esempio con la Corea del Nord. Sembrava imminente una guerra e poi abbracci e sorrisi. Una tecnica inusuale".

E l'azione di Trump è positiva?
"Se ci sono i risultati certo che è positiva. E penso che si metteranno d'accordo tra Usa e Cina, le prime indicazione in tal senso ci sono. Il problema non sono le sanzioni americane o la minaccia di sanzioni, il punto dirimente è rivedere l'intero sistema finanziario. Non è più possibile fare qualsiasi cosa senza una chiara regolamentazione".

Tutto ciò che conseguenze ha sull'Unione europea?
"Ritengo da tempo che l'Ue debba fare un salto qualitativo e debba rivedere radicalmente la propria architettura con una comunione di interessi. In caso contrario si condannerà da sola. Se l'Unione europea non è in grado di fare un mea culpa, riconoscendo i propri errori, non ha futuro. L'architettura dell'Ue ha radici lontane e da allora si è sempre perseguita la stessa strada. Che ora va rivista profondamente ricreando simmetrie di forze tra Stati al posto di un modello che crea sempre più asimettrie. Se si trova la sintesi tra le esigenze di tutti i Paesi si può andare avanti, altrimenti anche la governance europea andrà incontro a grossi problemai. Non è un caso che i britannici abbiano votato a favore della Brexit e che siano in crisi governi che hanno sostenuto ciecamente questa governance europea. Parlo dei partiti di governo tedeschi, di quello che sta accadendo in Francia senza dimenticare i risultati elettorali del 4 marzo in Italia".

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