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Economia
Borse, Draghi meglio di Greenspan. Età dell'oro grazie a Super-Mario

Comodamente seduto sul treno insieme al mio cagnetto Markus, rifletto sull'anno vecchio e su quello nuovo. La mente corre ai risultati più che positivi che hanno trasformato le Borse nel paese di Bengodi, la località immaginaria dove regnano l'allegria e l'abbondanza. Qualcuno pensa erroneamente che questo protratto stato di grazia sia iniziato con il Q.E. proclamato da SuperMario Draghi. Bisogna invece tornare indietro nel tempo e risalire sino al lontano - lontanissimo - 1987. Alan Greenspan, l'uomo dai grandi occhiali, era stato appena nominato Governatore della Fed e conservava ancora una discreta quantità di capelli. Si trovò subito a dover affrontare uno dei crolli più grandi nella storia. Correva il 19 ottobre del 1987 e in quel giorno il Dow Jones, il più importante indice al mondo, crollò d'un botto del 22%.

Con incredibile sicurezza di sè Greenspan pronunciò poche parole destinate a passare alla storia: la Fed è pronta a fornire tutta la liquidità necessaria al funzionamento ordinato dei mercati. Da quel momento la Borsa americana si trovò a vivere in uno stato di assoluta certezza come il trapezista che tra lo stupore del pubblico procede tranquillo con la serena consapevolezza che un filo invisibile e indistruttibile lo proteggerà dalla caduta. Edogni piccola oscillazione non gli impedisce di proseguire con certezza sulla sua strada.

Gli eventi della storia si ripetono? A volte sì. Come Greenspan anche Draghi nel luglio del 2012 deve affrontare una crisi severa. Crisi dello spread e crisi sistemica dei paesi euro. E come Greenspan, anche Draghi pronuncia la fatidica frase: "La Bce farà tutto il necessario per sostenere l’euro. E, credetemi, sarà sufficiente".

Così, proprio come Wall Street, anche l'Europa ha avuto in dono il filo invisibile e indistruttibile che protegge il percorso del funambolo azionario.

Da allora, da quel fatidico 2012 tutte le Borse europee sono cresciute, gli spread si sono ridotti e, a dispetto dei profeti di sciagura che ogni anno vaticinano drammi e catastrofi in quantità industriale, persino la borsa greca si è messa in salvo. Le Borse invece assomigliano a un aereo guidato dal pilota automatico: un lungo volo tranquillo i cui piccoli insignificanti vuoti d'aria i soliti catastrofisti interpretano come un annuncio di sciagura. E' questo lo sport prediletto dalla stragrande maggioranza dei media: ricordate l'elezione di Trump? Se vincerà la Clinton andrà tutto bene; se invece vince Trump verrà giù tutto dicevano. Ha vinto Trump e le cose sono andatre ancora meglio. Come ipotizza il "vero" Gordon Gekko, al secolo Asher Edelman, il rider divenuto leggenda in seguito alle scalate ostili che lanciò negli anni Ottanta (a lui si è ispirato Oliver Stone nel film “Wall Street”) i mercati stanno salendo grazie alla regia dell’amministrazione Trump che, similmente a quanto fece Ronald Reagan dopo il crollo del 1987, avrebbe creato una sorta di rete di protezione contro il rischio di crollo.

Insomma amici risparmiatori, se immaginiamo i mercati finanziari come una specie di moderni circhi equestri, pare proprio che le banche centrali abbiano imparato l'arte di addomesticare le belve feroci. Grazie ad esse stiamo vivendo uno dei più grandi cicli rialzisti della storia, con il pubblico stupito che osserva a bocca aperta il funambolo sempre più in alto temendone la rovinosa caduta.

30 anni sono trascorsi dalla coraggiosa dichiarazione di Greenspan, 5 da quella di Mario Draghi. Anche se Time non l'ha ancora nominato "uomo dell'anno", ho l'impressione che l'allievo abbia superato il maestro: dalla liquidità infinita del Governatore americano siamo giunti al denaro gratis di quello europeo. Una lunga stagione di crescita, un'età dell'oro come sa bene anche il piccolo Markus tranquillamente addormentato.

 

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