Generali che resta tranquilla stamane a Piazza Affari, in una giornata che vede un ritorno d’interesse per il comparto finanziario, complici le voci di un possibile intervento “di salvataggio” a favore delle banche dei PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) che la Bce potrebbe essere “forzata” a fare per evitare nuove turbolenze finanziarie.
Se la compagnia di Trieste sembra non reagire alla notizia dei nuovi acquisti effettuati da Francesco Gaetano Caltagirone (tra giovedì e lunedì scorso sono stati acquistati a più riprese 1,15 milioni di pezzi, circa lo 0,07% del capitale, per poco meno di 19 milioni di euro), giunto ormai vicino alla soglia del 2% nell’azionariato della compagnia e da sempre indicato tra i “supporter” di Cesare Geronzi, la cui candidatura “in pectore” alla presidenza di Generali di recente sembrava aver sollevato qualche malumore.
Malumori che potrebbero essere letti come una conferma indiretta che il Cesare di Roma intende fare sul serio stavolta, anche se formalmente la questione non è ancora stata posta e Antoine Bernheim, nonostante l’età, non appare certo uomo da cui aspettarsi alla prossima assemblea di aprile un annuncio del tipo “facciamo largo ai giovani: mi ritiro”. Del resto a muoversi se non è Trieste è Milano, con Mediobanca che recupera oltre un punto percentuale e UniCredit che si riporta sopra gli 1,95 euro per azione.
Sullo sfondo resta infatti l’ipotesi, come da manuale immediatamente smentita negli scorsi giorni, che il passaggio di “sor Cesare” da Piazzetta Cuccia a Trieste possa non solo e non tanto risolvere definitivamente le pendenze giudiziarie dell’ex numero uno di Capitalia, quanto aprire la porta a un nuovo giro di risiko nel panorama finanziario italiano, con Intesa Sanpaolo, impegnata a districare il “pasticcio” tra Credit Agricole e la stessa Generali e ad evitare una maximulta dall’Antitrust, oltre ad Mps, di cui il costruttore ed editore romano è vicepresidente.
Tutti soggetti che potrebbero avere interesse a spingere per una fusione (inversa, con assegnazione di titoli del gruppo assicurativo ai soci della banca d’affari) tra Mediobanca e Generali, mentre UniCredit, che giusto dopo l’acquisizione di Capitalia fu accusato di concentrare troppo potere e preferì cedere le quote in Piazzetta Cuccia portate in dote dall’istituto romano e concentrarsi sulla propria espansione in Europa, questa volta potrebbe non stare a guardare.
Sullo sfondo la possibilità che qualche gruppo estero (si è fatto il nome della francese Axa, forte dei 2 miliardi di aumento di capitale da poco portato a casa e vista come referente “naturale” dei soci francesi attualmente al 10% circa di Generali) approfitti della mossa per fare il proprio ingresso tra gli azionisti di Trieste o per ottenere contropartite in cambio di un appoggio “esterno”.
Un quadro di ipotesi che, ammesse siano vere, ad Alessandro Profumo difficilmente potrà stare bene; se considerate che ora il banchiere di origini genovesi ha a sua volta in mano 4 miliardi di euro di mezzi freschi ed è dunque in grado, se necessario, di ingaggiar battaglia, il perché la fantasia di alcuni operatori a Piazza Affari sia in queste settimane sempre più eccitabili appare fin troppo evidente.