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Cia, l'accordo Ceta non danneggia il Made in Italy

Alessandro Mastrocinque, vice presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani: no al terrorismo mediatico, crescerà ancora l'export verso il Canada

Di Eduardo Cagnazzi
Cia, l'accordo Ceta non danneggia il Made in Italy

L’accordo di libero scambio con il Canada non danneggerà le imprese agricole italiane. Anzi farà bene e non ci sarà nessun pericolo per il Made in Italy che vedrà finalmente riconosciuti strumenti di tutela. Lo afferma Alessandro Mastrocinque, vice presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, a proposito del Comprehensive Economic and Trade Agreement (Ceta) che dovrà essere ratificato dal Senato in questi giorni. “Il Ceta rappresenta la sintesi di otto anni di negoziati i cui punti più delicati hanno riguardato senz’altro l’agricoltura. Molti parlano di pericoli per il made in Italy, di resa alle imitazioni dei prodotti tipici, all’invasione di grano duro e di carne trattata con ormoni. E’ puro terrorismo mediatico. Nel rispetto delle imprese e dei consumatori noi vogliamo semplicemente guardare ai fatti. Intanto va segnalato che l’export italiano di settore vale 770 milioni mentre l'import dal Canada è di 29 milioni”, commenta Mastrocinque che aggiunge: “Il Ceta riconosce un ombrello di protezione su 41 prodotti a denominazione di origine italiani esportati in Canada su un totale di 288 registrati in Europa (Dop/Igp). Oggi questa tutela non esiste, con il Ceta sì e potrebbe espandersi. Nel caso dei vini, per esempio, l’accordo recepisce quanto già stabilito nel 2003 tra Ue e Canada. Lo stesso vale anche per un'altra filiera, quella del comparto lattiero-caseario”.

La questione del grano. Oggi l’Italia importa dal Canada 1,2 milioni di tonnellate di grano duro ed esporta 23mila tonnellate di pasta. Con il Ceta, i dazi verranno azzerati, ma si levano voci su rischi di invasione di prodotti di bassa qualità. “Questa è forse la polemica più capziosa, perché va detto che l’Italia importa a dazio zero dal Canada già da tre anni” sottolinea Mastrocinque. A favorire questo processo è stata proprio la riduzione produttiva in virtù della quale l’industria della pasta ha chiesto alla Ue di l’eliminazione dei dazi dal 2014. A tutela dei produttori e dei consumatori di pasta e degli altri prodotti di filiera va ricordata la recente approvazione del decreto interministeriale per introdurre in via sperimentale, per due anni, l'obbligo di indicazione dell'origine del grano per la pasta in etichetta. Il decreto grano, in particolare, prevede che le confezioni di pasta secca prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicate in etichetta il Paese di coltivazione del grano e quello dove è stato macinato. "L'obbligo di indicazione di provenienza dei cereali è uno strumento fondamentale di tutela per i consumatori che vorranno essere certi di mangiare solo pasta lavorata con grano italiano. Questo strumento è una ragione in più per non temere l'accordo con il Canada. Massima trasparenza, massima libertà".

Più sicurezza per i consumatori. È vero che l’accordo fra Unione Europea e Canada introdurrà sul mercato europeo ed italiano prodotti alimentari Ogm e contenenti ormoni della crescita? “No”, precisa l’esponente della Cia. “Il Ceta prevede il principio di equivalenza delle misure sanitarie e fitosanitarie: sono importabili solo i prodotti canadesi che rispettano norme europee. Perciò nulla cambia per la commercializzazione di prodotti alimentari Ogm e contenenti ormoni, che continueranno ad essere regolamentati secondo le norme europee”.


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