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Economia
Cina, che fine farà "l'unicorno"? Il futuro di una tirannide pragmatica

Il mondo intero ha sotto gli occhi un ircocervo, uno yeti, un unicorno, e non ci fa caso. Quasi fossero animali normali. Lo yeti che ci dovrebbe sbalordire è asiatico come l’ “abominevole uomo delle nevi”, ma non è per niente abominevole: è la Cina.

Questa immensa nazione, col suo strabiliante numero di abitanti, è passata dall’essere quella in cui si moriva letteralmente di fame, sotto la guida ispirata del suo profeta marxista Mao Tse Tung, ad essere un Paese pieno di automobili, di grattacieli, di ogni sorta di moderna tecnologia. E soprattutto ricco, come Stato, in modo vertiginoso, se si pensa che la Cina ha immense riserve valutarie.

Ovviamente i suoi operai sono ancora sottopagati, rispetto a quelli occidentali ma, a parte il fatto che la loro situazione attuale fa una bella differenza con la fame di un tempo, con quelle paghe oggi possono permettersi “lussi” che i loro nonni nemmeno sognavano. E tuttavia non sono queste caratteristiche che rendono la Cina un ircocervo. La sua vera, grande anomalia è politica.

La tirannide è un tipo di regime in cui chi comanda ha tutti i poteri e chi è comandato non ha nessun diritto, salvo quelli che gli accorda il tiranno. Questi fra l’altro può sempre disapplicarli nel caso singolo o addirittura revocarli per l’intero popolo. Ma i regimi tirannici possono avere caratteristiche diverse. Ci sono quelli in cui chi comanda detiene il potere con la forza e lo usa esclusivamente a proprio vantaggio, includendo in questo vantaggio, all’occasione, quello della popolarità e dell’applauso. Per cui non sempre il tiranno è malefico, si pensi a Singapore. Ma a volte malefico lo è al di là dell’immaginabile: “Che piacere avrei, ad essere il padrone di Roma, cioè l’unico uomo libero dell’Impero - chiede più o meno il Caligola di Albert Camus - se non abusassi del mio potere, se non lo usassi per i miei capricci, incluso quello della crudeltà?”

Purtroppo, accanto ai dittatori puri, ci sono quelli ideologici, con i quali lo spazio dei cittadini si restringe ancora di più. Nelle teocrazie ad esempio l’illibertà si spinge fino a negare la libertà di pensiero. Né meglio va quando i dittatori sono “ideologici” in economia, come Lenin, Stalin, tutti i Gauleiter orientali ai tempi dell’Unione Sovietica e recentemente Castro e Chavez. Costoro, seguendo la religione marxista, sono riusciti a rendere miserabili i loro Stati, fino a creare problemi di sopravvivenza in Paesi ricchi di materie prime coma la Russia o il Venezuela. Mentre personaggi come Mussolini, Franco e Hitler , con tutti i loro limiti, non hanno impoverito i loro Paesi.

Con queste premesse si vede a che punto la Cina è un unicum. Come una qualunque tirannide, non ha la libertà. Addirittura, qualunque cittadino - anche un miliardario o un importante funzionario di Stato – può sparire dalla sera alla mattina senza che se riesca ad averne notizie. I cinesi hanno soltanto la libertà di obbedire al governo. E tuttavia questo governo, che pure continua a venerare la memoria di Mao, lascia che il Paese si lanci nella più sfrenata economia capitalista, arricchendosi in modo incredibile. E allora, quella cinese è, o no, una tirannide ideologica?

Si direbbe sia una tirannide pragmatica. L’oligarchia dominante pare avere abbracciato soltanto le teorie di Adam Smith. Purché non entri in contrasto col governo, ognuno può fare ciò che vuole. Perfino ostentare un lusso oltraggioso, a dimostrazione dei miliardi accumulati. E non si può certo dire che con questo liberismo economico i governanti abbiano danneggiato la loro nazione. Piuttosto hanno condotto il Paese ad una straordinaria prosperità. Forse la stessa mancanza di libertà politica è stata usata a maggior gloria di una produzione industriale, non “intralciata” da sindacati e scioperi..

Dinanzi a tante stranezze, non si può non riandare con la mente ad uno degli ideali meno plausibili di Voltaire: quello del “tiranno illuminato”. Scettico sul discernimento del popolo (ai suoi tempi analfabeta pressoché al 100%), diffidente nei confronti degli eccessi cui potrebbe condurlo un demagogo (si vide poi col “Terrore”) e tuttavia poco incline a considerare Luigi XV l’ideale, Voltaire ipotizzava un “despota filosofo” che avrebbe usato il suo potere soltanto nell’interesse del popolo. Utopia. I critici hanno subito visto la debolezza di questa tesi: non soltanto raramente gli autocrati sono dei grandi intellettuali, ma soprattutto chi può impedire che il “tiranno illuminato” diventi un tiranno e basta? Che impazzisca? Che cerchi di emulare Caligola e Hitler? Il vantaggio della democrazia non è tanto la bontà della sua politica quanto il fatto che il popolo ha la possibilità di cambiare chi governa.

Il problema dunque non è tanto quello di giudicare se l’attuale regime sia profittevole o dannoso per l’antico Impero di Mezzo, quanto quello di sapere verso quale forma di governo si evolverà, in futuro.

giannipardo1@gmail.com

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    cinacina futurocina tirannidecina economia
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