Nel mirino/ Tasse massime a Bologna. I più indebitati Roma, Torino e Milano. Il dossier Civicum sui bilanci di 23 comuni italiani

Giovedì, 15 gennaio 2009 - 17:31:00

Venezia ha l’entrata pro-capite più alta (2.617 euro), di cui la voce maggiore è quella dei tributi. La segue Napoli (2.300 euro), ma in questo caso la voce maggiore è quella dei trasferimenti correnti da parte di Stato e Regione. L’elevato numero di abitanti tiene relativamente bassa l’entrata pro-capite di Roma (1.884 euro) e Milano (1.723 euro). Da segnalare il caso di Brescia: entrata pro-capite di 1.546 euro, per due terzi (1.078 euro) provenienti da dividendi azionari (il Comune di Brescia è socio con il Comune di Milano nel gigante dell’energia A2A). In quasi tutti i comuni le entrate 2007 sono maggiori di quelle dell’anno precedente.

Le entrate tributarie rappresentano mediamente il 39% del totale delle entrate dei Comuni, ma con una forte variabilità: si va dal 57% di L’Aquila al 16% di Trento. I trentini sono i meno tassati dal Comune (353 euro l’anno), i bolognesi versano tributi vari per più del doppio (781 euro l’anno) e ai veneziani tocca il primato dei tributi comunali (1.231 euro l’anno). Se si considerano le sole tasse e imposte comunali, Bologna è la città più impositiva: 519 euro l’anno per cittadino, un valore superiore del 50% alla media. Roma, al quarto posto per entrate tributarie (665 euro per abitante), sale al terzo posto per le sole tasse e imposte comunali (446 euro per abitante).

E' quanto emerge dall’analisi comparata dei rendiconti 2007 dei grandi Comuni italiani, realizzata per Civicum da Giovanni Azzone e Marika Arena del Politecnico di Milano, che è la più vasta ricerca svolta in Italia nel settore della pubblica amministrazione locale. L’analisi ha interessato 23 Comuni italiani, nei quali complessivamente risiede il 18% della popolazione. Non sono stati esaminati i bilanci dei Comuni di Catania, Messina, Reggio e Catanzaro, perché non pervenuti. L’intero studio, completo di dati e tabelle, può essere reperito sul sito di Civicum.

Non meno interessante è l’analisi delle entrate extra-tributarie. Esse indicano la capacità di un Comune di far “rendere” la propria attività, sotto forma di pagamenti dei servizi, di dividendi di società partecipate, di proventi da beni patrimoniali e di contravvenzioni. Esse sono mediamente pari a 323 euro per abitante, ma anche in questo caso le oscillazioni sono molto forti. Si va dai 1078 euro di Brescia al 100 euro di Palermo. Le entrate extra-tributarie di Firenze, seconda classificata, sono quasi la metà (527 euro) di quelle della capolista Brescia. Il Comune fiorentino resta però leader nella classifica delle risorse extra-tributarie ricavate da pagamento di servizi, proventi di beni patrimoniali e contravvenzioni.

La classifica dei trasferimenti, correnti e conto capitale, da Stato e regioni vede nei primi dieci posti cinque città di regioni a statuto speciale: Trento (1429 euro pro-capite), Bolzano (1241), Palermo (849), Trieste (842), Sassari (693) e Cagliari (603). Clamoroso il secondo posto di Napoli (1.416 euro pro-capite), visto che la Campania non è regione a statuto speciale. Il trasferimento più modesto tocca agli aquilani: solo 308 euro a testa.

La straordinarietà della natura lagunare rende Venezia la città più costosa. Il suo è il Comune che spende di più per ciascun cittadino: 2.497 euro l’anno, dei quali 2.176 per spese correnti. Costose anche Trento (2.387) e Bolzano (2.051), seconda e quarta forse per il clima e la natura montagnosa del territorio. Ma è il terzo posto di Napoli nella graduatoria della spesa pro-capite (2.294 euro l’anno) a sorprendere, benché buona parte (790 euro l’anno) sia destinata non a spese correnti ma a investimenti. I cittadini più parsimoniosi risultano gli aquilani: per ciascuno di loro il Comune spende solo 995 euro l’anno. Anche l’Abruzzo è montagnoso, ma non gode di statuto speciale.

I 23 Comuni analizzati hanno speso nel 2007 complessivamente 13.569 milioni di euro. Per che cosa? Per un’incidenza media totale dell’86% i Comuni destinano le loro spese al proprio funzionamento (26% medio), al territorio e all’ambiente (20%), al settore sociale (17%), viabilità e trasporti (12%) e all’istruzione pubblica (11%), largamente staccate altre voci come polizia locale, cultura, giustizia, turismo. Il fatto che l’auto-amministrazione dei Comuni sia la loro prima voce di spesa corrente – maggiore dei trasporti, dei servizi sociali, dell’istruzione – costituisce uno dei rilievi maggiormente degni di attenzione ed analisi. Anche perché rispecchia gli orientamenti per gli investimenti: i Comuni riservano l’87% degli investimenti – pari nel 2007 a 4.335 milioni di euro per i 23 bilanci analizzati – a viabilità e trasporti (58%), territorio e ambiente (15%) auto-amministrazione (14%), dedicando qute modeste o addirittura minime a cultura, istruzione pubblica, servizi sociali, sport e ricreazione, sviluppo economico, polizia locale, servizi produttivi, giustizia, turismo.

Notevoli le oscillazioni. Per l’istruzione si va dai 215 euro pro-capite di Torino ai 47 di Campobasso. Per i servizi sociali, dai 497 di Bolzano ai 47 di Campobasso e Potenza. Roma è la città che nel 2007 ha speso di più per la polizia locale (126 euro per cittadino), Sassari quella che ha speso di meno: 37 euro. Diverse anche le priorità. Il Nord riconosce alta priorità a istruzione, cultura e servizi sociali, ai quali il Sud concede bassa priorità. Per il Nord hanno bassa priorità territorio-ambiente e viabilità-trasporti. Quest’ultima voce è considerata di alta priorità solo dai Comuni del Centro.

L’auto-amministrazione è la prima voce nella classifica delle spese comunali, con una media intorno al 26%. Il Comune che destina la maggior percentuale di risorse al proprio funzionamento è quello di Palermo (39%), seguito quasi a ruota da quello di Napoli (36%). Il più parco – in percentuale – è quello di Venezia (20%), ma bisogna tener conto la relatività dell’incidenza è ridotta dal livello particolarmente alto delle entrate: resta comunque il fatto che il Comune di Venezia destina solo un quinto delle risorse a sé stesso e quattro quinti ai servizi per i cittadini. Mentre la spesa di auto-amministrazione del Comune di Palermo è aumentata del 17% dal 2006 al 2007, ci sono Comuni che l’hanno diminuita: Perugia –12%, Firenze e Genova –2%, Potenza –1%.

E’ importante la economicità della spesa di auto-amministrazione. Se il Comune di Napoli fosse stato gestito nel 2007 con il miglior criterio individuato dalla ricerca, avrebbe risparmiato 220 milioni di euro da spendere per i cittadini napoletani. Se tutti i 23 Comuni si fossero adeguati, il risparmio complessivo sarebbe stato di 703 milioni di euro, pari a quasi il 20% del totale della spesa corrente per auto-amministrazione. Si può fare qualcosa per non dissipare queste risorse e destinarle al miglioramento dei servizi pubblici nelle nostre città? E’ l’interrogativo che sta alla base della nostra ricerca.

Infine, un occhio al patrimonio e alla finanza. I 23 Comuni analizzati hanno complessivamente un attivo patrimoniale di oltre 74,8 miliardi di euro e mezzi propri per oltre 65,9 miliardi di euro, a fronte di debiti per 28,9 miliardi di euro. I Comuni con il maggiore attivo patrimoniale in termini assoluti sono Roma (16,7 miliardi di euro), Milano (12,5), Napoli (8,6) e Torino (7,3). I Comuni più indebitati sono Roma (8,5 miliardi di euro), Torino (5,7) e Milano (5,2). Il rapporto di indebitamento, calcolato come rapporto tra i mezzi di terzi e i mezzi propri, è superiore a 1 per Torino (2,6) e Roma (1.1). Se si considera il solo indebitamento per finanziamento, l’indicatore resta superiore a 1 soltanto per il Comune di Torino (1,5). E infatti i torinesi risultano i cittadini più indebitati (5.781 euro a testa), calcolando l’indebitamento pro-capite, seguiti a distanza dai milanesi (3.997 euro a testa). I meno indebitati sono i ricchi bresciani: appena 530euro di euro a testa.

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