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Clima/ Retroscena: l'asse franco tedesco dietro il braccio di ferro tra l'Italia e l'Ue sulla direttiva 20-20-20. E la Prestigiacomo incantò i funzionari di Bruxelles

Mercoledí 22.10.2008 16:16

Il braccio di ferro tra Bruxelles e l'Italia sulla direttiva "20-20-20" che prevede entro il 2020 la riduzione del 20% le

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emissioni di CO2, la crescita al 20% della produzione energetica da fonti rinnovabili e l'incremento dell'efficienza energetica del 20% è approdata ad un tavolo tecnico attraverso il quale l'Europa verificherà i numeri paventati da Roma.

Un risultato che lascia la strada aperta ad un compromesso rispetto all'attuale impostazione, da trovarsi entro fine anno. A spingere per una rapida risoluzione è la Francia, cui spetta appunto fino a fine anno la presidenza di turno dell'Unione. Per il premier Nicolas Sarkozy, che ieri parlando al Parlamento Ue ha spronato i paesi membri ad adottare misure appropriate contro la crisi e il rischio di una graduale colonizzazione di aziende e settori strategici da parte dei fondi sovrani arabi e asiatici proponendo la creazione di analoghi strumenti europei, quella per il clima e le energie rinnovabili è divenuta una bandiera grazie alla quale passare alla storia per uno dei leader che hanno saputo scuotere l'Unione dal suo torpore, dandole nuovi strumenti e obiettivi condivisi.


Paolo Scaroni (ENI), Stefania Prestigiacomo e Fulvio Conti (ENEL)

Ma accanto alla Francia, che dalla normativa non riceverà danni significativi avendo da anni seguito la strada del nucleare, anche la Germania di Angela Merkel, che pure dal nucleare ha deciso da tempo di uscire, ha tutto l'interesse a rendere quanto prima vincolante una direttiva che potrà offrire ricche occasioni di business per le sue imprese, non essendo un mistero il vantaggio tecnologico accumulato in questi anni nel settore dell'energia eolica, da biomasse e geotermica (in Germania sono al momento allo studio 150 progetti geotermici che riceveranno un beneficio consistente dall'entrata in vigore della nuova normativa).

I vantaggi per Francia e Germania sono dunque tangibili, sia sotto il profilo politico sia sotto quello industriale, il che spiega il fuoco di sbarramento a chi come l'Italia chiede di rivedere tempi e costi del provvedimento. Per l'Italia, d'altra parte, la direttiva così come è ora non può star bene se non altro perché il tessuto produttivo italiano non è tanto "energivoro" come qualcuno ha detto e come del resto è in parte anche quello tedesco e francese (non a caso di vocifera di un "ritocco" che ridurrebbe l'impatto della normativa ad industrie come l'acciaio e l'auto, che guarda caso vedono alcuni tra i leader europei ubicati proprio in Francia e Germania), quanto rispetto a quello dei due partner europei è maggiormente frammentato e sottocapitalizzato.

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tags: eco

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