Anche nel campo delle energie rinnovabili e dell'ambiente, insomma, l'Italia è costretta ad assumersi l'onere di una battaglia apparentemente di retroguardia non per salvare gli interessi di pochi grandi gruppi industriali, quanto per dare tempo e modo di adeguarsi alla miriade di piccole e medie imprese che costituiscono l'ossatura del suo sistema economico, storicamente poco propenso a investire in innovazione e in questo momento ancor più in difficoltà nel reperire nuove fonti di finanziamento, stante la stretta creditizia in corso.

Paolo Scaroni (ENI), Stefania Prestigiacomo e Fulvio Conti (ENEL)
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Nessuna nostalgia ideologica o retaggio del passato, insomma, ma semplice, pragmatica, difesa degli interessi dell'industria nazionale. Anche per questo il compromesso resta l'opzione più probabile, così da dare modo a tutti di portare a casa un risultato valido economicamente e politicamente spendibile.
Luca Spoldi