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Economia
Corvino (Obi): "Mezzogiorno, il tempo è scaduto"

Il Mezzogiorno sembra uscire dalla lunga recessione ma, nonostante una performance per il secondo anno superiore, seppure di poco, rispetto al resto del Paese, non riesce ad affrontare le emergenze sociali e a mettere freno all’emigrazione dei laureati verso le aree più forti. Ne parliamo con l’economista Antonio Corvino, leccese, direttore generale dell’Osservatorio Banche Imprese di Economia e Finanza. “Il Mezzogiorno vive tra molti paradossi! Quello più frustrante riguarda proprio la contraddizione tra la esigenza strategica di aumentare il numero dei propri laureati, oggi percentualmente troppo basso rispetto alla sua popolazione complessiva e  rispetto ai paesi più avanzati, e la capacità del suo sistema economico di assorbirli! Tale paradosso si risolve in una perdita secca degli investimenti dello Stato e delle famiglie nella formazione dei propri giovani i quali, sovente, per veder riconosciuti i loro meriti o semplicemente per lavorare sono costretti ad espatriare. Esso inoltre trova una spiegazione nella scarsa propensione del tessuto produttivo meridionale ad inserire nel proprio organico figure tecnico-professionali di medio-alto profilo. La presenza di giovani laureati, quadri e  manager, è infatti ancora troppo bassa, se non irrilevante nelle piccole e medie imprese meridionali. Probabilmente bisognerebbe partire da qui per ridare senso e direzione allo sviluppo del nostro sistema produttivo, restituendo, nel contempo, prospettive al futuro dei giovani laureati e incoraggiamento al ritorno dei giovani sui banchi delle università. Un provvedimento mirato teso a favorire l'inserimento di giovani laureati con funzioni manageriali, nelle imprese meridionali, con borse di studio triennali a carico dello Stato ( magari utilizzando le risorse dei Fondi Europei) da trasformare in assunzioni piene alla scadenza , potrebbe rappresentare una bella sferzata di energia alle imprese ed una importante  boccata d'ossigeno e di fiducia per i giovani e le università. Le sfide della quarta rivoluzione industriale, peraltro, lo impongono mentre le misure governative su Industria 4.0 potrebbero esserne la premessa logica”.                                                                                                                        Il futuro dei giovani può essere il reddito di cittadinanza? “È evidente che le trasformazioni del mondo del lavoro richiedono un nuovo sistema di welfare soprattutto nella parte che riguarda il sostegno dei giovani che devono entrare nel mondo del lavoro ma anche il sostegno di quanti, giovani e non, si trovano a dover affrontare problemi di perdita o di cambio del lavoro. Il mercato del lavoro in Italia, ed in particolare nel Mezzogiorno, è caratterizzato infatti da due fenomeni. Il primo riguarda la difficoltà di trovare lavoro che si traduce in tempi di attesa piuttosto lunghi, il secondo riguarda la crescente velocità nel turnover lavorativo che porterà anche in futuro a cambiare sempre più spesso lavoro. Il tutto in un contesto fortemente competitivo che richiede skills e  competenze adeguate ai tempi ed alle esigenze del mercato. In questo senso l'obiettivo strategico da perseguire non può  che essere il sostegno dei giovani nella fase di ingresso o di rientro  nel mondo del lavoro attraverso misure che incentivino il miglioramento delle proprie abilità professionali, sostenendone la necessaria formazione e garantendo le risorse necessarie ad attraversare "la terra di nessuno" della ricerca del posto di lavoro o del reinserimento. Ovviamente andranno definiti termini, modalità e tempi di intervento compatibili con le risorse disponibili e coerenti von gli obiettivi di sviluppo generale oltre che di salvaguardia della dignità personale dei giovani ma anche di ciascun lavoratore. Parlare di reddito di cittadinanza, sic et simpliciter, è semplicemente fuorviante”.                                                                                                                                                     Come si può mettere il Sud nelle condizioni di competere puntando sulle energie giovanili? “Il recupero della capacità di competere del Sud passa attraverso una molteplicità di misure che richiedono tuttavia una visione strategica unitaria del suo sviluppo. Il rilancio del tessuto produttivo meridionale non può prescindere dal recupero del gap tecnologico soprattutto nell'attuale fase storica che affida all'industria manifatturiera il ruolo di misurarsi sul mercato internazionale. In questa prospettiva si inquadrano due obiettivi prioritari. Il primo riguarda il passaggio dalla fase di resilienza del sistema produttivo meridionale (sperimentata positivamente e sorprendentemente nel periodo 208/2015) alla fase del ritorno alla  crescita sia dimensionale che tecnologica delle imprese; il secondo riguarda la costruzione di un sistema competitivo generale in grado di sostenere la produttività aziendale e che fondamentalmente si identifica nella costruzione di un sistema logistico/ infrastrutturale d'avanguardia”.                                                                                              Investimenti, imprese, occupazione. E’ questa la strada?  “Certo la strada non può che contemplare il ritorno agli investimenti delle imprese ma anche il ritorno, puro e semplice degli  investimenti, soprattutto esterni, pubblici e privati, divenuti tropo scarsi e rarefatti negli ultimi  decenni. La crescita dimensionale e tecnologica delle imprese deve fare il resto e l'occupazione di qualità, con un sistema formativo all'altezza ed un welfare rinnovato, deve, dal canto suo,  chiudere il cerchio dello sviluppo! Detto così sembrerebbe semplice invece è tremendamente difficile ma, di sicuro, alla portata di questo Sud”.                                                                                                                                                                                                                     C’è qualche segnale incoraggiante? “I dati più recenti, sia sul piano produttivo che dell'export che occupazionale, indicano una buona capacità di recupero di ampi pezzi di Mezzogiorno. La crescita che sta interessando il Paese non esclude il Mezzogiorno. Anzi. Vi sono realtà regionali come la Campania, ma anche la Basilicata e le stesse Puglia e Sicilia ( ancora frenate su molti fronti) che corrono bene addirittura con ritmi superiori a quelli nazionali. Gli investimenti in tecnologia sulla scia di industria 4.0 sono anch'essi incoraggianti. Il Sud ha bisogno di accelerare il suo tasso di sviluppo. La realizzazione delle  Zes ( Zone economiche speciali) e la costruzione dei sistemi logistici portuali, lungo i terminali meridionali dei corridoi transeuropei, possono essere gli acceleratori dello sviluppo meridionale. Ad una condizione. Che non si perda tempo in inutile scontri e diatribe interistituzionali.  Ecco,  che si decida e si corra spediti. Il tempo gioca contro di noi! E, purtroppo, la campagna elettorale, anche!
 

 

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