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Economia
Crescono in Italia le aziende benefit: tra business e bene comune

Una delle ultime ad Agosto scorso è stata il colosso dei prodotti naturali Aboca. Con atto notarile del 24 agosto 2018, infatti, l'azienda di San Sepolcro ha modificato il proprio statuto ed è diventata una “Società Benefit”, sancendo, anche a livello legale, la sua vocazione aziendale in cui si fondono attività imprenditoriale e ricerca del Bene Comune. L’azienda, che parte da una visione sistemica della vita e che attraverso la scienza ridisegna il modo di curarsi delle persone, ha deciso di aderire al nuovo modello giuridico di cui lei stessa si è fatta pioniera sia a livello di mission sia di politiche aziendali.

La azienda quindi segue tutta una serie di grandi e medie aziende che hanno deciso di diventare appunto aziende Benefit, che rappresenta un evoluzione italiana dal movimento Bcorp statunitense. Il termine B Corp (Certified B Corporation), infatti, identifica quelle aziende che si impegnano a rispettare determinati standard (performance, trasparenza e responsabilità) e operano in modo tale da ottimizzare il loro impatto positivo verso i loro dipendenti, le comunità nelle quali operano e l’ambiente. Il modello BCorp è relativamente recente; è stato infatti creato nel 2006 negli USA e, in modo piuttosto rapido, si è sviluppato in diverse parti del mondo, Italia compresa. Ciò che fa ben sperare, in linea generale, è il fatto che quella delle BCorp è una comunità la cui crescita sembra inarrestabile, se si pensa che dal 2008 le aziende certificate sono passate da 125 a 2600 in più di 50 Paesi e in 130 settori, e quelle italiane sono circa 80, un record a livello europeo. Un bel traguardo, considerando che la certificazione è un percorso lungo e bisogna chiaramente rispettare tutta una serie di parametri “ etici” e non solo. L’Università di Harvard ritiene che sia il modello di impresa necessario per creare un futuro prospero e che abbia la forza di trasformare il corso del capitalismo. Al movimento BCorp, perché di questo ormai si tratta, sembra credere ciecamente anche l’economista statunitense Robert James Shiller, premio Nobel per l’economia nel 2013; che ha dichiarato che : “Le BCorp hanno un doppio scopo e avranno risultati economici migliori di tutte le altre aziende”.

Le BCorp non sono chiaramente aziende no-profit, ma quello del profitto è solo uno degli scopi di queste realtà aziendali; l’altro è appunto quello di un impatto positivo sulla società e quindi, in ultima analisi, sul nostro pianeta. Il modello è nato negli Stati Uniti nel 2006 e si è rapidamente sviluppato in tutto il mondo. L’Italia come dicevamo per una volta è presto diventata anche terreno di innovazione ulteriore sul tema, quando a gennaio 2016 è diventato appunto il primo Stato al mondo, al di fuori degli Stati Uniti, ad introdurre nel proprio ordinamento anche una forma specifica per riconoscerle e promuoverle: la Società Benefit. La crescita di adesioni a questa nuova forma giuridica è stata davvero impressionante se si pensa che in solo due anni sono circa 200 le aziende benefit nel nostro paese. Esse rappresentano una evoluzione del concetto stesso di azienda.

Mentre le società tradizionali esistono con l’unico scopo di distribuire dividendi agli azionisti, le società benefit sono espressione di un paradigma più evoluto: integrano nel proprio oggetto sociale, oltre agli obiettivi di profitto, lo scopo di avere un impatto positivo sulla società e sulla biosfera. Una Società Benefit è un nuovo strumento legale che crea una solida base per l’allineamento della missione nel lungo termine e la creazione di valore condiviso. Le società benefit proteggono la missione in caso di aumenti di capitale e cambi di leadership, creano una maggiore flessibilità nel valutare i potenziali di vendita e consentono di mantenere la missione anche in caso di passaggi generazionali o quotazione in borsa. Non si tratta di Imprese Sociali o di una evoluzione del non profit, ma di una trasformazione positiva dei modelli dominanti di impresa a scopo di lucro, per renderli più adeguati alle sfide e alle opportunità dei mercati del XXI secolo.

“L’impresa si inserisce all’interno del sistema vivente e dovrebbe condividerne le regole affinché la sostenibilità non sia più solo compensazione delle esternalità della produzione ma elemento costitutivo dell’impresa stessa. I valori che perseguiamo sono nel nostro DNA da sempre e oggi possiamo dimostrare che questo approccio è a sua volta un fattore di successo. Creare valore per la società è la prima condizione che consente a imprese come la nostra di affermarsi sul mercato” ha dichiarato Massimo Mercati, amministratore delegato di Aboca Spa Società Agricola, ad un recente convegno di aziende Bcrop. Un percorso che come detto non è certo semplice e lineare. Le società benefit devono, tra le altre cose, nominare un responsabile dell’impatto dell’azienda e si impegnano a riportare in maniera trasparente e completa le proprie attività attraverso una relazione annuale di impatto che la legge richiede sia realizzata secondo standard di valutazione riconosciuti. Ma una volta ottenuta la certificazione il risultato dal punto di vista dell'immagine e del rapporto all'interno e con il mondo esterno della azienda ne trae sicuramente grandi benefici. Con questo strumento il management orientato alla sostenibilità ha la garanzia di poter bilanciare l’interesse dei soci a massimizzare il profitto con quello degli altri portatori di interessi, quali dipendenti, fornitori, clienti, Pubblica Amministrazione, comunità locale in cui si opera, insomma di tutte quelle categorie che possano essere toccate dall’attività aziendale. La mission delle Società Benefit è quella di contribuire allo sviluppo e al benessere collettivo creando impatti positivi per la collettività e per l’ambiente.

In poche parole si potrebbe definirla come una riscoperta di quello che affermava ad inizio secolo il celebre giurista americano, E.M. Dodd, secondo cui “le attività di impresa sono permesse e incoraggiate dalla legge perché sono un servizio alla società piuttosto che fonte di profitto per i suoi proprietari”. vcaccioppoli@gmail.com

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