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Economia
Criptovalute: aziende, banche e Stati: perché cambieranno l'economia mondiale

Di Lorenzo Masini*

L’interesse per i Bitcoin e le cryptovalute sta crescendo esponenzialmente anche nel nostro Paese. Lo dimostra lo spazio dedicato dai telegiornali ai rialzi o ai ribassi delle valute digitali, senza contare che sui maggiori quotidiani sempre più spesso nelle pagine di economia si trovano notizie ed approfondimenti sulle cryptovalute. Eppure in Italia tra coloro che hanno sentito parlare di Bitcoin solo una piccolissima parte sa veramente cosa siano, e un numero ancora minore si rende conto del vero potenziale che sta dietro la tecnologia delle cryptovalute, la blockchain, al di là delle performance strabilianti e delle cadute mirabolanti che hanno accompagnato queste valute negli ultimi mesi.

Prima di capire cosa siano e come funzionano, vale la sottolineare gli interessi enormi che stanno mettendo in moto le cryptovalute, interessi che non riguardano solo le occasioni di guadagno facendo trading, ma la grande opportunità che offre la tecnologia che sta dietro ai Bitcoin, Ethereum (le 2 più importanti valute digitali) e a tutte le altre cryptomonete: la blockchain, appunto.

Che il trading sui bitcoin sia entrato nel mirino dei grandi investitori, nonostante che tutti neghino, lo dice un semplice fatto, la partenza del primo future sul Bitcoin a metà dicembre del 2017, sul Cme, Chicago Mercantile Exchange, il principale mercato dei derivati Usa (tra l’altro l’inizio degli scambi sul future è coinciso con una forte flessione del bitcoin, per motivi tutti legati alla speculazione; ma questa è un'altra storia). In realtà il vero futuro delle monete digitali, e delle valute tradizionali, si gioca fuori dei mercati finanziari, sul terreno di moneta come mezzo di scambio.  Attualmente l’uso delle cryptovalute per comprare e vendere servizi e beni è limitatissimo e confinato al Bitcoin. Negli Stati Uniti e Giappone sono migliaia le attività che accettano pagamenti in questa cryptovaluta, in Italia sono all’incirca 200 (se siete curiosi di conoscere le attività che in Italia e nel mondo accettano pagamenti in Bitcoin potete andare sul sito coinmap.org). Numeri tutt’altro che esaltanti. Verissimo. Ma la maggior parte degli scambi avviene in rete. E’ nel web che le cryptovalute esprimono tutte la loro potenzialità. Ed infatti sono valute digitali, bit coin, moneta del bit. E’ attraverso i pagamenti digitali che le altcoin assumeranno un ruolo sempre più rilevante nell’economia mondiale a scapito della altre valute.

Non ci credete? E allora forse crederete agli ingenti investimenti fatti da una serie di aziende con il core business nell’ambito dei sistemi di pagamento per implementare progetti che hanno lo scopo ultimo di  integrare le valute digitali nell’economia di massa, consentendo a questi nuovi asset di essere utilizzati come forma di pagamento con cui acquistare beni quotidiani. Per esempio la BitPay di Atlanta, che ha appena annunciato il lancio della sua carta Visa BitPay prepagata per il pagamento in bitcoin. Con questa carta è possibile completare un acquisto come si farebbe con una qualsiasi carta di credito prepagata. Ma la Bitpay non è la sola, la LitePay di San Francisco, sta lavorando ad un progetto simile, una carta di debito legata al Litecoin, cryptovaluta in forte ascesa. Progetti che rendono più semplice per i commercianti accettare queste criptovalute al posto delle valute correnti tradizionali. Anche i colossi mondiali del pagamenti online alternativi ai circuiti tradizionali bancari si stanno muovendo. In particolare PayPal, che ha già presentato una presentato domanda di brevetto per un suo “sistema ottimizzato di transazioni di valute virtuali” che si basa sulla tecnologia Bitcoin per il metodo di pagamento. Cosa significa? Che un domani molto vicino con PayPal chiunque potrà inviare o ricevere pagamenti in valute digitali.

Ovviamente i sistemi di transazione monetaria basati sulle valute digitali minacciano il predominio bancario che con l’utilizzo in massa delle cryptovalute come mezzo di scambio sul web, verrebbero tagliate fuori. E così anche il sistema bancario si sta muovendo, sotto traccia, per sfruttare la tecnologia blockchain per progetti nel settore dei pagamenti e, perché no, creare la propria cryptomoneta. Si scopre così che il colosso bancario svizzero UBS, quello tedesco di Deutsche Bank e la spagnola Santander stanno lavorando ad un progetto per creare una loro valuta digitale per la gestione delle transazioni sui mercati finanziari (una utility settlement coin). Hanno aderito a questo progetto molte banche mondiali tra cui Barclays, HSBC Holdings, State Street e Credit Suisse.

Non solo banche ma anche Stati. Il Venezuela è il primo Paese sovrano ad emettere una cryptovaluta di stato. Si chiama Petro il bitcoin di Maduro, il presidente del Venezuela che ha fortemente voluto la moneta digitale con l’intenzione di risollevare il debito estero e attirare più commercianti. Lo sbarco sul mercato vedrà 100 milioni di Petro, che avranno come garanzia di 5 miliardi di barili di petrolio presenti nell'Orinoco, una delle aree petrolifere di cui è ricco il paese.  Ogni singolo Petro avrà il valore di un barile dell'oro nero.

*Giornalista, docente universitario, formatore, analista finanziario ed esperto in cryptovalute
Hai una domande da pormi? Desideri un mio parere? Mi puoi scrivere a: info@lorenzomasini.it

Tags:
bitcoinblockchaincriptovalute
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