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Angelo Maria Perrino

Cuneo fiscale, non basta. Serve investire. Def, parla l'economista Corvino

Il costo del lavoro va alleggerito come anche il carico fiscale sulle aziende ma sono gli investimenti che spingono la produzione e di conseguenza creano lavoro

Cuneo fiscale, non basta. Serve investire. Def, parla l'economista Corvino

Il Paese è ancora lontano da una situazione virtuosa. E' ancora lontano dall'aver recuperato i livelli pre crisi ma soprattutto è ancora ben lontano dall'inversione di tendenza circa la storica incapacità di correre e far correre il Pil. Una situazione che si traduce in ulteriori ritardi pesanti soprattutto al Sud.

Per Antonio Corvino, direttore generale dell'Osservatorio Banche Imprese, l'intera manovra contenuta nel Documento di economia e finanza del governo viene giocata sul versante dei tagli alle spese mentre le entrate, oltre al contributi del Pil, vengono alimentate con recuperi, comunque importanti e meritori, dell'evasione con meccanismi di rottamazione e provvedimenti contabili come le anticipazioni sulle fatturazioni che riguardano lo Stato (split payment) e, infine, con le privatizzazioni.

L'economista leccese fa alcune considerazioni sulla manovra di riforme del governo con Affaritaliani.it. Quali sono le aspettative delle imprese con questa manovra?
"Sembra ormai un mantra da cui non si esce: abbattere cuneo fiscale e contributi Inps per il lavoro. Le attese delle imprese ruotano ormai da molti anni intorno a questi parametri. E sembra che il governo sia d'accordo".

Sono sufficienti tali misure?
"Ritengo che siano assolutamente insufficienti e per taluni aspetti inadeguate se non negative, laddove restassero isolate. Va spostato l'asse di riferimento se vogliamo tornare a crescere a ritmi adeguati. Sono gli investimenti in innovazione, tecnologia, organizzazione, internazionalizzazione, quelli che possono far correte l'economia e dare una spinta seria alla produttività e quindi alla capacità competitiva. Il piano industria 4.0 e le misure ad esso collegate rappresenta la strada maestra. Certo il costo del lavoro va alleggerito come anche il carico fiscale sulle aziende ma sono gli investimenti che spingono la produzione e di conseguenza creano lavoro e producono i margini operativi. Abbiamo ancora molta strada davanti a noi!".

E dal lato degli investimenti?
"Dal lato degli investimenti, direi, con un paradosso, che quelli più importanti si riferiscono alle misure per bloccare le clausole di salvaguardia contro l'aumento dell'Iva nel 2018. Certo il piano di investimento in infrastrutture di 47 miliardi è importante e può finalmente dare un po' di ossigeno al settore delle costruzioni che è ancora bloccato, oltre a dare una spinta alla fondamentale modernizzazione del Paese. Con una precisazione che riguarda la quota da destinare al Mezzogiorno che non può essere trascurata e andrebbe addirittura implementata rispetto alla percentuale recentemente fissata con i provvedimenti del ministro De Vincenti. Anche il Piano nazionale della logistica del ministro Delrio è quanto mai fondamentale per costruire intorno alle aziende un contesto positivo. Così cine il rilancio dell'agricoltura, moderna, centrata sulla biodiversità, sul chilometro zero e sul sostegno delle grandi produzioni mediterranee. Ed il rilancio della cultura, dai musei al cinema, agli scavi archeologici. Ed il turismo con l'ambiente ed il territorio. Sono tutti campi irrinunciabili per lo sviluppo nazionale. Altro che deresponsabilizzante reddito di cittadinanza".

Investire in quali settori?
"Ritengo che la politica in Italia continui ad essere troppo timida sulle scelte di fondo. Il Paese ha bisogno di ritrovare la strada maestra dello sviluppo. E questa passa dagli investimenti massicci in ricerca e innovazione prima di tutto. La quarta rivoluzione industriale, quella della diffusione della digitalizzazione e della intelligenza artificiale interconnessa, dei robot e delle stampanti 3D sta cambiando il mondo. Restare fuori significa impoverirsi definitivamente. Inoltre l' istruzione e la formazione devono seguire gli investimenti in ricerca e innovazione. I nuovi saperi e i nuovi mestieri e le nuove professioni sono il banco di prova per il rilancio dell'Italia".

(Segue...)


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