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Economia
Dazi, Fmi: "Ripresa globale a rischio". Borsa, il grande freddo. L'analisi

Borse con la febbre ancora per un bel po’. Le preoccupazioni per le tensioni commerciali tra Usa e Cina, l'incertezza sulla Brexit con le dimissioni di Theresa May che sembrano più probabili e che alimentano ancora altrettanta incertezza sull’uscita del Regno Unito dall’Ue che per qualche analista potrebbe durare addirittura 10 anni e le elezioni europee al via in alcuni Paesi del Vecchio Continente che domenica consegneranno un Parlamento comunitario in cui il tradizionale blocco Ppe-Pse sarà costretto a cercare altri alleati, paralizza l’attività degli investitori.

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L'interazione di questi fattori nel determinare le strategie dei money manager prevale addirittura rispetto a uno dei principali driver delle Borse ovvero la politica monetaria della Federal Reserve, la banca centrale più potente del mondo. Secondo i verbali pubblicati ieri del Federal open market committee (Fomc), il Comitato di politica monetaria della Fed riunitosi il 30 aprile e il 1° maggio, i funzionari dell’istituto guidati da Jerome Powell hanno concordato che il loro attuale approccio paziente nella definizione della politica monetaria potrebbe rimanere in vigore “per un certo periodo”. 



Si tratta di un ulteriore segnale che la banca centrale Usa vede uno scarso bisogno, al momento, di cambiare i tassi in entrambe le direzioni: in sostanza, i banchieri americani ritengono che non ci sia bisogno di aumentare i tassi, anche se a breve dovesse verificarsi una ripresa dell’economia. Un atteggiamento da “colomba” che non sta azionando gli acquisti degli investitori dopo giorni di vendite, nonostante mantenga l’orizzonte del costo del denaro relativamente basso dandone visibilità ai mercati. 

Eppure le Borse mondiali continuano a perder terreno, mentre sul reddito fisso, ad esempio in Europa, gli investitori hanno fatto scattare la corsa ai beni rifugio come l'acquisto del Bund tedesco (il decennale della Germania oggi ha toccato il massimo storico, con un rendimento negativo pari a -0,10%).

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Insomma, il classico scenario da cautela e con troppe nubi all’orizzonte che fa tirare i remi in barca agli investitori, per il timore che di lì a poco con un newsflow negativo possa venire giù tutto. Nubi che secondo molti analisti non si dissolveranno a breve. Secondo quanto spiega infatti Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte Sim, il clima mediamente di risk-off sui mercati azionari, in vista della continuazione delle manovre e dichiarazioni dal lato Usa-Cina, continuerà nelle prossime settimane visto che l’obiettivo sia di Washington sia di Pechino è quello di arrivare al prossimo G20 di Osaka il 28 e 29 giugno indebolendo il più possibile la controparte negoziale.

Oltretutto i segnali che arrivano dalle prime due economie mondiali continuano a essere belligeranti. Il governo degli Stati Uniti è pronto ad allargare ulteriormente l'offensiva contro le grandi aziende cinesi del settore tecnologico (dopo Huawei, Zhejiang Dahua Technology, Hangzhou Hikvision Digital Technology, Megvii e altre due aziende produttrici si sistemi di sorveglianza), accusate di costituire un pericolo per la sicurezza nazionale a causa dei loro potenziali legami con gli apparati di spionaggio del governo cinese. Mentre il ministro degli esteri cinese Wang Yi ha fortemente denunciato le "molestie economiche" da parte degli Usa su Huawei e ha avvertito che Pechino combatterà "fino alla fine" nella guerra commerciale contro Washington.

Trump Xi Jinping
 

Parole che hanno richiamato quelle di lunedì del presidente cinese Xi Jinping che in visita nella regione di Jiangxi, una regione dalla doppia valenza simbolica (ospita i siti di estrazione delle terre rare, le 17 materie prime molto importanti per l’industria elettronica di cui la Cina è il primo esportatore al mondo ed è la regione dove negli anni ’30 ci fu il celebre accerchiamento dell’esercito comunista di Mao) ha rievocato la Lunga Marcia ovvero la resistenza dell'Armata rossa nelle guerra civile cinese. Frasi lette dai commentatori come un chiaro segnale dell'intenzione di Pechino di non mollare nel braccio di ferro con Washington, gettando ancora ombre sulla possibilità di un accordo.

Huawei
 

In più, come indicato ad esempio da un articolo del South Morning China, la visita simbolica ad un sito estrattivo di terre rare ha fatto emergere il timore che la Cina possa difendersi anche stoppandone l’export verso gli Usa (da gli States sono completamente dipendenti). Insomma, come ipotizzato dallo stesso Trump nei suoi tweet, per Cesarano c'è “la possibilità che la vera intenzione della Cina possa essere quella di resistere agli attacchi Usa fino alle prossime presidenziali, perseguiendo una strategia finalizzata a non effettuare concessioni se non vaghe (ad esempio, collegando l’aumento della domanda di beni Usa all’andamento della domanda cinese, senza vincoli quantitativi né temporali), nel tentativo di fatto di arrivare alle prossime elezioni presidenziali senza un accordo eccessivamente vincolante, nell’ipotesi di un presidente diverso da Trump più conciliante con il Dragone”.

Così in Borsa, mentre il Fondo Monetario avverte che “la guerra commerciale tra Washington e Pechino rischia di fare deragliare la ripresa della crescita globale attesa per il secondo semestre 2019”, l'umore degli investitori resta nero. 

twitter11@andreadeugeni
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