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Borse/ Dubai e Grecia spaventano i mercati. Le Borse Ue bruciano 160 mld

Giovedí 26.11.2009 18:59



La decisione di Dubai World, holding finanziaria controllata dall'omonimo emirato arabo con interessi nel settore immobiliare (attraverso la controllata Nakheel, famosa per aver finanziato la costruzione di un complesso immobiliare su un'isola artificiale a forma di palma), di congelare il pagamento dei debiti (nel complesso pari a 59 miliardi di dollari, di cui 3,5 in scadenza il 14 dicembre) sta rapidamente facendo aumentare il costo della protezione contro il rischio di default per tutti gli emittenti governativi del Golfo Persico, da Abu Dhabi al Baharin.

E le borse del Vecchio Continente, orfane di Wall Street, chiudono in profondo rosso bruciando 160 miliardi. Con i titoli finanziari (Hsbc, Santander, Bnp Paribas, Barclays, Credit Suisse hanno perduto tra il 2,8% e l'8,9%) e quelli legati al business delle costruzioni oggetto delle vendite.

Nel dettaglio, a Londra il Ftse 100 finisce a 5.194,13 punti con una flessione del 3,18%. A Parigi il Cac 40 termina a 3.679,23 punti (-3,41%). Il Dax di Francoforte si attesta a 5.614,17 punti (-3,25%). Il Ftse Mib di Milano con 21.922,45 punti cede il 3,6%.

A Milano, perdono terreno i bancari e gli assicurativi, con molti titoli guida in calo di oltre il 4%; solo Seat (+0,42%) e Terna (+0,09%), del listino principale, si salvano dal tracollo generale. Ribassi marcati per le blue chip Unicredit (-4,85%), Stm (-4,4%), Impregilo (-4,69%), il Banco Popolare (-5,02%), Generali (-4,35%). Scendono anche Fiat (-3,07%) e Eni (-2,87%).

Stamane poi i Credit default swap (Cds) a cinque anni dell'emirato, ossia i contratti che quantificano il costo per assicurare il debito sovrano, sono balzati a 469,5 punti base secondo i dati ufficiali (ma alcuni operatori parlano di 500-550 punti base) , vale a dire che assicurare un investimento in 10 milioni di dollari di bond del Dubai costa oggi circa mezzo milione di dollari l'anno.

Si teme infatti che nonostante gli sforzi delle banche dell'emirato che già hanno fornito ulteriori 5 miliardi di dollari di aiuti al fondo sovrano, il persistere della crisi immobiliare possa vanificare ogni tentativo di ristrutturazione del debito dello stesso, aumentando il rischio che si possa giungere ad un nuovo default sul tipo di quello dell'Argentina di alcuni anni or sono (le banche europee sono esposte con il gruppo del Golfo per oltre 40 miliardi).

Se a questo si aggiunge che anche la Grecia registra in queste ore una crescita del costo dei propri Cds, risaliti di una decina di punti base attorno ai 201 punti si capisce come il Thanksgiving 2009 rischi di passare alla storia per aver visto cucinato un "tacchino" alquanto indigesto per i mercati. Ossia il rischio di un nuovo effetto-domino in grado di far saltare nuovamente il banco dopo il faticoso equilibrio raggiunto sul mercato dei capitali grazie a 4 triliardi di dollari di aiuti varati dai principali governi del mondo e dopo le centinaia di miliardi di dollari, sterline, euro e yen pompati nel sistema dalle principali banche centrali mondiali.

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