Alla fine di Settembre il Portogallo ha inaugurato la prima applicazione commerciale di Pelamis, i serpentoni marini di tecnologia scozzese in grado di produrre elettricità dall’energia delle onde. Si tratta della fase precommerciale del progetto di “Ondas de Potugal” il consorzio neoformato dall’ente elettrico Energias de Portugal (Edp) in partnership con il gruppo di investimento australiano Babcock & Brown e l’impresa portoghese Efacec .
“L’energia delle onde – ha sottolineato il ministro dell’Economia portoghese – Manuel Pinho ha un potenziale enorme per il Portogallo ma anche per altri Paesi, in quanto rappresenta una fonte d’energia inesauribile e pulita”.Si tratta del primo grande impianto del genere in Europa in quello che viene considerata forse come la più interessante ed innovativa risorse nel campo delle energie rinnovabili. Basti pensare che World Energy Council (WEC) di Londra stima che il 15 percento del fabbisogno elettrico mondiale potrebbe essere coperto da impianti di sfruttano il moto ondoso dei mari. Questa quantità sarebbe il doppio di quella attualmente prodotta dalle centrali nucleari. Gli oceani sono pertanto degli immensi accumulatori naturali di energia solare. Ma come utilizzarla?

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Negli ultimi mesi questa nuova frontiera sembra aver compiuto passi importanti, con i primi finanziamenti da parte dell' Unione Europea e degli Stati Uniti. Secondo i primi studi e in base alle relazioni di queste compagnie, l'energia dagli oceani sembrerebbe essere promettente: assenza di emissioni di CO2, assenza di residui radioattivi, risorse di base tendenzialmente inesauribili, ricchezza di zone degli oceani con maree regolari idonee all'installazione degli impianti, scarsa invadenza degli impianti stessi.
L'aspetto ambientale piu' delicato è il possibile impatto sulla vita negli oceani che, secondo le primissime valutazioni, sembrerebbe anch'esso estremamente ridotto. Per contro, i costi degli impianti paiono al momento molto elevati ed il rischio che gli stessi siano danneggiati dalla forza di alcune maree è tutt'altro che remoto. Il principio di base è piuttosto semplice. Le onde, con il loro "su" e "giù", possono funzionare come un pistone che spinge aria dentro un condotto. Anche se il movimento è molto lento, la massa d'acqua che si muove è sempre di svariate tonnellate, se l'impianto è disposto correttamente lungo la costa. La spinta esercitata, dunque, è enorme e l'aria esce dai condotti con grande forza, spingendo le turbine che generano l'elettricità.
Come dicevamo questa risorsa sembra una delle più interessanti sia per la sua immane e inesauribile fonte di approvvigionamento sia per il suo maggiore tempo di utilizzo rispetto invece per esempio a solare od eolico. E’ notizia di qualche giorno fa quella secondo cui anche cervellone di Google vorrebbe sfruttare questa fonte di energia. Il più grande motore di ricerca del mondo, infatti, sarebbe pronto a varare una flotta di chiatte per ospitare gli enormi server carichi di dati che potranno così sfruttare l’energia idrica e far risparmiare l’azienda, oltre a inquinare meno il pianeta.
Google ha fatto sapere che i cervelloni saranno collocati su alcune chiatte, ancorate a 11 chilometri circa dalla costa, che tradurranno l’energia dell’acqua in elettricità. Il sito della Cnn, che ha diffuso la notizia, ha ipotizzato che il progetto messo in campo da Google possa estendersi all’industria marittima. Secondo uno studioso dell’University College di Londra la svolta verde potrebbe portare a Google grossi benefici di immagine. Insomma la ricerca è ancora in fase sperimentale ma le prospettive sembrano assai interessanti e incoraggianti, soprattutto per un paese come il nostro che è completamente circondato dal mare.
Vincenzo Caccioppoli