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Economia
Euro: Mario Draghi, l'oste e il vino

Ho simpatia per Mario Draghi, uomo garbato, competente, autorevole. Ma ciò non significa che si debba sempre giudicare convincente ciò che dice.
Nell’intervista di ieri(1) comincia col dire che “L’euro è irrevocabile”. Io avrei detto insostituibile, ineliminabile, perfino irreversibile, ma diciamo pure irrevocabile, purché ci si intenda. È impossibile  saltare dal quarto piano, perché si morrebbe. Ma non è impossibile fisicamente. E infatti c’è gente che si suicida così. Diversa è l’impossibilità del carcerato, con le sbarre alla finestra. Revocare l’euro non è impossibile, è soltanto talmente costoso che appare giusto astenersene. Ma è soltanto questione di prezzo. E soprattutto la stessa dichiarazione non l’hanno certo fatta le Borse. Se si allarmassero seriamente, l’euro salterebbe nel giro di qualche giorno, quali che possano esserne i costi. E infatti la cosa giusta sarebbe smettere di gargarizzarsi con l’aggettivo “irrevocabile” e pianificare la fine dell’euro, per evitare che abbia luogo brutalmente e improvvisamente, per cause esterne.

Secondo Draghi, Donald Trump “non perde occasione per attaccare l’euro”, ma ammette che: “Lo scenario è in movimento e gli equilibri sono estremamente precari”. Domanda: se non lo fossero, ci cureremmo degli attacchi di Trump?.Il guaio è la precarietà della nostra situazione economica o il fatto che qualcuno la denunci?

Draghi sottolinea ancora la necessità che la Bce sostenga l’eurozona e promette che il Quantitative Easing proseguirà “sino a fine 2017 o oltre se necessario”. E qui forse esagera. Oltre? All’infinito? Non si sono mai viste catene di S.Antonio che finiscono bene. L’Italia, come debitore, non è più credibile, perché ha stampato troppo contante. Oggi pare credibile perché la sostiene la Bce. Ma a sua volta questa sarà indefinitamente credibile, se continua a stampare cartamoneta come l’Italia?

L’Europa vive nel terrore che le Borse non assorbano più i pezzi di carta emessi dalle Banche Centrali di Francia, Italia, Spagna e tanti altri, e crede di scongiurare il pericolo con i programmi di Münchhausen. L’ostinato e irrealistico ottimismo di Draghi nasce dalla volontà di rassicurare i mercati.  “Se le previsioni di inflazione diventeranno meno favorevoli”, il consiglio dei governatori della Bce “è pronto ad aumentare il Qe come dimensioni e durata”. Già. Ma sempre che i mercati continuino a permetterlo, comprando i titoli di nuova emissione, e non cerchino di disfarsi a valanga dei titoli che hanno già. Draghi si esprime come se si potesse stampare indefinitamente denaro falso, a fronte di niente, e frenare così l’immane, strabiliante bolla finanziaria europea e mondiale. Una bolla che una volta o l’altra scoppierà, euro o non euro.

L’azione della Bce «non è mirata allo spread, ma alla stabilità”, dice Draghi Giochi di parole. La Bce mira a contenere lo spread per far credere alla stabilità finanziaria dei vari Paesi. Dunque in fin dei conti tende soltanto ad ingannare le Borse. Finché queste faranno finta di essere ingannate.
Nell’intervista il governatore parla poi in favore dell’inflazione e dice virtuosamente: “Resta necessario il sostegno da parte della nostra politica monetaria se vogliamo che l’inflazione vada a convergere verso l’obiettivo desiderato con sufficiente credibilità e in maniera sostenibile”. Lasciate perdere le parole tecniche e i concetti fumosi: Draghi e gli altri sono convinti che l’inflazione sia un bene in sé, e non è vero. Per decenni essa è stata vista giustamente come una catastrofe e la più odiosa tassa sui poveri. Del resto, è ancora l’opinione dei tedeschi. Dunque sarebbe bello se la smettessero, con questa manfrina.

In secondo luogo, è vero che un’economia in grande crescita può avere un’inflazione, ma il collegamento fra le due cose non è necessario. Nell’Italia del miracolo economico si ebbe un indimenticato momento di prosperità accoppiato con una bassa inflazione, ed anzi con qualche punta di deflazione. In verità non bisognerebbe lottare contro la deflazione, ma contro l’assenza di opportunità di lavoro e di profitto. Se ci fossero, l’Italia ripartirebbe a razzo. Basterebbe sgravare l’attività economica dai troppi pesi e lacciuoli, smettendo una buona volta di credere che il governo sia capace di ben guidare l’economia. In particolare il denaro male amministrato – vedasi il debito pubblico italiano – può soltanto assassinare l’economia. E non si può che definire provocatorio l’atteggiamento di Draghi quando dice: “Non siamo manipolatori della moneta”. Perché è esattamente ciò che sono tutti i governi e soprattutto la Bce. Per caso il Qe non è un modo per manipolare la moneta e la sua considerazione, nei mercati finanziari?

Non si può che confermare la stima a Draghi ma, come insegna il detto, “Non chiedere all’oste se il suo vino è genuino”. Lui è costretto istituzionalmente a mentire, ma noi non siamo istituzionalmente obbligati a credergli.

pardonuovo.myblog.it

(1)http://www.corriere.it/economia/17_febbraio_06/draghi-ripresa-solo-inizi-continueremo-l-acquisto-titoli-1e1faf9a-ec76-11e6-b0dc-72bd53481b5d_print.htm
 

Tags:
mario draghiquantitative easingbce euro

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