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Economia
Ex-Ilva, nuovo faccia a faccia Conte-Mittal. Pronto il ricorso in tribunale

La giornata domenicale segna una tregua apparente per l'ex Ilva di Taranto. In realta' preoccupazioni e tensioni restano forti ed evidenti per la vicenda ArcelorMittal, con la multinazionale che ha ormai avviato il sostanziale disimpegno dall'ex Ilva, cosi' come forte ed evidente e' la spaccatura della citta'. Tra chi vuole senza mezzi termini la chiusura della fabbrica (parte dei cittadini del rione Tamburi, comitati locali e diverse associazioni ambientaliste) e chi invece chiede uno sforzo per salvare insieme tutela della salute e tutela del lavoro (operai, imprese, istituzioni locali).

Che la spaccatura ci sia - da molto tempo - lo ha notato anche il premier Giuseppe Conte nella sua visita di venerdi' scorso a Taranto. "Ho visto che mezza citta' vuole la chiusura dell'Ilva", avrebbe detto Conte agli imprenditori incontrati in Prefettura secondo quanto riferiscono fonti industriali. "No presidente - gli hanno risposto - quella e' solo una parte della citta'". E anche prima degli incontri in Prefettura, il segretario della Uilm Taranto, Antonio Talo', aveva rammentato al premier, reduce dall'assedio dei cittadini sul piazzale della portineria D dello stabilimento: "Lei ha visto sinora solo una faccia della medaglia. Dolorosa, certo, ma e' una faccia".

Ma al di la' della situazione specifica di Taranto, il punto vero e' cosa fara' adesso il Governo. Conte ha detto proprio a Taranto di non avere "la soluzione in tasca, altrimenti se ci fosse, sarebbe gia' stata applicata" ("non sono un fenomeno", ha anche affermato). Domani potrebbe esserci il nuovo faccia a faccia tra il premier e i due Mittal, padre e figlio, a capo della multinazionale. Il confronto non e' ufficialmente confermato, anche se sia venerdi' notte che ieri fonti istituzionali e industriali locali hanno dichiarato a Taranto che Conte ha annunciato loro che avrebbe rivisto i Mittal lunedi', cioe' domani. E che intenderebbe proporgli uno schema negoziale.

Tante le ipotesi circolate su questo schema: da un aumento della cassa integrazione, gia' in corso a Taranto per 1.276 addetti, per fronteggiare la grave crisi del mercato siderurgico alla reintroduzione dello scudo penale, sia pure in una forma che interesserebbe tutte le aziende che si trovano in una situazione simile a quella di Mittal a Taranto, cioe' alle prese con un risanamento ambientale degli impianti. E ancora: da una revisione del contratto di fitto di ArcelorMittal ad altri interventi. Non e' facile comporre il pacchetto negoziale. Senza poi trascurare che la riproposizione dello scudo in Parlamento vedrebbe l'M5S contrario come e' ormai evidente. L'aspetto clou e' capire se una trattativa di merito fara' recedere Mittal dal suo passo indietro, al momento sostanziato in una serie di atti, compresa la restituzione del personale - 10.777 dipendenti - alle societa' di appartenenza. Conte a Taranto si sarebbe mostrato scettico su un ripensamento del leader dell'acciaio. Ma tuttavia la richiesta di riprendere la trattativa con Mittal e' fortissima perche' non ci sono alternative. 

Se Mittal sino alla fine si sfilera', sara' l'amministrazione straordinaria a rientrare in campo, essendo ancora proprietaria degli impianti mentre Mittal e' in fitto. Amministrazione straordinaria che gia' domani potrebbe depositare al Tribunale di Milano un ricorso cautelare urgente ex articolo 700 per impedire che Mittal abbandoni gli impianti a seguito del recesso degli impianti. A Taranto la fabbrica va ad un regime ridottissimo. I sindacati segnalano che e' ferma una delle due linee di agglomerazione dove si preparano i materiali di carica per gli altiforni.

Con una linea ferma, forte e' il rischio di scendere da tre a due altiforni in marcia - e i tre ora funzionanti sono gia' sotto le loro potenzialita' - e forse anche da due a una acciaieria. Mentre sono gia' fermi altri impianti e il Treno nastri procede con due forni su tre. Da domani, infine, cominceranno a partire da parte delle imprese dell'indotto-appalto siderurgico di Taranto la prime lettere di messa in mora verso ArcelorMittal perche' non ha ancora pagato le fatture scadute. Il via libera all'azione legale e' stato dato in una assemblea in Confindustria Taranto.

Gia' accertati crediti non pagati, relativi ai lavori correnti e alle fatture scadute, per 12 milioni, ma poiche' molti imprenditori devono ancora rispondere, si andra' oltre questa cifra. Fioccano gia', da parte delle imprese, le richieste di avvio della cassa integrazione: piu' di 50 per Enetec, una trentina per FC, i 150 dell'Iris. Le aziende temono che dopo aver visto sfumare circa 150 milioni di crediti per lavori fatti a Ilva commissariata dallo Stato - il periodo e' quello antecedente gennaio 2015, quando poi intervenne l'amministrazione straordinaria - ora saltino pure i nuovi crediti.

Spaventa il fatto che Mittal, disdettando il contratto, non paghi il miliardo e 800 milioni pattuito per l'acquisto dell'azienda, perche' a questa somma le imprese subordinano con qualche residua speranza la possibilita' di riscuotere i crediti ante gennaio 2015. Confida un titolare di impresa: "Ci ho rimesso gia' 4,2 milioni con i vecchi crediti, adesso ne ho in ballo altri per 1,4 milioni. Se non incasso pure questi, la mia azienda rischia di saltare".

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