Fondatore e direttore
Angelo Maria Perrino

Facebook maxi-multa di 110 milioni dall'Ue: ha collegato utenti Whatsapp a FB

Maxi multa dell'Ue a Facebook per Whatsapp. Secondo l'Antitrust europeo, Facebook ha fornito informazioni fuorvianti nel momento dell'acquisto di Whatsapp.

Facebook maxi-multa di 110 milioni dall'Ue: ha collegato utenti Whatsapp a FB
Mark Zuckemberg

Maxi-multa Ue a Facebook perchè ha collegato gli account di Whatsapp

 

Maximulta da 110 milioni per Facebook. L'Antitrust Ue ha deciso di infliggere 110 milioni di euro di sanzione al social network fondato da Mark Zuckerberg per aver fornito informazioni fuorvianti all'esecutivo comunitario nel momento dell'acquisto di Whataapp. Una multa punta a essere un deterrente per altre società dal fornire informazioni fuorvianti per ottenere il via libera delle autorità.

Nel 2014 Facebook aveva assicurato alla Commissione Ue di non poter fare collegare gli account Facebook con quelli di Whatsapp, cosa invece realizzata nel 2016. Si tratta di "un chiaro segnale alle società che devono rispettare le regole Ue, incluso l'obbligo di fornire informazioni corrette", ha dichiarato la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager.

 

Dalla Ue maximulta da 110 milioni a Facebook "scorretto su Whatsapp"

 

In base alle regole comunitarie, Bruxelles poteva multare Facebook fino all'1% del suo giro d'affari nel 2016, cioè fino a una sanzione massima di 248 milioni di euro. Quando tre anni fa Facebook notifico' l'acquisizione di Whatsapp all'Ue, informò la Concorrenza che non sarebbe stata in grado di stabilire in modo affidabile l'associazione automatica tra i conti degli utilizzatori di Facebook e quelli di Whatsapp, indicando questa situazione nel formulario di notifica e in una risposta specifica a una richiesta di ulteriori informazioni da parte della Commissione.

Nell'agosto 2016 Whatsapp ha annunciato l'aggiornamento delle condizioni generali di utilizzo e della sua politica di confidenzialita', compresa la possibilita' di associare i numeri di telefono degli utilizzatori di WhatsApp ai profili degli utilizzatori di Facebook. Lo scorso dicembre la Commissione ha inviato a Facebook una comunicazioni di rilievi esponendo una serie di preoccupazioni. Contrariatemente a quanto dichiarato dalla societa' nel 2014, la possibilita' tecnica di associare le identita' dei profili esistevano gia' allora e i dipendenti di Facevook ne erano gia' al corrente. La decisione di oggi non ha alcuna incidenza sul via libera della Commissione all'acquisizione, dato che era fondata su una serie di elementi che andavano al di la' della questione dell'associazione automatica degli utenti.

Bruxelles aveva effettuato in quel momento una valutazione fondata sull'ipotesi di una associazione automatica. In ogn caso Bruxelles considera che le informazioni inesatte o devianti fornite da Facebook non hanno inciso sulla decisione di autorizzazione. Inoltre, indica l'Antitrust europeo, "la decisione sulla multa non e' legata a procedure nazionali antitrust in corso ne' a problemi di rispetto della vita privati, della protezione dei dati o della protezione dei consumatori che rischiano di porsi in seguito all'aggiornamento, previsto lo scorso agosto, delle condizioni generali di utilizzato e della politica di confidenzialita' di WhatsApp".

 

Facebook, acquisto WhatsApp: arriva dallʼUe la maxi-multa da 110 milioni di euro

 

Facebook ha commesso due infrazioni distinte fornendo informazioni inesatte o devianti da una parte nel formulario i notifica dell'acquisizione di Whatsapp, dall'altra parte della risposta a una domanda di Bruxelles. La Commissione considera tali infrazioni "gravi perche' le hanno impedito di disporre di rtutte le informazioni necessarie alla valutazione dell'operazione". Inoltre, l'Antitrust europeo considera che i dipendenti di Facebook erano informati della possibilita' di associare gli utilizzatori e che Facebook era consapevole dell'impartanza di questo aspetto per la valutazione comunitaria. Di qui la sua negligenza nella violazione degli obblighi procedurali. La Commissione ha tenuto comunque conto di una circostanza attenuante: Facebook ha collaborato e riconosciuto di aver violato le regole e rinunciato ai diritti procedurali di chiedere l'accesso al dossier e a una audizione, scelte che hanno permesso alla Commissione di facilitare l'analisi e la valutazione.


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