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Economia
Facebook, quando Zuckerberg pensò di far saltare l'Ipo
Mark Zuckerberg

Nel 2012 i vertici di Facebook hanno valutato la possibilità di far saltare la quotazione a Wall Street (poi arrivata a maggio di quell'anno e rivelatasi inizialmente un flop, a causa di una serie di problemi tecnici al Nasdaq). E' quanto emerge da una testimonianza resa in tribunale nell'ambito di una causa collettiva intentata contro il social network, il Cda e i sottoscrittori della raccolta fondi da 16 miliardi di dollari, da una serie di investitori, tra cui l'Arkansas Teacher Retirement System: l'accusa è di avere violato le leggi sui valori mobiliari, fuorviando gli investitori non spiegando che alcune modifiche apportate al social network avrebbero avuto un impatto sul fatturato.

Come riporta il Financial Times, proprio la revisione al ribasso delle stime interne sul fatturato ha fatto traballare i piani per l'Ipo. Nella primavera del 2012 Facebook aveva tagliato le previsioni per il giro d'affari annuale da 6,6 a 5,2 miliardi, sulla scia delle difficolta' incontrate nel fare passare gli utenti dalla versione desktop a quella mobile del social network. Secondo quanto emerge dalla testimonianza, all'epoca l'amministratore delegato Mark Zuckerberg aveva scritto alla fidanzata (poi diventata sua moglie) ad aprile, dicendo che "tutto sta andando veramente male, le previsioni sul fatturato sono cosi' in calo che stiamo pensando che forse dovremo quotarci a meno di 50 miliardi se andra' avanti cosi'".

Queste preoccupazioni, però, sono comparse nella documentazione relativa alla quotazione solo come rischi potenziali. Durante il processo, un portavoce di Facebook ha ribadito la "fiducia nel fatto che quanto detto all'epoca agli investitori era completo, accurato e in linea con le leggi vigenti". Secondo l'avvocato dell'accusa Salvatore Graziano, Zuckerberg, il direttore operativo Sheryl Sandberg e l'allora direttore finanziario David Ebersman si sono chiusi in una stanza di hotel di New York a maggio 2012 per discutere dell'imminente quotazione, decidendo di non procedere, salvo poi cambiare idea.

Il resto e' storia: la raccolta fondi e' stata la maggiore di sempre negli Stati Uniti, cosa che ha fatto salire la valutazione iniziale di Facebook a oltre 100 miliardi. Al debutto il titolo si e' attestato in calo, anche a causa di problemi tecnici al Nasdaq, e ha perso quasi il 50% nei primi tre mesi. Solo in seguito Facebook ha ingranato la marcia giusta: oggi il titolo vale il 350% in piu' rispetto ai 38 dollari dell'Ipo a circa 170 dollari per azione, sulla scia del rapido aumento di utile e fatturato. Nel secondo trimestre il social network ha generato un giro d'affari di 9,2 miliardi con profitti netti per 3,9 miliardi.

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