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Economia
Fca, accelera il dossier Renault-Nissan. Agnelli primi azionisti. Rumors

Il dossier Fca-Renault subisce un’improvvisa accellerazione, un'alleanza che, secondo i rumors dell'ultima ora, pare preveda anche uno scambio azionario fra i due gruppi automobilistici e che dopo i recenti maxi tagli nell'automotive di General Motors e di Ford crea subito i mal di pancia dei sindacati italiani. Dopo le indiscrezioni rivelate ieri dall’autorevole Financial Times, il quotidiano economico della City londinese, stamane dalla Francia rimbalza la convocazione della riunione per domani mattina alle otto in punto del consiglio di amministrazione di Renault.

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Il Ceo di Fca Mike Manley con il presidente John Elkann


 

Ordine del giorno: la discussione dell’alleanza con Fca. Riunione che, rivelano a France Presse alcune fonti vicine all’operazione, potrebbe avere come obiettivo finale una fusione.

Quindi, non la solita alleanza fra piattaforme, ma un'integrazione societaria a 360 gradi che  darebbe vita al primo gruppo automobilistico mondiale.

Nella classifica 2018 dei livelli produttivi, Nissan e Renault hanno infatti fatto uscire insieme dagli stabilimenti 10.360.992 veicoli, piazzandosi in terza posizione a livello mondiale. Con i 4.840.664 sfornati da Fiat Chrysler, scavalcherebbero (con un portafoglio marchi che va da Renault a Fiat e Nissan e da Alfa-Romeo, Mitsubishi, Dacia, Chrysler a Jeep, Ram e molti altri), staccandole, le due attuali leader: la tedesca Volkswagen con 10.830.625 veicoli e la giapponese Toyota con 10.520.655. Operazione dunque che darebbe seguito alla profezia di Sergio Marchionne che nel 2012 avea annunciato un obiettivo futuro di produzione di 8-10 milioni di veicoli all’anno, soglia giudicata minima per la sopravvivenza dei grandi gruppi automobilistici. 

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Per Renault, che sotto la regia del nuovo presidente del board dell’alleanza franco-nipponica, Jean-Dominique Senard vuole gettarsi alle spalle la vicenda Ghosn, Fca sarebbe importante: la maggior parte delle attività di Fiat Chrysler è concentrata in Nord America, area da cui Renault è assente.

A questo si aggiunge che Fca possiede i brand Alfa Romeo e Maserati, che occupano un ruolo in un segmento di mercato particolarmente redditizio e in cui Renault non compete.

"Un annuncio è pronto per essere lanciato nelle prossime ore e forse potrebbe essere reso noto domani mattina prima dell'apertura delle Borse", dicono le fonti a France Press a proposito dell'operazione che aprirebbe nuovamente il risiko delle quattroruote dopo il blitz di  marzo 2017 di Peugeot su Opel.

manley apeFoto: LaPresse
 

Nel comunicato, sempre secondo quanto rivelano gli insider, i due gruppi si preparano a dire che "stanno studiando la possibilità di un ravvicinamento", che potrebbe sfociare in una “fusione”Bloomberg si spinge più in là e rivela che la configurazione del deal prevedrebbe anche uno scambio azionario (in cui gli Agnelli resterebbero il primo azionista davanti allo stato francese che ha in portafoglio il 15% di Renault), aprendo la strada al gruppo automobilistico italo-americano ad un possibile ingresso del gruppo nell'alleanza franco-nipponica Renault-Nissan.

Secondo Les Echos, infine, Senard avrebbe già illustrato il piano al ministro dell'Economia e Finanze Bruno Le Maire in una riunione venerdì scorso, ottenendo il via libera.  Per il giornale parigino, affinché questa fusione tra pari non conduca a un'acquisizione di Renault da parte di Fca e della famiglia Agnelli, Fca verserebbe anticipatamente un dividendo straordinario agli azionisti.Questo permetterebbe di avvicinare le capitalizzazioni di mercato dei due gruppi: attualmente Fca pesa per circa 18 miliardi di euro, contro poco meno di 15 miliardi di Renault. La famiglia Agnelli, che attraverso la sua holding Exor controlla il 29% del capitale di Fca, sarebbe ancora il maggiore azionista del nuovo colosso dell'auto, davanti al governo francese, che controlla il 15% della Renault.

Immediata la reazione dei sindacati delle tute blu italiane che nel mega-merger delle quattroruote vedono la concreta possibilità di razionalizzazioni e di esuberi nelle fabbriche Fca, in seguito a sovrapposizioni produttive con i francesi. 

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"Apprendiamo dagli organi di stampa l'esistenza di trattative avanzate tra la casa automobilistica torinese e Renault. È urgente che il presidente del Consiglio e il ministro dello Sviluppo economico si assumano la responsabilità di convocare un tavolo con azienda e sindacati per chiarimenti sul futuro industriale e occupazione delle lavoratrici e dei lavoratori del gruppo Fca", ha tuonato Michele De Palma, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile automotive dei metalmeccanici di Corso d'Italia. Parole a cui si sono aggiunte quelle del segretario generale Fim Cisl Marco Bentivogli.

"E' evidente che abbiamo al più presto bisogno di aprire un confronto perché è opportuno chiarire ed escludere eventuali sovrapposizioni con gli stabilimenti e l'occupazione nel nostro Paese", ha spiegato il sindacalista della Fim-Cisl, confermando che "a quanto ci risulta, sono in corso colloqui tra Fca e Renault per eventuali accordi commerciali o di condivisione di piattaforme".

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"Abbiamo sempre sostenuto di proseguire nell'azione verso alleanze strategiche - ha proseguito Bentivogli - da un lato per restare nel gorgo dell'operazione di consolidamento che è da tempo in corso a livello globale, dall'altro per avere risorse e competenze per affrontare la transizione tecnologica verso la nuova mobilità elettrica e a guida autonoma e per rafforzarsi in Asia".

Secondo il sindacalista, "questi sono i punti deboli su cui costruire alleanze per dare più forza a Fca. Al momento non abbiamo notizie se queste possano rappresentare occasioni per vere e proprie fusioni. E' evidente che abbiamo al più presto bisogno di aprire un confronto perché è opportuno chiarire ed escludere eventuali sovrapposizioni con gli stabilimenti e l'occupazione nel nostro Paese".

"Queste sono partite decisive per il futuro dell'industria italiana - ha concluso - e che avvengono con un Governo impegnato in una perenne campagna elettorale, lasciando soli lavoratori e imprese. Se un politico non sa quanto pesa l'automotive sul Pil meglio che cambi mestiere".

twitter11@andreadeugeni

 

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