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Economia
Fca,le nozze dopo la mossa della vetrina di Marchionne.Peugeot promessa sposa

Qual è la notizia più interessante per l’investitore italiano? Ecco tre ipotesi, a chi indovina in premio una bambolina: 1) I guai del signor Mark Zuckerberg, in arte “Faccia-libro”; 2) l'ingresso in Telecom della Cassa Depositi e Prestiti; 3) lo scorporo di Magneti Marelli da FCA.

Indovinato? Se non sapete che pesci pigliare significa che non mi seguite con la dovuta attenzione; in caso contrario vuol dire che appartenete alla schiera dei “ci piace vincere facile”, complimenti! La notizia più importante per l’investitore (non solo italiano) è che ancora una volta Sergio Marchionne compie in modo magistrale quella che d’ora in poi chiameremo la “mossa della vetrina”. Una strategia semplicissima che consiste nel dare valore ad un asset o un brand rendendolo acquisibile.

Ci sono beni – la Gioconda, i gioielli della Corona inglese o la baia di San Francisco – ritenuti inestimabili non solo in virtù del loro valore reale (in ogni caso difficilmente stimabile) ma anche perché non acquistabili, ovvero non contendibili. Regola che vale in particolare per un’azienda. Marchionne, assoluto genio della finanza, il re dei "deal maker" dell'auto, si appresta a fare con Magneti Marelli ciò che ha già compiuto con Ferrari, il cui valore è balzato da 40€ a 100€ nel giro di due anni.

Togliere dalla cantina, esporre, mettere in primo piano in vetrina: operazione che i migliori sovraintendenti dei grandi musei compiono da sempre con abilità sopraffina contribuendo in tal modo non solo all’aumento dei visitatori ma anche e soprattutto alla crescita delle quotazioni dei singoli artisti e del genere da loro rappresentato. (Nota a margine: il campione assoluto è Damien Hirst, genio totale che ha letteralmente ribaltato i canoni del mercato dell’arte contemporanea e con esso pure i suoi mercanti).

Tornando a Sergio il Grande, la domanda è ora questa: dopo Ferrari, dopo Magneti Marelli sarà forse l’ora dell’altra creatura bisognosa di maquillage, la sino a ieri derelitta Alfa&Romeo? La mia personale opinione è che sì, molto probabilmente è ciò che accadrà a breve. E poi, Comau? Naturalmente, non mancano i detrattori.

Secondo alcuni Sergio il Grande sarebbe sì bravetto, bontà loro, con la Borsa e la Finanza, ma questa (indubbia) capacità servirebbe solo a coprire e pure malamente il suoi fallimenti di metalmeccanico, incapace com’è (o come sarebbe) di vere ed autentiche rinascite industriali. Premesso che come pare stia scritto in latino su una lapide a Lubecca “Non si può essere amati da tutti”, in più di un’occasione Marchionne ha precisato il suo pensiero e la sua visione strategica.

Nel prossimo futuro, questione di pochi anni, le automobili dopo aver perso il cambio manuale e forse pure il guidatore umano, diventeranno delle vere e proprie commodity, come il sale grosso, il cemento, l’aceto domestico e la candeggina. Una varrebbe l’altra, come suggerisce Casaleggio a proposito di noi umani. Tutte eguali, tutte sostituibili, tutte banali e insignificanti, escluso un ristretto (ristrettissimo) club di ultra-brand, le grandi marche automobilistiche dotate di personalità unica ed esclusiva. Inutile che vi faccia dei nomi, li sapete benissimo anche voi. Se questa strategia è giusta, se il mondo si dividerà tra l’Olimpo degli dèi e l’indistinto dei senza volto né nome, allora la profezia di Marchionne si rivelerà giusta e con essa la sua strategia aziendale.

Dunque, per completare l'opera, dopo aver assunto il comando (era l'1 Giugno del 2004) di un gruppo sull'orlo del fallimento, manca solo il gran finale, la ciliegina sulla torta che gli permetterebbe di entrare nella mitologia, nella Hall of Fame della finanza meritandosi lo stacco dello stock option nuotando nell'oro come uno Zio Paperone dei giorni nostri. E quale sarebbe questa ciliegina? 

Sergio Marchionne non può essere ricordato per opere di creazione, design o ingegneristica e nè per l'innovazione industriale, il suo talento è altrove, è nella finanza, infatti Marchionne sarà ricordato per essere stato il più capace e brillante "deal maker" del mondo dell'auto, ma affinché dalle parole si passi ai fatti ci vuole il grande colpo, ovvero il matrimonio tra Fca e un'altra big del mercato mondiale dell'auto.

Poco importa che Marchionne abbia recentemente smentito l'ipotesi, "non ho bisogno più di nessuno" Fca può ballare da sola, questo a parole lo si può dire, non con i numeri perché puoi stare al top solo se produci 10 milioni di pezzi, e Fca attualmente supera "solo" i 4 milioni. Il matrimonio è necessario, ma con chi? I cinesi tenderei ad escluderli, così i tedeschi, i coreani? Forse, ma la lista delle pretendenti la circoscriverei a 3: GM, Ford e Peugeot, anche se tenderei subito ad escluderne una, General Motors, principalmente per due motivi, il primo se vogliamo scaramantico, ogni volta che Marchionne ci ha provato strizzando l'occhiolino alla bella americana è sempre successo qualcosa di poco piacevole, come dire il "bacio della morte", la seconda è che l'orgoglio americano è alto e Marchionne ha esordito in Fiat facendo a Wagoner (l'allora capo di GM) un bello scherzetto che in un sol colpo è costato agli yankee la perdita della faccia, la perdita di denaro e il mancato acquisto di Fiat.

La seconda pretendente al matrimonio è Ford, possibile ma difficile, soprattutto in termini culturali, la puzza sotto il naso di costoro è secolare. Resta la terza, Peugeot, è vero, è francese, dopo la moda ora ci scippano l'auto obbietterà qualcuno, ma a livello industriale il matrimonio è strategico per pochi e semplici motivi: perché Fca con Peugeot non è sovrapponibile, nè sui modelli, Fca è forte sulle piccole, sulle sportive (Alfa Romeo e Jeep) e nel lusso (Ferrari e Maserati) il resto è Peugeot, e nemmeno sui mercati, dove è forte Fca, Nord e Sud America, i francesi sono pressoché assenti, i brand sono dunque complementari, e poi c'è un altro anello di collegamento tutt'altro che trascurabile, la storica collaborazione sui veicoli commerciali.

Il matrimonio è necessario, è come il ballo della scopa, il cavaliere che non troverà dama rimarrà con niente in mano, così chi tra Ford, Fca e Peugeot non troverà consorte, scomparirà dal grande gioco. E Marchionne questo non se lo può permettere, per la fama che si è creato e perché a 100 metri dal traguardo, non ti puoi arrendere, il nastro lo devi tagliare.

L'avvocato Agnelli agli inizi degli anni novanta, uno dei periodi di peggiore crisi per la Fiat, disse "il matrimonio tra la Fiat e Torino è durato cento anni, cento anni mi sembrano molti per un matrimonio". A quel tempo il rischio separazione tra Torino e Fiat era per la possibile insolvenza del gruppo automobilistico, oggi, dopo aver salvato l'azienda, e dopo che Umberto Agnelli l'ha trasformata in un gruppo totalmente concentrato sull'automobile, la separazione è necessaria per rendere l'azienda competitiva al tavolo delle grandi big.

Giugno 2018, il momento dell'addio di MM (Manager Marchionne) è sempre più vicino, è come una data di scadenza, qualcosa in più sicuramente lo sapremo. Ma in ogni caso – anche in questa storia c’è un ma – ciò che non dobbiamo mai scordare per amore di verità e per onestà intellettuale è che il n° 1 di FCA, che riesca o non riesca a convolare a nozze, ogni volta che compie un’operazione finanziaria non si limita a premiare i “soliti noti”, bensì a cascata riempie le tasche di tutti gli azionisti, grandi e piccoli che siano. Marchionne come un Babbo Natale, l'unico che la finanza moderna abbia mai conosciuto. E questo nell’epoca degli squali, squaletti e piranha non dobbiamo scordarlo, mai.

@paninoelistino

Tags:
fcamarchionne

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