Crisi/ Fmi: fino a 4mila miliardi di dollari di asset tossici

Martedì, 7 aprile 2009 - 15:09:00

Confronti/ La cifra annunciata dall'organismo guidato da Dominique Strauss-Kahn è veramente imponente se si considera che, secondo i dati 2007 della Banca Mondiale, corrisponde a quasi un terzo del Pil degli Stati Uniti e più del doppio di quello italiano. La metà del Pil cinese, la seconda economia al mondo
Non bastassero i timori di una deludente stagione delle trimestrali, a pesare sui listini ed in particolar sul settore del credito è oggi la correzione al rialzo (a 4 triliardi di dollari) della stima del Fondo monetario internazionale (Fmi) relativa all’ammontare di asset “tossici” ancora presenti nei bilanci delle banche. Una valore che si allinea pertanto alle previsioni di quegli economisti che, come Nouriel Roubini, da settimane andavano avvertendo che nei soli Stati Uniti l’ammontare degli asset “tossici” è stimabile in circa 3,6 triliardi di dollari.

Un grido d’allarme che ha poi portato al varo di ulteriori misure di salvataggio da parte dell’amministrazione Obama, a partire dal fondo pubblico-privato, e alla decisione, presa nel corso del G20 di Londra, di allentare alcuni principi contabili consentendo in pratica di sospendere l’applicazione del principio del “mark to market” e lasciando dunque alle banche la possibilità di valutare a propria discrezione il valore di questi asset.

La decisione del Fmi, che solo a gennaio aveva quantificato in 2,2 triliardi di dollari l’ammontare di queste poste patrimoniali, non ha dunque sorpreso più di tanto gli osservatori più attenti, ma certo ha offerto se non altro una buona occasione per prendere profitto sui titoli finanziari, molti dei quali nelle ultime settimane avevano recuperato parecchio terreno rispetto ai minimi visti a fine febbraio.

La domanda che gli operatori continuano a porsi è la durata temporale e la dinamica che seguiranno ora le ulteriori svalutazioni cui inevitabilmente dovranno procedere le principali banche mondiali. Svalutati ormai quasi completamente i mutui legati ai sub-prime, secondo alcuni analisti le banche stanno ormai procedendo all’evidenziazione delle perdite sui mutui “plain vanilla” e sui servizi di credito al consumo.

Un processo che potrebbe richiedere, a seconda del singolo istituto o emittente di carte di credito, nonché delle politiche di bilancio che verranno adottate, ancora dai due ai tre anni. Un arco di tempo molto esteso per i mercati finanziari ma tutto sommato ragionevole se paragonato al decennio abbondante che tale processo richiese nel caso delle banche giapponesi, che attraversarono un’analoga fase di ristrutturazione nel corso degli anni Novanta del secolo scorso.

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