Fund raising/La crisi aguzza l’ingegno, per sostenere il no profit possono servire anche i mondi virtuali

Domenica, 29 marzo 2009 - 09:00:00



Di Luca Spoldi

In un mondo sempre più alla ricerca di nuove regole etiche per superare l’attuale crisi economico-finanziaria, oltre che regolamenti operativi in grado di evitare il ripetersi ciclico di situazioni già troppe volte viste (dai “junk bonds” di Michael Milken al “botto” di Bernard Madoff sono passati esattamente vent’anni, ma poco sembra sia cambiato), che spazio e che prospettive restano per le attività di “fund raising”, ossia di reperimento di fondi per le attività più disparate ma in particolare per le organizzazioni no profit?

Uno spazio non piccolo, visto che l’impegno dei governi per rianimare le economie e mettere pezze ad un modello, quello ereditato dalla rivoluzione reaganiana, che ha mostrato tutti i suoi limiti negli scorsi mesi fa già temere ad alcuni un ritorno allo statalismo, una nuova stagione di nazionalizzazioni e più in generale il rischio che all’attuale “gelata” possa seguire un fase fortemente inflattiva negli anni a venire.

Insomma, mentre i commercianti italiani, che continuano a vedere nero come ha testimoniato ieri l’Isae nonostante la tenuta dei consumi (tenuta facilitata del resto proprio da sconti, saldi e tagli dei prezzi, non certo da una maggiore speranza da parte dei consumatori) e mentre le industrie continuano a ridurre la produzione e licenziare personale, trovare nuove fonti di finanziamento è un’esigenza sempre più sentita, per le imprese come per le organizzazioni no profit. 

E se le prime possono sperare che lo sforzo del governo (vedasi l’intesa siglata tra Abi e Tesoro sui requisiti cui debbono ottemperare le banche che chiedono di emettere i Tremonti-bond per ricapitalizzarsi) consenta di allentare in parte la “stretta” creditizia, le seconde debbono puntare da un lato su una sempre maggiore formazione degli addetti (un concetto affermatosi del resto da almeno una decina d’anni, quanto meno a livello teorico), dall’altro provare a battere nuove vie per ampliare la platea dei soggetti a cui ci si rivolte e così far fronte al calo delle donazioni individuali che in una fase recessiva si verifica inevitabilmente come conseguenza del calo del reddito disponibile.

In questo senso appare interessante l’esperienza del web e dei mondi virtuali: questi ultimi nati spesso come ambienti ludici e caratterizzati da contenuti (a volte, come in Second Life, creati direttamente dagli utenti stessi sia all’interno del gioco sia sul web con siti come www.slnn.it dedicati a tutto quanto accade all’interno della comunità italiana presente nel metaverso) pensati per l’intrattenimento, in questi ultimi mesi hanno assistito ad una trasformazione. Con sempre meno interesse per le “chiacchiere” fini a se stesse e sempre più spazio per espressioni artistiche (valga al riguardo l’esempio dello spazio offerto agli artisti italiani che operano in Second Life da Marco Minghetti su  “Le Aziende In-Visibili”, all’interno del metablog Nova100, del Sole 24 Ore) e per attività di charity e di fund raising, appunto.

Siamo ovviamente ancora ai primi passi, almeno per quanto riguarda l’Italia; sarà quindi interessante vedere cosa sapranno inventarsi le promotrici del Maseno Project II, un evento itinerante in Second Life che dal 17 aprile al 9 maggio interesserà varie land dedicato alla raccolta di fondi per la comunità del Nest Rescue Center a Luanda, in Kenya.

Come già lo scorso anno all’iniziativa hanno aderito giocatrici di Second Life da tutto il mondo e tra modelle virtuali, designer, builder e proprietari di land che metteranno a disposizione la loro creatività e le loro strutture gratuitamente, le promotrici dell’iniziativa (tre “top model virtuali” molto note agli appassionati di Second Life: Mimmi Boa, attuale “Miss Virtual World 2009”, Willem Avedon e  Abbie Reinards) sono già riuscite a coinvolgere oltre un centinaio di persone. Se andrà come lo scorso anno si raccoglieranno non meno di 1.500-2.000 dollari (reali) organizzando spettacoli di beneficienza virtuali: cifre ancora contenute ma pur sempre significative, visto il contesto.

Soprattutto potrebbe essere un ulteriore stimolo per sperimentare strade nuove e peraltro non prive di ostacoli (uno su tutti: come conciliare la tutela della privacy tanto cara ai navigatori del web e ai giocatori di Second Life con la richiesta di assoluta trasparenza ogni qual volta si chieda l’adesione ad una raccolta di fondi per motivi benefici). Ma di cui, in un momento in cui le vecchie regole e i vecchi modi di fare le cose hanno palesato tutti i propri limiti, si sente decisamente bisogno e non solo, forse, da parte dei fund raiser di professione.

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