Fondatore e direttore
Angelo Maria Perrino

Generali esce dai mercati non core. Ma tiene segreta "la lista di Frederic"

Il Leone vara dismissioni per un miliardo di euro: la compagnia uscirà nel prossimo trienno da almeno 13 Paesi.Tonfo del titolo a Piazza Affari. Il piano Donnet

Philippe Donnet

di Andrea Deugeni
twitter11@andreadeugeni

LONDRA - Il punto di partenza è quello che il mercato si attendeva. Promosso dai soci a inizio 2016 per rimpiazzare Mario Greco, Philippe Donnet, l’ex numero uno di Generali Italia, aveva ricevuto il mandato di proseguire nel solco delle strategie industriali disegnate un anno e mezzo fa dall’attuale Ceo di Zurich. E così ha fatto, confermando i target al 2018 e la svolta digital del Leone, ma dando un ulteriore giro di vite ai costi tramite operazioni di efficientemento della macchina assicurativa e mettendo in vendita, come Trieste aveva fatto nel 2013 con l’uscita dal mercato messicano, i business in Paesi che il gruppo reputa non profittevoli (da 13 a 15 aree). Una cura dimagrante che impatterà per circa l'1% sul risultato operativo del gruppo e resasi necessaria dal difficile (e incerto per la mancanza di visibilità sull’orizzonte temporale della politica monetaria espansiva della Bce) contesto di mercato e in cui ha fatto fruttare la sua esperienza “giapponese” quando in Axa fu mandato a risollevare le sorti della controllata nipponica che si muoveva in contesti di business analoghi. "Da quando a maggio 2015 Greco ha disegnato il precedente piano industriale - ha specificato Donnet presentandone l'aggiornamento - i mercati sono peggiorati". E i numeri, giudicati ambiziosi già allora, dovevano quadrare.

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La curiosità/ Comunicato alla comunità finanziaria che Generali nel prossimo triennio uscirà da 13-15 mercati nazionali (è presente in oltre 60 Paesi nel mondo), sul mercato è partito il toto-Paese. "Ci sta lavorando Frederic de Courtois (suo ex collega in Axa che il group Ceo ha portato nella compagnia italiana)", ha specificato Donnet, mantenendo la bocca rigorosamente cucita sui nomi di quella che poi ha ribattezzato "la lista di Frederic". Fonti Generali rivelano ad Affaritaliani.it che del blocco europeo non fanno parte del gruppo dismissioni le controllate nell'area Central East Europe (Cee).

Probabilmente, viste l'aggravamento dello spread Btp-Bund (Generali è una dei primary dealer dei titoli di debito italiano) e le premesse della vigilia in cui il mercato si aspettava forse un giro di vite maggiore sui costi (con un piano esuberi da 8.000 unità smentito dal Ceo) con la messa in vendita di un pacchetto di azioni di Banca Generali, gli investitori hanno fatto scattare le vendite sul titolo Generali che alla campanella di fine seduta lascia sul terreno oltre il 3% a 11,3 euro per azione.

I numeri. Donnet ha ribadito i 7 miliardi di euro di generazione di cassa previsti dal precedente piano industriale, il monte dividendi di oltre 5 miliardi e una redditività media sul capitale (Roe) superiore al 13%. In più, punta ad ottenere un miliardo di euro cash (dopo i 4 ottenuti da Greco nel primo piano industriale) dall’uscita da mercati non interessanti come recentemente fatto in Guatemala e Lichtenstein e 200 milioni da ulteriori risparmi nei Paesi core. La compagnia ha precisato che intende mantenere una presenza geografica globale e diversificata, focalizzandosi però sui mercati chiave dove già oggi è tecnicamente forte, efficiente e profittevole o in quei Paesi che presentano prospettive rilevanti di crescita nel medio-lungo periodo. "Uno di questi è l'italia, che verrà rafforzato", ha precisato Donnet. 

"Il nostro obiettivo è la leadership nei Paesi dove operiamo,  misurata non sulla dimensione ma sulla profittabilita'", ha proseguito. Il target è aumentare la profittabilità del 15%. Generali nei mercati maturi avvierà un processo di ristrutturazione, integrazione e semplificazione che consentirà una riduzione netta dei costi per 200 milioni di euro nel periodo 2016-2019, mentre nei mercati in espansione si procederà con una crescita disciplinata del business. In particolare, spiega la compagnia, in un gruppo di 6-9 Paesi la presenza sarà consolidata e rafforzata (il piano non parla di M&A, ma Donnet non l'ha escluso in caso di opportunità) e in un gruppo di 16-18 è prevista una crescita discliplinata. Il miliardo di dismissioni che, ha assicurato il Ceo verrà totalmente reinvestito, equivale a circa il 5% del totale dei premi lordi e a meno del 5% del Roe aggregato.

Quali sono questi Paesi da cui Generali uscirà?
Se 
Frederic de Courtois, Ceo Global Business Lines&International, ha spiegato che si tratta di un "mix di mercati maturi ed emergenti", Donnet, ad una domanda in tal senso di Affaritaliani.it, ha precisato che "come fatto per Guatemala e Lichtenstein, le controllate che verranno dismesse saranno comunicate al mercato a deal concluso".  

 

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Le azioni sul perimetro del gruppo Generali
 

Donnet, smentendo le recenti indiscrezioni in proposito, ha  affermato che "non abbiamo mai annunciato esuberi per 8.000 unità. Non esiste".  “ Non ci sono esuberi, non ci sono piani di ristrutturazione del personale e, peraltro, l'Italia ha già fatto la sua parte in quanto negli ultimi anni ha già compiuto il suo percorso di efficientamento. Stiamo cercando di fare le stesse cose in altri Paesi", ha precisato il top manager.

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L'impatto delle dismissioni di asset sulla redditività delle Generali
 

Donnet è intervenuto anche sul tema dei bond Mps "Quando verranno comunicati i termini dell'eventuale conversione volontaria li guarderemo e insieme al Cda faremo le nostre valutazioni e prenderemo una decisione. Sicuramente lo faremo con un atteggiamento molto positivo, perché vogliamo partecipare a una soluzione per Mps". Quanto all'esposizione della compagnia alla banca senese, Donnet ha evidenziato che "non abbiamo mai specificato le singole esposizioni alle singole banche e quindi non lo comunichiamo neanche per quanto riguarda Siena".

Dal punto di vista operativo, Generali intende "accelerare verso l'eccellenza", ha spiegato la compagnia nella nota, con "nuovi obiettivi di efficienza e redditività per rafforzare il vantaggio competitivo, grazie a una rete distributiva best-in-class, forti competenze tecniche e base costi contenuta". La compagnia poi stima di realizzare dei programmi che definisce fit-to-lead per aumentare del 15% la produttività.

Nel Danni prevede un ulteriore miglioramento della sovra-performance del combined ratio rispetto ai peer e nel Vita intende arrivare a una riduzione del valore medio della garanzia fino a 1,5% con un ribilanciamento del portafoglio al 2018. Sono poi previste azioni su clienti e distributori, per arrivare ad aumentare la fidelizzazione dei clienti di 2 punti percentuali al 2018. Si vuole rafforzare il marchio, aumentando del 3% la preferenza nei mercati maturi al 2018 e un’ulteriore accelerazione sui progetti digitali per migliorare l'efficacia operativa e soluzioni per i clienti e la rete distributiva.


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